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Anteprima di “I 1000 (o)cchi. Festival Internazionale del Cinema e delle Arti” (Trieste 18-26 settembre). Martedì 15 alle ore 21.00 incontro con Sergio Grmek Germani
12 Settembre 2009 - 14 Settembre 2009
 
Ideato e realizzato dall’Associazione Anno uno con la Cineteca del Friuli, diretto da Sergio Grmek Germani con un comitato artistico internazionale composto da Jurij Meden, Olaf Möller, Marina Mottin, Jackie Raynal, Roberto Turigliatto, il festival I mille (o)cchi giunge quest’anno all’ottava edizione. L’anteprima che ne ospita il Cinema Trevi è la traccia di un programma che ama debordare in tutti i sensi: scoprendo la pluralità di passioni che il cinema non cessa di richiederci pur essendosi già rivelato nelle parole di Dreyer “l’unica grande passione”; viaggiando avanti e indietro in quello che è innanzitutto il nostro tempo di vita, progettando ogni volta più cose di quante si possano ritenere umanamente (nonché economicamente) realizzabili. i mille (o)cchi non esisterebbero senza confidare follemente in un possibile rapporto tra l’incommensurabilità di questi desideri (che, poiché di cinema si tratta, sono innanzitutto desideri di altri corpi, di altre vite) e la concretezza delle ricerche di copie pellicolari, di scoperte nel monstrum storia del cinema, di tessitura di rapporti istituzionali e archivistici. A questo riguardo il festival va crescentemente proponendosi come estremizzazione dei rapporti cinetecari, e la collaborazione sempre più importante con la Cineteca Nazionale ne è una scelta convinta. Quest’anteprima non va intesa come un’antologia del programma 2009: non solo perchè a Trieste esso conterrà anche percorsi di programma qui non riassumibili, ma innanzitutto perchè essa si vuole anticipazione innanzitutto del work in progress su cui si basano questi programmi. Un’anteprima, ci auguriamo, di future anteprime.
domenica 13
ore 17.00
Satan Never Sleeps (1961)
Regia: Leo McCarey; soggetto e sceneggiatura: Claude Binyon, L. McCarey, da un romanzo di Pearl S. Buck; fotografia: Oswald Morris; musica: Richard Rodney Bennett; montaggio: Gordon Pilkington; interpreti: William Holden, Clifton Webb, France Nuyen, Athene Seyler, Martin Benson, Edith Sharpe; origine: Usa; produzione: Fox; durata: 135′
«Nel 1949 una missione cattolica è occupata dall’Armata Rossa mentre avviene il passaggio di consegna tra un vecchio e un giovane prete. Torturati, i due riescono a fuggire grazie alla rivolta della popolazione e con l’aiuto del malvagio capo comunista pentito. […] Prodotto per la Fox e scritto (con Claude Binyon) dal regista da un romanzo di Pearl S. Buck, è un film di propaganda che si propone di denunciare il comunismo come l’impero del Male» (Morandini). «Anticipazione della rassegna biennale dedicata a uno dei più grandi fra i cineasti, col suo ultimo film» (Germani).
Versione originale
 
ore 19.30
Prigionieri del male (1955)
Regia: Mario Costa; soggetto: dal romanzo Sancta Maria di Guido Milanesi; sceneggiatura: Aldo De Benedetti, Alberto Albani Barbieri, M. Costa; fotografia: Carlo Carlini; scenografia: Alberto Boccianti; costumi: Catherine Remy Assays; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Roberto Cinquini; interpreti: May Britt, Francisco Rabal, Bernard Blier, Vera Carmi, Julio Peña, Nino Manfredi; origine: Italia; produzione: Athena Cinematografica; durata: 80′
Nadia Ulianova è una giornalista russa e atea in viaggio verso l’Italia per compiere un’inchiesta sul cattolicesimo. Ma l’aereo sul quale è a bordo viene investito da un ciclone e precipita in mare. Tra i superstiti, oltre alla giornalista c’è anche un sacerdote cattolico, padre Lorenzo. Il nome di Nadia, pubblicato dai giornali, attira l’attenzione di Elena, una signora di origine russa, sposata ad un ingegnere italiano. Elena pensa che Nadia possa essere la sua sorella minore, rimasta in Russia. La donna riesce a convincere la superstite a trasferirsi a Napoli, a casa sua. A poco a poco Nadia scopre una nuova realtà, ben distante dal suo freddo ateismo: l’importanza degli affetti familiari, l’amore per un giovane e specialmente la fede nella Madonna. «O di come certo cinema italiano nascosto e minore possa incrociarsi col cinema più grande (qui si tratta appunto dell’ultimo McCarey in programma poco prima)» (Germani). 
 
