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Arte cinematografica. Il ciclo storico del cinema da Argan a Scorsese
02 Maggio 2017 - 02 Maggio 2017
Il cinema e l’arte. Partendo da un presupposto di Orson Welles («Tengo sempre a sottolineare che il cinema andrebbe studiato nel contesto dell’arte in generale, e non solo»), Flavio De Bernardinis, qui nelle piacevoli vesti di teorico e storico piuttosto che di critico cinematografico, analizza il cinema quale momento specifico all’interno della storia dell’arte. Con Arte cinematografica. Il ciclo storico del cinema da Argan a Scorsese, lo studioso si e ci chiede: nell’istituzione che si chiama “storia dell’arte”, quale posizione occupa davvero il cinema? Per tentare di elaborare una risposta, bisogna scegliere un modello preciso di storia dell’arte. De Bernardinis non ha dubbi in proposito: quello di Giulio Carlo Argan appare il più idoneo perché meglio rappresenta il contesto storico-culturale dell’Italia dagli anni Trenta, quello della costruzione di Cinecittà, fino agli anni Sessanta, in cui il cinema inizia a perdere il suo primato di linguaggio audiovisivo dominante. Queste coordinate ci portano inevitabilmente all’idea di cinema di André Bazin e al sistema hollywoodiano, con Martin Scorsese in primis, fornendoci così un contributo importante per focalizzare meglio il ruolo che il cinema può svolgere nell’ambito dell’evoluzione storico-artistica contemporanea. La soluzione, sempre se si riesca a trovare e a elaborare, va ricercata non solo all’interno di mere valutazioni estetiche, ma anche tra le pieghe e le faglie della crisi di un modello di civiltà.
 
ore 17.00 Il bandito delle 11 di Jean Luc Godard (1965, 95′)
«Dal romanzo Obsession di Lionel White. Abbandonati moglie e figli e sbarazzatosi di un cadavere, Ferdinand-Pierrot fugge con Marianne, ne viene tradito […]. La trama poliziesca non è che un pretestuoso supporto in questo film che conclude pirotecnicamente la 1ª fase dell’itinerario di Godard con un’ultima, dolorante affermazione romantica che è anche una disperata dichiarazione di disorientamento. Film d’emozioni e di sentimenti in cui, però, la provocatoria sprezzatura narrativa e il ricorso accanito alle citazioni e ai collage escludono ogni partecipazione simpatetica dello spettatore. Poema cinematografico, grido di rivolta, sostenuto dalla straordinaria fotografia di R. Coutard» (Morandini).
 
ore 19.00 Fuori orario di Martin Scorsese (1985, 98′)
«Un tranquillo tecnico di computer, Paul Hackett (Dunne), è trascinato da una serie di coincidenze a vivere un’odissea notturna dentro una sconcertante e frenetica New York popolata di artisti e scultrici, cameriere e taxisti, omosessuali e punk, ladri e suicidi. Scritto da Joseph Minion e prodotto dallo stesso Dunne, è il viaggio iniziatico dell’uomo ordinario dentro il malessere e l’incomunicabilità urbana, una specie di “incubo kafkiano però divertito e sornione” (Coursodon-Tavernier)» (Mereghetti).
 
ore 21.00 Incontro con Flavio De Bernardinis, Marco Bellocchio, Roberto Ciccuto
Nel corso dell’incontro sarà presentato il libro di Flavio De Bernardinis Arte cinematografica. Il ciclo storico del cinema da Argan a Scorsese (Lindau, 2017).
 
a seguire Il gioco degli specchi di Carlo Di Carlo (2012, 112′)
Un ritratto della società italiana dal 1945 al 1983, attraverso il suo rapporto con il cinema: se e come la società italiana ha considerato il cinema un luogo dove poter riconoscere, scoprire, interpretare le proprie caratteristiche; se e come la società italiana è stata (già) materia di quel cinema che l’ha rappresentata. La società italiana è stata aderente, o sfasata, spostata in avanti o indietro, in anticipo o in ritardo, rispetto all’immagine che ne ha dato il nostro cinema? Ha mai eletto il cinema quale rispecchiamento di ciò che essa era, e intendeva essere? Questo, il gioco degli specchi, tra cinema e vita nazionale.
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