Home > Alla Mostra del Cinema il panel “Quando l’archivio è un bene comune”
Alla Mostra del Cinema il panel “Quando l’archivio è un bene comune”
Centro Sperimentale di Cinematografia
Share SHARE
09 Settembre 2026

All’Italian Pavilion della Mostra del Cinema di Venezia il panel con Sergei Loznitsa e le tre grandi cineteche italiane AAMOD, Archivio Luce e CSC - Cineteca Nazionale

Si è tenuto all’Italian Pavilion della Mostra del Cinema di Venezia il panel “Quando l’archivio è un bene comune”, che ha visto riuniti il maestro Sergei Loznitsa, al festival nel Fuori Concorso con la sua nuova opera Imperium, e i rappresentanti delle tre grandi cineteche italiane, AAMOD – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, Archivio Luce e CSC - Cineteca Nazionale, che hanno reso possibile la realizzazione di questa grande coproduzione internazionale.

Tre grandi cineteche che per la prima volta hanno collaborato insieme al recupero, restauro e digitalizzazione di un fondo cinematografico inedito: immagini girate tra il 1970 e il 1973 in Unione Sovietica da un gruppo di cineasti italiani, attraversandone le più remote regioni. Cinquant’anni dopo, quelle immagini inedite riemergono, affidate a un maestro del cinema, Sergei Loznitsa, che ne riconosce la sorprendente unicità. Un viaggio in un continente fisico, filmico, politico, stupefacente e rivelatorio.

Moderato da Cristiana Paternò, Presidente del Sindacato Critici Cinematografici, e introdotto dal saluto di Bruno Zambardino della DGCA del MiC, il panel ha visto i saluti istituzionali del presidente di Cinecittà Antonio Saccone, della Presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia Gabriella Buontempo e dell’AAMOD Vincenzo Vita.

Protagonisti dell’incontro il regista Sergei Loznitsa, con Luca Ricciardi, Responsabile Produzione AAMOD, Steve Della Casa, Conservatore del CSC - Cineteca Nazionale, Enrico Bufalini, direttore Archivio Luce, e i produttori Giovanni Pompili per Kino Produzioni e Anne-Claire Martin per Coproduction Office.

Per Antonio Saccone, Presidente di Cinecittà: “Il film di Loznitsa è un’operazione straordinaria che racconta l’impero sovietico con notevoli parallelismi con l’attualità. Più di quanto si immagini. E l’archivio ha questa funzione, non solo di volgere lo sguardo al passato, ma di cogliere quelle che possono essere le sfide del futuro”. Saccone ha ricordato come Cinecittà abbia destinato, grazie al Ministero e ai fondi europei del PNRR, ben oltre 15 milioni di euro per ristrutturare e digitalizzare l’Archivio Luce Cinecittà.

Per Gabriella Buontempo, Presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia: “Questa è la più significativa delle collaborazioni che abbiamo avuto fra i tre grandi archivi. Sono molto lieta perché grazie all’ottimo rapporto con Manuela Cacciamani e Antonio Saccone, anche il rapporto tra Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia e Cinecittà sta diventando sempre più un bel viaggio da fare insieme, perché attraverso la memoria si costruisce il futuro. E attraverso la formazione creeremo anche quelli che sono i filmmaker del domani. Sono obiettivi che solo insieme, grazie a una grande unità e compartecipazione si possono portare avanti come dimostra questo film”.

Per Vincenzo Vita, Presidente AAMOD: “Questa collaborazione è fondamentale. Per una questione anche di grande attualità, perché siamo nell’età piena di rischi, piena anche di virtù, ma certamente insidiosa, delle intelligenze artificiali. E il corpo a corpo avviene proprio su quali contenuti possono costituire la struttura cognitiva delle intelligenze artificiali. Si apre una sfida inedita, che può vedere una collaborazione fattiva tra gli archivi, perché gli archivi possono diventare un riferimento dialettico essenziale in questa vicenda. Sicuramente se gli archivi continueranno con questa buona pratica daranno un contributo essenziale per addomesticare le intelligenze artificiali, renderle più umane. E rendere la macchina parte integrante di un nuovo umanesimo”.

Sergei Loznitsa ha raccontato: “Per me è stato un onore enorme riunire i tre archivi per fare questo film. Quando Luca Ricciardi mi ha invitato in archivio è stata una giornata memorabile. Mi ha mostrato 10 minuti di riprese in bianco e nero ambientate in Uzbekistan, sono rimasto basito e ho chiesto: ne avete ancora? Luca mi ha fatto vedere la descrizione dei filmati in cui venivano riportate oltre 50 location. Non sapevamo cosa fosse di preciso, perché il materiale non era stato digitalizzato.