ore 21.00
Omaggio a Gianni Menon
Quinta parete (1976)
Regia: Gianni Menon; origine: Italia; produzione Rai; durata: 59′
Gianni Menon (già presidente dell’Arci Ucca) gira un’inchiesta sul fenomeno delle autoriduzioni cinematografiche organizzate in alcune città italiane dai Circoli del Proletariato Giovanile e da altre associazioni spontanee. Questo fenomeno mise in discussione ad ogni livello (commerciale, culturale, critico) il rapporti tra cinema e società. Ne discutono in studio e con interviste, fra gli altri: Aldo Grasso, Alberto Farassino, Enzo Ungari, Amerigo Sbardella, Callisto Cosulich, Tatti Sanguineti. «Un anniversario che non dimentichiamo: i dieci anni dalla morte del critico-organizzatore-cineasta-callasiano che ha unito Trieste e Roma nella sua vita di pulsioni. In collaborazione con L’Officina Filmclub e Fuoriorario» (Germani).
 
a seguire      
Stasera ti dico di no (1973)
Regia: Gianni Menon; sceneggiatura: G. Menon; fotografia: Jean Luc Tissé; montaggio Alfredo Muschietti; origine: Italia; Produzione: Rai; durata: 48′
Ritratto dell’allora giovane cantante Orietta Berti: le serate in balera, il rapporto con i genitori e il marito Osvaldo, l’amore per gli animali, la ricerca delle proprie radici musicali. Esplosione di colori e di musica, cambi d’abito continui per una Berti che, anche grazie a questo omaggio a 360°, assurge al ruolo di perfetta icona gay.
 
lunedì 14
chiuso
martedì 15
ore 17.00
Il risveglio dell’istinto (Les Régates de San Francisco, 1960)
Regia: Claude Autant-Lara; soggetto e sceneggiatura: Jean Aurenche, Pierre Bost, liberamente ispirato al romanzo L’onda dell’incrociatore di Pier Antonio Quarantotti Gambini; fotografia: Armand Thirard; musica: René Cloërec; montaggio: Madeleine Gug; interpreti: Danièle Gaubert, Laurent Terzieff, Suzy Delair, Folco Lulli, Nelly Benedetti, Dominique Blondeau; origine: Francia/Italia; produzione: Iéna Productions, Ceiap; durata: 70′
«Un’adolescente, Lydia, che vive con i genitori in un piccolo porto del Mediterraneo, si lascia sedurre da Eneo, un giovane intraprendente che lavora nel porto, amante di Tina, una donna di facili costumi che vive con il figlioletto Ario. Il ragazzo soffre della condotta della madre ed è turbato dal comportamento di Lydia, ma trova conforto nell’amicizia di un suo coetaneo» (www.cinematografo.it ). «Uno dei cineasti più irregolari e da scoprire, nella sua apocrifa versione da L’onda dell’incrociatore di Quarantotti Gambini, rinnegata perché rimontata dal produttore, qui nella versione coproduttiva italiana che forse si allontana ulteriormente dal set triestino come sempre vissuto nell’amore-odio» (Germani).
 
