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Alla (ri)scoperta di Elio Piccon, maestro del documentario
18 Maggio 2016 - 19 Maggio 2016
«Elio Piccon nasce il 15 gennaio 1925 a Bordighera, “il paese del sole”, e per questo suo padre lo chiama Elio. Il padre ebanista manda avanti insieme alla madre un negozio di mobili. Terminati gli studi in un collegio di Torino, all’età di diciassette anni incomincia la passione per la fotografia e il cinema; in una intervista del 1951 rilasciata a “Mondo Libero”, il regista racconta quando, da bambino – ancora non arrivava con la testa allo sportello del botteghino – e con aria disinvolta si accodava alle famiglie che si recavano al cinema domenicale. Nel 1943 frequentò il corso di “Avviamento ottica” presso il Centro Sperimentale di Cinematografia e poco dopo diviene assistente di Arata. Lasciato il Centro, entra subito in produzione, prima come assistente e poi come operatore alla macchina. È l’avvio di una sequenza di esperienze davvero numerose. […] Nel 1951-52 realizza, in piena ed assoluta autonomia, Tre tempi di cinema astratto; è un’opera assolutamente innovativa per quegli anni per la tecnica con la quale realizza immagini astratte in assoluta sincronia con la musica di Roman Vlad. Poi, un ritorno al documentario con Espressione mimica (1952) e Pitture di ragazzi (1955). Nel 1954, per la Parva San Paolo Film, dirige Ho ritrovato mio figlio, storia di un dramma familiare. E nel 1961 ritorna nuovamente al cinema con la regia del film Italia 61 realizzato dalla Walt Disney Production, un’opera spettacolare presentata dalla Fiat all’Esposizione di Torino per le manifestazioni del Centenario; il lavoro di ripresa si è svolto per 22.000Km attraverso l’Italia e la Rhodesia per filmare la diga di Kariba, costruzione italiana.
Nel 1965 Piccon termina di girare L’antimiracolo, prodotto da Franco Cristaldi (Vides Cinematografica) e distribuito dalla Interfilm. Unico film italiano in concorso nella sezione documentari (XVI Mostra Internazionale del Film Documentario) della XXVI Biennale di Venezia Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, viene premiato con la targa Leone San Marco. Il film, nonostante il premio, subirà importanti mutilazioni ad opera della Commissione di revisione cinematografica di primo grado, tali da rendere incomprensibili alcuni passaggi chiave. Le lungaggini e le traversie censorie sono alla base dell’insuccesso del film che, anche a seguito di una violenta campagna di stampa contraria, fu programmato solo in alcune città e nel mese di agosto. Amareggiato dall’insuccesso del film il regista collabora dal 1966 con la casa di produzione San Paolo Film per la quale realizza nel 1967 il film Fatima speranza del mondo, nel 1969 il film La scoperta e il film E voi chi dite io sia? nel 1977. La passione per il Gargano resta comunque un punto fermo per il regista che continua ad occuparsi di questa terra realizzando diversi cortometraggi; tra le opere più emblematiche Cavalli ciechi (1967), Il campo (1968), Statale 89 (1969), Checchella (1969), Aniello e Neleta e Rimorso (1970). Nel 1972 è il supervisore, non accreditato, alla produzione del film per la televisione di Luigi Comencini Le avventure di Pinocchio, per conto della San Paolo Film. Elio Piccon muore a Roma il 6 marzo 1988».
 
giovedì 19
ore 18.00 La scoperta di Elio Piccon (1969, 77′)
«La storia è ambientata in una cittadina dei pressi di Roma. Sotto la guida del giovane Alberto, dei ragazzi appassionati di fotografia impiegano il tempo libero nella realizzazione di brevi racconti illustrati (a mo’ di fotoromanzi) che montano come poster sul muro adiacente alla parrocchia che ospita anche il loro “laboratorio”. Ma il successo ottenuto dai loro lavori non è quello atteso. Un giorno, pressati dalla voglia di riscuotere l’agognato successo dei loro lavori, decidono di ambientare l’ennesimo servizio fotografico al Colosseo; senza fornire spiegazioni e dettagli, uno di loro assicura il gruppo che provvederà lui personalmente a pubblicizzare l’evento e a raccogliere la doverosa “platea”» (www.picconelio.it). Con Giusva Fioravanti, Alessandro Momo, Carlo Campanini, Carlo Tamberlani. Soggetto e sceneggiatura di Piccon e di Attilio Monge,direttore generale della San Paolo e per 25 anni regista delle messe televisive. Organizzazione generale di don Emilio Cordero, il regista di Mater Dei, primo film italiano a colori. Musiche di Teo Usuelli.
Per gentile concessione della San Paolo Film
 
