venerdì 20
ore 17.00 Cesta duga godinu dana di Giuseppe De Santis (La strada lunga un anno, 1958, 143′)
«Gli abitanti di un piccolo centro di montagna sembrano condannati a una eterna disoccupazione. Una mattina Guglielmo, stanco di aspettare un lavoro che non arriva mai, decide di costruire una strada per collegare il paese al mare. Fa credere ai suoi compaesani di aver ricevuto l’incarico dalle autorità pubbliche allo scopo di coinvolgere i tanti disoccupati nell’iniziativa e costringere poi gli amministratori a retribuire tutti i lavoratori per l’impresa portata a compimento» (Marco Grossi). «Io avrei voluto fare grandi romanzi, film d’impatto sociale, e invece, nella migliore delle ipotesi, le condizioni produttive del cinema italiano mi consentivano commedie come Giorni d’amore. In Jugoslavia ho girato La strada lunga un anno, tutto il film l’ho ambientato in Dalmazia scegliendo posti che assomigliassero alla mia Ciociaria il più possibile, le pietruzze, le montagne, le case, il mare, le strade; l’edizione italiana, poi, è parlata tutta in dialetto del basso Lazio. Per il film ho goduto di libertà assoluta, gli jugoslavi mi chiesero soltanto, per ragioni diplomatiche, di mettere una didascalia iniziale, dove si spiegava che la storia si svolgeva in un paese immaginario, per evitare noie con lo Stato italiano. La scelta di girare in Jugoslavia, comunque, mi fu fatta pagare. Venezia rifiutò il film perché “troppo lungo”, e in Italia praticamente non lo vide nessuno» (De Santis). Nomination all’Oscar per il miglior film straniero (1958). Golden Globe della stampa estera per il miglior film straniero 1959.
ore 19.30 La garçonnière di Giuseppe De Santis (1960, 90′)
«Alberto Fiorini, un costruttore edile di Roma, è pedinato dalla moglie Giulia, che lo sospetta di adulterio. Difatti l’uomo, che ha già avuto altre relazioni extraconiugali, è ora innamorato della giovanissima indossatrice Laura, la cui frequentazione lo illude di poter ritrovare la giovinezza ormai lontana. Giulia, accompagnata in auto dall’amica Pupa, vede Alberto entrare furtivamente in un edificio, e poco dopo scorge Laura avvicinarsi al cancello» (Marco Grossi). «Disagio, crisi, malessere: ripercorrendo buona parte della letteratura storiografica dedicata al cinema italiano dei primi anni ’60, ci si imbatte in una serie di sinonimi che aspirano a riassumere il senso di una lunga stagione perennemente “transitoria”, priva di unitarietà e articolata in percorsi individualizzati (quelli degli Autori), ma al tempo stesso livellata dall’incertezza e dalla carenza di vere prospettive. L’eredità del neorealismo è spezzata, disconosciuta, rinnegata […]. In questo contesto storico, Giuseppe De Santis realizza il proprio “film del malessere”, La garçonnière; la differenza profonda con il cinema coevo è nella lucidità dell’assunto ideologico e nella chiarezza degli intenti. Per De Santis il transito verso il nuovo decennio potrà pur essere infido e scivoloso, ma il passo deve essere sicuro e la meta fissata» (Bandirali).
ore 21.15 Un apprezzato professionista di sicuro avvenire di Giuseppe De Santis (1972, 134′)
«Il giovane avvocato Vincenzo Arduini è figlio di un onesto capostazione. Molto ambizioso, sposa Lucia, figlia di un costruttore senza scrupoli, e diventa assessore all’urbanistica. Durante la prima notte di matrimonio scopre di essere impotente. Ma il suocero vuole a tutti costi un nipote e, scartata l’ipotesi di adottare un bambino per non essere messo in ridicolo pubblicamente, Vincenzo convince Lucia a farsi fecondare da un altro uomo» (Marco Grossi). «Nel 1972, per riuscire finalmente a chiudere un progetto, costituisco una società di produzione con lo sceneggiatore Giorgio Salvioni. Un apprezzato professionista di sicuro avvenire è di nuovo un film ispirato a un fatto di cronaca, come mi è accaduto quasi sempre, perché la cronaca mi ha sempre stimolato. Il film è stato bocciato in censura due volte, perché la vicenda di un prete che scopre la dimensione del rapporto sessuale faceva scandalo. Il film è stato massacrato dalla critica…» (De Santis). «Un apprezzato professionista di sicuro avvenire è un film, indubbiamente personale, le cui qualità principali possono facilmente venire scambiate per difetti: gusto dell’ampollosità, del melodramma, enorme sovraccarico di ironia […]; al punto tale che la sceneggiatura, che avrebbe potuto funzionare come l’ispirazione socio-poliziesca di un Damiano Damiani, si trasforma in una gigantesca farsa, un irridente numero da grand-guignol che va letto al di là delle apparenze. […] Situato, malgrado le risonanze della sceneggiatura, nettamente al di fuori della corrente sociopolitica della produzione italiana, Un apprezzato professionista è una favola delirante sull’arrivismo, le ossessioni sessuali, l’impotenza, che Lino Capolicchio, Riccardo Cucciolla, Femi Benussi, Ivo Garrani e Yvonne Sanson interpretano con tutta la dismisura ironica richiesta. Peraltro, il film risulta piuttosto rivelatore di una comunanza di idee e di fattura tra De Santis e il Petri di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto» (Christian Viviani).