ore 19.00
Roma ore 11 (1952)
Regia: Giuseppe De Santis; soggetto e sceneggiatura: Cesare Zavattini, Basilio Franchina, G. De Santis, Rodolfo Sonego, Gianni Puccini; fotografia: Otello Martelli; scenografia: Leon Barsacq; costumi: Elio Costanzi; musica: Mario Nascimbene; montaggio: Gabriele Varriale; interpreti: Lucia Bosé, Carla Del Poggio, Maria Grazia Francia, Delia Scala, Elena Varzi, Lea Padovani; origine: Italia/Francia; produzione: Transcontinental Film, Titanus; durata: 98′
Una ditta cerca una dattilografa e moltissime ragazze rispondono all’annuncio. La scala crolla e una di loro muore. «In questa piccola folla il De Santis ha naturalmente individuato e sottolineato alcune figurine, dandocene sfondi e chiaroscuri. Nel film, come si usa dire, corale, spicca così questo piccolo coro; e gli episodi s’intersecano, ora amari, ora sardonici, talvolta con uno spento sorriso. Film composito, calcolato, previsto, con un’abilità talvolta sorprendente; e sono questa sicurezza e questa bravura a limitare l’umanità e il valore del film. Che è affastellato e al tempo stesso ordinato; con intarsi e imprevisti da caleidoscopio, e al tempo stesso chiarissimo; con toni d’arida cronaca, e qualche più profondo respiro» (Gromo). «Le due versioni dello stesso fatto di cronaca (De Santis e il Genina che segue) sono forse, nella loro capacità di ignorarsi, la prova maggiore di quanto vi è stato di grandezza nel cinema italiano tra gli anni Trenta e gli anni Settanta» (Germani).
 
ore 21.00
Presentazione de “i 1000 (o)cchi” con il direttore del Festival Sergio Grmek Germani e Sergio Toffetti
 

a seguire

Tre storie proibite (1952)
Regia: Augusto Genina; soggetto: A. Genina, Vitaliano Brancati [il terzo episodio è basato su una storia di Sandro De Feo e Ivo Perilli]; sceneggiatura: A. Genina, V. Brancati, S. De Feo, Mino Maccari, Ercole Patti, I. Perilli; fotografia: G.R. Aldo; scenografia: Oreste Gargano; costumi: Mario Russo [non accreditato]; musica: Antonio Veretti; montaggio: Gian Carlo Cappelli; interpreti: Lia Amanda, Antonella Lualdi, Eleonora Rossi Drago, Isa Pola, Bruno Vecchi, Gabriele Ferzetti; origine: Italia; produzione: Electra Compagnia Cinematografica; durata: 110′
«È già accaduto che due registi abbiano incominciato, a breve distanza l’uno dall’altro, due film sullo stesso argomento, o quasi. L’episodio più clamoroso fu quello di Vulcano = Stromboli; […]. Senza dubbio accadrà la stessa cosa anche per Roma, ore 11 = Tre storie proibite, i film rispettivamente di De Santis e Genina che partono entrambi dallo stesso fatto di cronaca: il crollo della scala di Via Savoia, a Roma. Tanto più ove si tenga presente che se i film sono due, le storie – come dice Genina – questa volta sono quattro, e cioè una è quella del De Santis e tre sono le sue, ognuna delle quali potrebbe costituire un film a parte. A dire il vero Genina, quando seppe del film di De Santis, era deciso a rinunciare alla sua idea. Non altrettanto il produttore. […] Genina, se più tardi non avesse saputo di De Santis, dice che si sarebbe tenuto, più di quanto poi non abbia fatto, alla sostanza cronachistica dell’episodio. Le insistenze del produttore e la conoscenza della produzione e della personalità del regista concorrente lo costrinsero invece a mutare rotta, a girare la posizione: così nacque Tre storie proibite, un film nel quale il “crollo” è servito di pretesto per svolgere una inchiesta nel mondo della borghesia, piccola, media e grande. Il soggetto narra la storia di tre ragazze delle ragazze ricoverate in ospedale, in seguito al crollo della strada» (Stelio Martini). «Copia ritrovata dalla Cineteca del Friuli, con voce off inglese (che cancella il sublime Cigoli) ma per il resto in originale. Il punto di partenza per un “restauro” che sta molto a cuore al festival e al Fondo Genina della Cineteca del Friuli» (Germani).
Versione italiana con sottotitoli in inglese. Copia proveniente dalla Cineteca del Friuli – Ingresso gratuito
 

 

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