ore 19.30 L’antimiracolo di Elio Piccon (1965, 60′)
Girato in un paese del Gargano, vicino alla laguna di Lesina, documenta la vita della popolazione, impegnata prevalentemente nella pesca dell’anguilla e in una disperata lotta per la sopravvivenza. «Mio padre scrive nei suoi appunti quando nel 1963 andò da Cristaldi e gli disse: “Voglio girare nel Gargano”. Non aveva una sceneggiatura e nemmeno un soggetto. Cristaldi gli rispose: “Qui ci sono i soldi. Torna quando hai finito”. Prima di girare il film, […] papà ha vissuto tre mesi con la popolazione del Gargano, conducendo la stessa vita quotidiana di quella gente perché “solo così avrei compreso quel regime di esistenza contradditorio nel quale, il vecchio e il nuovo, ciò che muore e ciò che nasce caratterizzano l’oggi della società meridionale. Mi interessava lo scontro tra tradizione e innovazione…” […] Le riprese sono durate un anno nel quale papà con la macchina da presa sotto il braccio e senza una “troupe” gira 20 mila metri di pellicola. Determinante era la scelta di impiegare attori non professionisti e di conservare dialoghi originali. Per realizzare questo progetto utilizzò come attori i pescatori del lago di Lesina e obiettivi a lungo fuoco per non generare “timori” o “controllo” dovuti alla vicinanza della macchina da presa» (Natalia Piccon). Targa Leone San Marco alla Mostra Internazionale del Film Documentario.
Per gentile concessione di Cristaldi Film e CG Entertainment
 
a seguire Tagli di censura de L’antimiracolo (3′)
 
ore 20.45 Incontro moderato da Alfredo Baldi con Natalia Piccon, Harry Dobrzensky de Dobrzenicz (Harry Kusky), Lucia Pavan (responsabile editoriale del progetto)
 
a seguire Ho ritrovato mio figlio di Elio Piccon (1954, 84′)
«Damiano, un ragazzo che vive in una borgata alla periferia di Roma, si sta preparando alla  Prima Comunione […]. Un giorno, mentre si sta recando in chiesa, incontra il fratello maggiore Marco, che lavora come operatore in un cinematografo, mentre esce furtivamente dalla sala cinematografica dell’oratorio; Marco è molto infastidito dall’incontro e intima a Damiano di non raccontare a nessuno dell’incontro. […] Poco più tardi, mentre Damiano è in chiesa per gli esercizi spirituali, un incendio divampa nel cinema dell’oratorio dal quale risulta scomparso il cineproiettore» (www.picconelio.it). Con Harry Kusky, Ennio Girolami, Carlo Campanini, Bianca Doria, Fernando Birri, Carlo Delle Piane.
Per gentile concessione della San Paolo Film
 
venerdì 20
ore 18.00 Italia 1961 in Circarama di Elio Piccon (1961, 27′)
«Il film Circarama Italia 61 viene realizzato dalla Walt Disney Production (Burbank, California), per conto della Fiat, in occasione dei festeggiamenti di Torino per il Centenario dell’Unità d’Italia. Girato in Technicolor, offre rapide visioni di elevata qualità a 360 gradi di città, monumenti e immagini di moderno lavoro industriale. L’uso della tecnica del Circarama (9 cineprese che riprendono l’ambiente simultaneamente e a 360 gradi) catapulta lo spettatore “dentro” i diversi panorami e luoghi che il film mostra. Per le riprese, la troupe capitanata dal regista Piccon percorre più di 22.000 Km attraverso l’Italia, dalle Alpi alla Sicilia e alla Sardegna, e all’estero, fino in Rhodesia per filmare la colossale diga di Kariba, progettata e realizzata dall’industria italiana. Le riprese aeree sono realizzate a bordo di un gigantesco C-119 (anche noto come il “vagone volante”) messo a disposizione dall’Aeronautica Militare Italiana (A.M.I., Ministero della Difesa). Per la proiezione viene allestita una sala cilindrica con un diametro di 32 metri e capace di accogliere 1000 spettatori in piedi (progettata e costruita dalla Divisione Costruzioni della FIAT, in acciaio, alluminio e plastica, e interamente smontabile e trasportabile)» (www.picconelio.it).
Copia proveniente dall’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa di Ivrea
Versione senza il commento di Indro Montanelli con la musica originale di Angelo Francesco Lavagnino
 
ore 18.30 Copie provenienti dalla Cineteca di Bologna
Tre tempi di cinema astratto
di Elio Piccon (1951, 11′)
«Tre tempi di cinema astratto è il titolo del cortometraggio con il quale Elio Piccon, in collaborazione con Mario Verdone, ha inteso porre un documento che è valso a stabilire una data di nascita ufficiale del cinema astratto in Italia; anche considerato solo come “esperimento”, la fatica di Piccon ha avuto questo merito di indiscutibile e indubbio valore: di avere spalancato una porta su un vastissimo orizzonte per il cinema italiano. Poema visuale fondato sulla fusione analogica di ritmi plastici musicali e di colore su un unico piano: lo schermo. Una pietra miliare del cinema d’avanguardia, opera di un giovanissimo Piccon» (catalogo del Festival del Cinema Documentario 2010).
 
