«Che cosa può aver significato di più, nella vita di Oscar de Mejo? L’essere stato, negli anni Trenta del ‘900, un musicista di gran talento, pianista e compositore, tra i precursori del jazz made in Italy? L’essere diventato, molti anni dopo, in America, un pittore di chiara fama e di alte quotazioni? O non piuttosto l’avere sposato, nel 1944, la “fidanzata d’Italia”, l’attrice cinematografica che più di ogni altra fece sognare il pubblico negli anni terminali del fascismo: Alida Valli? Inutile negarlo. È stata soprattutto la qualifica quasi subalterna di “primo marito di Alida Valli” (nonché padre dei suoi due figli) a imprigionare Oscar de Mejo (1911-1992) in un preciso e riduttivo ruolo. Eppure, da Trieste a New York (via Hollywood), de Mejo ha vissuto molte vite, e altre ancora – precedenti – ha immaginato di aver vissuto. […] Il tragitto esistenziale di Oscar de Mejo interseca, fin dall’infanzia, quello di una grande artista quale Leonor Fini, sua cugina per parte di madre, con la quale seguiterà a mantenere affettuosi rapporti epistolari anche quando, fra di loro, vi sarà di mezzo l’Atlantico. Continuerà ad accomunarli una propensione alla visionarietà e al fantastico, che – affondando le rispettive radici proprio in un acceso immaginario infantile – troverà declinazioni diverse ma diversamente inconfondibili. E certamente inconfondibile è l’arte di Oscar de Mejo: sbrigativamente etichettata come “naïve”, è al contrario frutto di una complessa elaborazione intellettuale, che si riallaccia – per ammissione dello stesso pittore, uomo assai colto e doppiamente laureato – all'”arte alta” del Trecento e generalmente alla sfera espressiva dei Primitivi di ogni tempo» (dalla quarta di copertina del libro di Roberto Curci Ho sposato Alida Valli. Da Trieste all’America: le molte vite di Oscar De Mejo, Comunicarte Edizioni, 2011).