Per un anno e mezzo ho ricevuto ogni mese un’ora circa di materiale scannerizzato, incredibilmente bello, che a me sembravano delle cronache marziane. Quando abbiamo ricevuto tutto il materiale, ci siamo seduti con la montatrice e abbiamo realizzato questa versione di tre ore. Per me si apriva un paese in cui ho vissuto, ma che non conoscevo. In URSS la troupe italiana viaggiava sotto l’occhio attento del KGB e non poteva filmare tutto. In Unione Sovietica, quando mettevi la camera in strada per filmare le persone, capivi subito che paese fosse. I cineasti italiani sono riusciti a fare molto di più, hanno raggiunto luoghi in cui ai cineasti sovietici non sarebbe stato permesso di andare. Si tratta di un rarissimo caso in cui non ho scovato io il materiale, ma il materiale ha scovato me”.

E per il futuro aggiunge: “Abbiamo montato anche una versione di sei ore e quindi potremmo fare una serie. La struttura sarebbe diversa, la vedo già davanti a me. Mi impegno a fare tutto il possibile per portare avanti il progetto, sperando nel vostro aiuto. Quando ho montato il film, seguendo l’assetto drammaturgico, non ho potuto includere tutti i materiali bellissimi che ho trovato. Direi che questo è solo l’inizio”.

Per Enrico Bufalini, direttore Archivio Luce: “L’Archivio Luce nasce in fondo come produttore di documentari. Il lavoro di un archivio audiovisivo è quello di produrre. Siamo entrati in questa operazione come coproduttori, mettendo a disposizione una parte di produzione e il lavoro dell’archivio. In questa commistione, gli archivi storici sono fondamentali perché conservano materiali che non esauriscono la loro funzione, ma vengono conservati, recuperati, rimontati in nuovi film. Per questo credo che oggi la missione di un archivio cinematografico non possa essere soltanto quella di conservare il passato. Deve essere quella di mettere il passato nelle condizioni di continuare a parlare al presente. Possiamo dire che l’archivio non è il luogo dove le immagini terminano, ma è il luogo dove il cinema ricomincia a produrre”.

Luca Ricciardi, responsabile Produzione AAMOD, ha raccontato la genesi del progetto, nato dalla visita di Loznitsa all’AAMOD durante l’Unarchive Film Festival, e della scoperta da parte del regista del fondo cinematografico di decine di ore sull’Unione Sovietica realizzato da un gruppo di cineasti italiani tra il 1970 e il 1973, che è alla base del film.

“Quando è nata questa scintilla, questa idea, Sergei era entusiasta. Ci siamo resi conto che quel materiale che pensavamo fosse intorno alle 70, 80 ore aveva un costo di recupero e digitalizzazione enorme. Ci incontrammo con Enrico Bufalini e con Steve Della Casa, proprio qui a Venezia due anni fa, e abbiamo molto velocemente deciso che questa era una cosa su cui dovevamo finalmente collaborare.

Abbiamo definito quest’operazione di archivio come bene comune, perché pensiamo veramente che l’archivio, che sia di proprietà pubblica o di proprietà privata, è un bene di cui tutti beneficiano e che quindi insieme dobbiamo contribuire a rendere sempre più accessibile e utilizzabile”.

Steve Della Casa, Conservatore CSC - Cineteca Nazionale, commenta: “Credo che l’entusiasmo sia qualcosa di fondamentale quando si lavora nel cinema, non è solamente una questione di dati, di capitali investiti. Pensare di aver contribuito a far fare a Sergei Loznitsa questo film credo sia importante anche perché ha fatto sì che si unissero delle cineteche, delle forze. E ci abbiamo messo un quarto d’ora a trovare l’accordo”.

Della Casa ha ricordato un altro progetto tra cineteche europee che vede coinvolta la Cineteca Nazionale: il recupero di materiali conservati a Roma, anche a Cinecittà, Parigi, Madrid e Monaco, che produrrà la ricostruzione mai vista del Don Chisciotte di Orson Welles, a 40 anni dalla morte del regista.

Giovanni Pompili, di Kino Produzioni: “Penso che essere produttore voglia dire essere a supporto di una visione. Sono entrato nel progetto quando era già instradato, Sergei aveva già iniziato a immaginare come utilizzare il materiale. Devo ringraziare Rai Cinema, che ha supportato subito il film, e Cinecittà, che non solo ha supportato fin dall’inizio il film, mettendo a disposizione i propri laboratori, ma che è entrata anche nella compagine produttiva. Sono semplicemente onorato di fare parte di questo film”.

IMPERIUM è il risultato di un’ampia coproduzione europea tra Germania - Essential Film, Italia - Kino Produzioni con Rai Cinema, Luce Cinecittà e con la partecipazione di CSC - Cineteca Nazionale, Francia - Société Parisienne de Production, con ARTE France, e Lituania - Studio Uljana - distribuzione internazionale Coproduction Office.

L’accurato paesaggio sonoro, creato interamente in foley (rumori e suoni aggiunti in post-produzione), esalta l’autenticità dell’esperienza immersiva data dal film.

Iscriviti alla nostra Newsletter