a seguire Il pantano di Elio Piccon (1967, 11′)
«Il pantano è una sacca di lago con due spanne di acqua putrida. Prima era proprietà privata e vi si pescava soltanto di frodo. Adesso i pescatori hanno autorizzazioni ufficiali, affondano nel fango in piena legalità. I cartelli stabiliscono i diritti di ciascuno sulla palude lottizzata per sorteggio. Ogni anno i pescatori tagliano la propria “carrara” per transitarvi in barca, per posare e ritirare le reti. La “carrara” dura una stagione, poi l’erba ricresce e bisogna ricominciare tutto da capo. La fatica è uguale sia chi ha un posto redditizio e sia per chi ne ha uno sfortunato. Ma chi ha un posto sfortunato sa di lavorare quasi per niente e la sua ostinazione diventa rabbia» (www.picconelio.it).
 
a seguire Il padrone di Elio Piccon (1967, 10′)
«Inquadrature di tavolini all’aperto davanti a un bar. Altre immagini di un paese del sud. La voce fuori campo dice che in questi paesi tutto è silenzio, tutti sanno e tutti tacciono; per parlare e per sapere bisogna giocare al crudele gioco della “legge”. Un uomo vestito elegantemente esca da una camera ardente. Un altro lo osserva alla finestra. Vecchie schiacciate contro i muri delle case. Dentro l’osteria, a un tavolo, si estrae il “padrone”: è l’uomo vestito elegantemente» (www.picconelio.it).
 
a seguire Cavalli ciechi di Elio Piccon (1967, 11′)
«Sulla punta del promontorio di Manacore i pescatori hanno costruito un trabucco, almeno 1000-2000 anni fa. Un trabucco è una “macchina” da pesca composta essenzialmente da un insieme di pertiche sospese sul mare, spiegate a ventaglio parallelamente alle onde, le cui punte tengono tesa, sia nell’aria, in riposo, sia nell’acqua, in azione, un’immensa rete poligonale» (www.picconelio.it).
 
a seguire Il campo di Elio Piccon (1968, 11′)
«Nazzario e suo figlio Nicandro decidono di lasciare la pesca; vogliono farsi un campo e coltivarlo a grano. Di terra non ne hanno e l’unico suolo di cui possono impossessarsi è sotto l’acqua; prima di coltivarlo bisogna alzarlo portandovi la terra con le barche. Padre e figlio si mettono a lavoro aiutati da Sabè, moglie e madre, sempre piena di coraggio. A Nicandro piace battagliare contro il lago ma presto, sfiduciato, dedice di emigrare in Germania. Nazzario, rimasto solo, ingaggia una disperata lotta contro il tempo. Se non riuscirà ad arginare il campo prima delle pioggie, mesi e mesi di duro lavoro andranno perduti» (www.picconelio.it).
 
a seguire Checchella di Elio Piccon (1969, 13′)
«Lorenzo entra con l’asina Checchella in paese. Una bambina gli chiede quando gliela farà montare, lui risponde: “un giorno”. Lorenzo divide la casa con Checchella, le parla, le dà da mangiare in un secchio. Al lavoro, carica di terra le ceste sul suo dorso. Le fa girare la macina. Su un sentiero scosceso vicino al mare, Checchella cammina con il padrone carica di legna. La notte, col temporale, Lorenzo chiede a Checchella, ancora sveglia, se sta male, e la copre con una coperta. Mentre Lorenzo riposa su un dirupo, Checchella precipita sulla spiaggia sottostante» (www.picconelio.it).
 
a seguire Due stelle di Elio Piccon (1969, 11′) 
«Sull’amore sbocciato da un gioco di sguardi tra uno spazzacamino e una ragazza in un paese del Gargano. Parlato in dialetto pugliese. Ricorda, per la dimensione “idillica”, i corti di Mikhail Kobakhidze» (Fuori Orario).
 
