«Sono particolarmente contento quest'anno di poter dedicare la XIX edizione del Roma Film Festival a Dario Argento al quale mi lega una lunga amicizia, che è stata rafforzata da molteplici occasioni di lavoro e collaborazione insieme in circa cinquanta anni della nostra esistenza. Abbiamo attraversato insieme varie fasi della nostra vita professionale che ci ha visto, ciascuno nel suo ruolo, confrontarci in momenti speciali che hanno lasciato un segno. Dario inizia ad occuparsi di cinema come giornalista e sceneggiatore, mentre io entro a far parte del mondo degli uffici stampa delle grandi major americane nel periodo del massimo splendore. Ricordo che quando ero giovanissimo capoufficio stampa della United Artists invitavo Dario insieme ad altri storici critici alle anteprime che organizzavo prima delle uscite in sala di ciascun film. Debbo dire che per noi vivere un momento magico del cinema come quello che stavo descrivendo è stato sicuramente un grande privilegio, basti pensare che Dario ha avuto la possibilità di scrivere insieme a Bernardo Bertolucci per Sergio Leone C'era una volta il West, uno dei capolavori più importanti della storia del cinema. Quando poi decide di scrivere e di dirigere lui stesso L'uccello dalle piume di cristallo, affrontando una serie di vicissitudini iniziali per produrre il film, si ritrova al suo fianco, oltre al supporto fondamentale del padre Salvatore uomo di grande esperienza e di grandi intuizioni, un giovane direttore della fotografia come Vittorio Storaro ed un musicista come Ennio Morricone che contribuiranno a creare con lui un film che sancisce una nuova epoca nella storia del "giallo all'italiana". Quel ragazzo di ventinove anni, caparbio e deciso spinto da un'incredibile forza interiore, confeziona un gioiello con delle qualità registiche fuori dall'ordinario che imprimono un tocco tutto personale fin dalla sua opera prima e caratterizzeranno via via tutto il suo cinema. L'uccello dalle piume di cristallo diventa un punto di riferimento per gli studiosi di cinema italiani e non solo e segna il successo senza precedenti di un giovane autore esordiente in competizione con i mostri sacri del cinema degli anni '70. Arriviamo a Profondo rosso, altro capitolo fondamentale della filmografia di Dario che racconta nel suo libro Paura, uscito recentemente, e di come fosse rimasto colpito dalla interpretazione di David Hemmings nel film capolavoro di Michelangelo Antonioni Blow up, tanto da sceglierlo per il ruolo principale nel suo film. Profondo rosso, presentato nella rassegna dedicata al regista in versione restaurata dalla Cineteca Nazionale, gli valse il titolo di "erede di Hitchcock" e rappresenta, in qualche modo, l'apice stilistico e creativo di Dario segnando la linea di confine tra l'iniziale fase thriller e quella più specificatamente horror che sarebbe stata da lui sviluppata in seguito. Come ho anticipato all'inizio è un grande privilegio poter assegnare a Dario quest'anno il Premio 2014 del XIX Roma Film Festival, da me creato per riportare alla luce il lavoro di alcuni dei nomi eccellenti del cinema italiano e consentire alle nuove generazioni di riscoprire il cinema che ha attraversato due secoli di storia del nostro paese. Infine desidero ringraziare le Istituzioni che ogni anno supportano il Roma film Festival: il Ministero per i Beni e le attività culturali Direzione Cinema, la Regione Lazio, il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale divenuto ormai nostro partner storico; nonché tutti coloro che con il loro apporto hanno contribuito alla realizzazione di questo evento che vuole essere un ulteriore atto di stima e di affetto nei confronti di Dario» (Adriano Pintaldi, Presidente del Roma Film Festival).

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