Cadaveri eccellenti (1976)
ore 19.15
Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975)
Regia: Pier Paolo Pasolini; soggetto: basato liberamente sul romanzo di Donatien-Alphonse-François de Sade Les 120 journées de Sodome ou l'Ecole du libertinage; sceneggiatura: P.P. Pasolini; collaborazione allasceneggiatura: Sergio Citti; fotografia: Tonino Delli Colli; musica: Ennio Morricone; montaggio: Nino Baragli, Tatiana Casini Morigi; interpreti: Paolo Bonacelli, Giorgio Cataldi, Umberto Paolo Quintavalle, Aldo Valletti, Caterina Boratto, Elsa de' Giorgi, Hélène Surgère; origine: Italia/Francia; produzione:P.E.A., Productions Artistes Associées; durata: 119'
Salò o le 120 giornate di Sodoma fu presentato in anteprima a Parigi il 22 novembre del 1975, tre settimane dopo la morte del regista. Pasolini fu ucciso subito dopo le riprese del film, prima di poter ultimare il montaggio. Il film uscì sul mercato italiano nel gennaio 1976 e venne subito sequestrato. Le sue traversie giudiziarie - dall'imputazione di oscenità a quella di corruzione di minori - durarono a fasi alterne fino al 1978. Durante la lavorazione di Salò o le 120 giornate diSodoma, Pasolini spiegò a più riprese il progetto di un'opera così geometricamente crudele, violenta, ma anche così enigmatica come un «mistero medievale» ben lontano cioè dai suoi film precedenti e specialmente dalla Trilogia della vita. Il 25 marzo del '75, in un'autointervista sul «Corriere della Sera», Pasolini scriveva: «Le mie Centoventi giornate di Sodoma si svolgono a Salò nel 1944, e a Marzabotto. Ho preso a simbolo di quel potere che trasforma gli individui in oggetti […] il potere fascista e nella fattispecie il potere repubblichino. Ma, appunto, si tratta di un simbolo. […] Nel potere - in qualsiasi potere, legislativo e esecutivo - c'è qualcosa di belluino. Nel suo codice e nella sua prassi, infatti, altro non si fa che sancire e rendere attualizzabile la più primordiale e cieca violenza dei forti contro i deboli: cioè, diciamolo ancora una volta, degli sfruttatori contro gli sfruttati. […] I potenti di De Sade non fanno altro che scrivere Regolamenti e regolarmente applicarli». L'ultimo film di Pasolini infatti rovescia la gioia della Trilogia della vita in una agghiacciante parabola di morte dove il sesso diventa semplice sopraffazione e i corpi degradati a oggetti da studiare e distruggere. Insostenibile per la maggior parte degli spettatori, come per l'amico e scrittore Leonardo Sciascia che confessava di aver visto il film soffrendo come un dannato, Salò, definito da Alberto Moravia «elegante, lucido e al tempo stesso fantastico e funebre», è un coraggioso tentativo di rappresentare tutto ciò che viene rimosso dalla società. Scriveva Serge Daney sul film che «l'atroce, non è soltanto ciò che è raggelato nelle inquadrature (torture, coprofilia), è il carattere traumatico di queste inquadrature, poiché nulla permette di prevederle». Il progetto di restauro, intrapreso e portato a termine dalla Cineteca Nazionale nel corso del 2005, si è basato sui negativi originari depositati presso la Technicolor di Roma dall'avente diritto, la società Alberto Grimaldi Productions, che ha autorizzato l'accesso a tali materiali e l'esecuzione di tutte le lavorazioni di recupero.
Ultimo tango a Parigi (1972)
Fellini-Satyricon (1969)
Temporale Rosy (1980)
ore 21.00
Un tranquillo posto di campagna (1968)
Regia: Elio Petri; soggetto: Tonino Guerra, E. Petri; fotografia: Luigi Kuveiller; musica: Ennio Morricone; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Franco Nero, Vanessa Redgrave, Georges Geret, Gabriella Grimaldi, Madeleine Damien, Rita Calderoni; origine: Italia/Francia; produzione: P.E.A., Produzioni Associate Delphos, Productions Artistes Associés; durata: 107'
«Pittore di successo in crisi creativa, dilaniato dalla volontà di contestazione e dalle richieste del mercato, ha un rapporto schizofrenico di amore/odio con la donna che gli fa da amante, amministratrice e infermiera e, per sfuggirla, si rifugia in una villa veneta, da anni disabitata, e cerca la compagnia di un fantasma. Film sulla pittura (sulla pop art, usando i quadri dell'americano Jim Dine), sulla ricerca disperata della bellezza perduta, sulla morte dell'arte, sui rapporti tra arte e realtà, "... è prima di ogni altra cosa un giro di boa tecnico: di tecnica narrativa, di montaggio, di ritmi, di effetti speciali, di fotografia. Senza l'esperienza maturata sarebbero forse impensabili i successivi film..." (A. Rossi)» (Morandini).
Vietato ai minori di anni 14

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