a seguire Gli uccelli del cielo di Elio Piccon (1969, 15′)
«Ischitella. Il protagonista, Francesco, è un’anima candida, benvoluto in paese, che si accontenta di poco. Lo vediamo, munito di cappello ornato di fiori, con gli amici, che lavorano nel fondo di un silos dove caricano secchi di grano che vengono issati da altri compagni. Sulla spiaggia, mangia pane guardando i gabbiani. Sale sul retro di un treno merci in partenza. A letto, febbricitante, gli appare una luce bianchissima» (www.picconelio.it).
 
a seguire Statale 89 di Elio Piccon (1969, 11′)
«Un uomo guida un camion: dettagli delle marce, dei pedali, del volante, del clacson più volte premuto. Il camion fiancheggia un treno in corsa. Un bambino mette un chiodo sulle rotaie, appoggia l’orecchio per sentire l’avvicinarsi del treno. Sul camion, l’uomo guida mentre un suo compagno dorme alle sue spalle.
Il bambino guarda il treno passare, raccoglie il chiodo caldo, lo porta a far vedere alla madre, che ha uno spaccio di tabacchi in una zona desolata, sulla statale» (
www.picconelio.it). 
 
ore 20.30 Copie provenienti dalla Cineteca di Bologna
Le magiche polveri
di Elio Piccon (1970, 12′)
«Una famiglia del sud vive fabbricando fuochi d’artificio che poi porta nei paesi durante le feste. La famiglia è composta dal capofamiglia anziano, i due figli che lavorano con lui, la nuora e il nipotino. Il film inizia con le voci fuori campo di un funerale. La nuora esprime il suo timore perché una simile disgrazia possa capitare anche a loro. Il marito non ama questo lavoro, ma è il mestiere che sa fare, impotente sbatte il pugno intimando al capofamiglia di stare zitto. Di giorno gli uomini vanno a sistemare i fuochi, la sera accendono le micce per la festa, mentre la donna a casa sente i botti e sta in angoscia» (www.picconelio.it).
a seguire Aniello e Neleta di Elio Piccon (1970, 11′)
«Un “porzione” d’esistenza: un uomo e una donna che si rinfacciano la loro comune disperazione: Aniello Nicola e la moglie Neleta. Lui, inchiodato su una sedia a rotelle da un male incurabile, rassegnato, lei per contro, viva, esuberante, che non vuole sacrificarsi, che si ribella all’idea di accomunare il suo destino a quello del marito. Aniello scongiura la donna di aiutarlo ancora, ma Neleta si rifiuta; come un Cristo in croce le mostra le sue piaghe, ma la moglie non ha pietà; non l’ha per il marito, non l’ha per se stessa: ha deciso di vivere la sua vita» (www.picconelio.it).
a seguire Non toccate è infettiva di Elio Piccon (1970, 11′)
«Una citazione di Pavese apre il film: “La fantasia umana è immensamente più povera della realtà”. Una madre (Immacolata) e la piccola figlia (Assuntina). La famiglia è composta da loro due sole. All’inizio le vediamo in casa, la madre dà un pezzo di pane alla bambina. Poi, in paese, la bambina gioca assieme a coetanei a scivolare lungo una scalinata, sotto gli occhi della madre, finché arriva un’altra donna con cui scoppia un alterco. A casa, Immacolata cerca di ispezionare la bocca della figlia, cercando disperatamente la causa del suo male. All’aperto, davanti a un’icona di Gesù Bambino, la madre implora la grazia, poi recita il rosario. Si reca poi in una chiesa, davanti a un altare dove una statua di Gesù Bambino è attorniata da una grande quantità di strumenti ortopedici, e gridando e battendosi il petto implora ancora la grazia, attorniata da una folla di sciancati in processione. Un giorno, la donna scopre che qualcuno ha disegnato una croce bianca sulla sua porta di casa» (www.picconelio.it).
 
a seguire Rimorso di Elio Piccon (1970, 12′)
«Il carro funebre, con dietro la macchina dei familiari, percorre un paesaggio brullo, una strada stretta, tortuosa e tutta in salita fino a Rignano garganico. Sull’auto, oltre ai due fratelli e alla sorella, una ragazzina figlia della sorella e l’autista. Sul carro funebre, due autisti, uno dei quali per quasi tutto il tempo è appisolato. Il rimorso di Falluccio, uno dei due fratelli, è reso attraverso una serie di voci fuori campo in dialetto stretto, mischiate a preghiere, canti funebri e grida, che si intensificano nel finale, quando è ormai sopraggiunto il tramonto» (www.picconelio.it).
a seguire Dove sono di Elio Piccon (1973, 14′)
«Curioso sunto dei cortometraggi realizzati da Piccon per la Corona, dove le immagini ritornano in forma di delirio visionario. Finale alla Edgar Lee Masters (dormono sulla collina)» (Fuori Orario).
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