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Effetto Notte 2026 – 17-26 luglio
Centro Sperimentale di Cinematografia
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13 Luglio 2026

Dal 17 al 26 luglio torna a Roma, nell’Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme, Effetto Notte l’oramai “storica” iniziativa a ingresso gratuito promossa dal Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale con il contributo della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura e in collaborazione con la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, la Direzione Musei Statali della Città di Roma e il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali.

L’edizione 2026 vedrà una serata speciale di preapertura con la proiezione di due documentari prodotti dalla Soprintendenza Speciale di Roma: Uncovered Rome (2025) di Giulia Randazzo e Parlami di me. Roma e il suo fiume (2025) di Bruno Restuccia. Il primo è una docu-serie in quattro episodi ideata dalla Soprintendenza che unisce cinema, archeologia e linguaggi social. Pensata in particolar modo per un pubblico giovane, esplora luoghi e stratificazioni meno noti della città. Il secondo unisce storia, cinema e jazz per raccontare il rapporto intimo e tormentato tra la città e il Tevere, focalizzandosi in particolare su come la costruzione degli argini alla fine dell'Ottocento abbia separato il fiume dalla Capitale. Il tutto è accompagnato dai racconti di Tommaso Ragno e le riflessioni di Sandro Veronesi.

Dal 18 luglio prende il via la rassegna Il futuro è donna. Sguardi di cinema al femminile tra libertà e innovazione. Il cinema italiano non si può raccontare senza lo sguardo delle sue registe. Visionarie, radicali, intime, politiche, ironiche, sperimentatrici di linguaggi e forme, le autrici protagoniste di questa rassegna, che ruba il titolo all’omonimo film di Marco Ferreri, hanno attraversato oltre mezzo secolo di storia trasformando profondamente l’immaginario del nostro Paese.

Venerdì 17 luglio
Ore 17.00 e ore 18.00
Visita guidata
Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme

Ore 21.00
Inaugurazione e saluti istituzionali della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e del Centro Sperimentale di Cinematografia
Incontro con Alessio De Cristofaro Giulia Randazzo

A seguire
Uno a uno, episodio di Uncovered Rome di Giulia Randazzo (2025, 23’)
Roma, con i suoi monumenti meno noti e la sua straordinaria stratificazione storica, è la protagonista del viaggio fisico e interiore di un giovane content creator accompagnato da Kyria, la sua migliore amica a quattro zampe. In bilico tra meraviglia e insicurezza, il ragazzo affronta la responsabilità di raccontare una città che da millenni sfugge a ogni definizione. Non è la Roma da cartolina a rivelarsi: oltre la facciata monumentale affiora una città intima e popolare, spazi quotidiani che attraversiamo senza accorgercene. Un cimitero pleistocenico di elefanti a Roma Ovest, i “luoghi fatali” dell’Impero tra Sacrofano e Prima Porta, i labirinti della Necropoli Portuense e le strade dell’Esquilino emergono in un percorso in cui l’archeologia diventa esperienza cognitiva. Realtà documentaristica e finzione si intrecciano in un viaggio esistenziale che invita a guardare oltre lo schermo.
Nel primo episodio il protagonista approda nella Città Eterna dopo aver vinto, quasi per caso, la residenza artistica #UncoveredRome. Tra il Tempio di Minerva Medica e le strade dell’Esquilino, inizia un viaggio che mescola storia, incertezze e scoperte.
Uncovered Rome è un progetto della Soprintendenza Speciale di Roma che reinventa il racconto dell’archeologia, esplorando nuove forme di narrazione nella divulgazione scientifica. La docu-fiction in quattro episodi ibrida cinema e social media, prendendo vita sullo schermo ed espandendosi su Instagram, tra reel e stories dell’alter ego digitale del protagonista.

Ore 21.40 Incontro con Alessandra Fassio
Parlami di me. Roma e il suo fiume di Bruno Restuccia (2025, 48’)
C’è una doppia linea, tortuosa, che attraversa Roma e che segna fisicamente il punto di contatto tra la città e il suo fiume, la terra addomesticata dagli uomini e l’acqua ancora indomita portata dalla natura. E c’è un’area, sconosciuta ai più, lungo la Riva Ostiense, in cui per tanto tempo questi caratteri si sono fusi in un unico ambiente.
Parlami di me ci svela questa terra di nessuno che ora sta per scomparire e rinascere a nuova vita. Sebbene il fiume sia l’origine mitica di Roma, le sue piene distruttive portarono a fine Ottocento alla costruzione dei muraglioni, trasformando Roma in una città “senza fiume”. Dal punto in cui i muraglioni si interrompono, la Riva Ostiense divenne nel dopoguerra un'enclave dove natura e strutture industriali presero il sopravvento, creando un luogo separato a pochi metri dai quartieri storici.
Questa “città non città” colpì la sensibilità di registi come Rossellini, Visconti, Antonioni, che vi ambientarono storie i cui protagonisti scappano, si appartano, si nascondono, muoiono. E lo farà anche Pier Paolo Pasolini con uno dei suoi primi testi in cui delineerà i protagonisti dei suoi romanzi futuri: Testaccio - note per un racconto del 1951. Guidati dalle riflessioni di Sandro Veronesi e dal racconto di Tommaso Ragno, il documentario, promosso dalla Soprintendenza Speciale di Roma, unisce storia, cinema e improvvisazione jazz per portarci a considerare come la città stia rigenerando la propria memoria per costruire spazi futuri.

Sabato 18 luglio
Ore 17.00 e ore 18.00
Visita guidata
Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme

Lina Wertmüller
Ore 21.00 Incontro con Grazia Tricarico

A seguire
Persefone di Grazia Tricarico (2014, 18’)
Il corpo inerme. Il tormento di una pulsione ancestrale. L’istinto di vita e la tensione alla morte. L’ardore incontrollabile che corrode chi cela il desiderio. Nicandro, sedotto dalla dea Persefone, non può scegliere la propria natura. Saggio di diploma, triennio accademico 2011-2013.

Ore 21.40 Incontro con Sergio Bruno Steve Della Casa

A seguire
Rita la zanzara di Lina Wertmüller (1966, 115’)

Questa commedia musicale racconta la storia di Rita Santangelo (Rita Pavone), una liceale piuttosto ribelle che ama, non corrisposta, il suo professore di musica Paolo Randi (Giancarlo Giannini). Insospettita dalla frequente sonnolenza dell’insegnante, scopre che l’uomo ha una doppia vita: di giorno professore di musica classica, di notte scatenato esecutore di musica yéyé. Dopo varie traversie, Rita riesce a sostituirsi a Lida, cantante partner nella vita notturna del professore, e a portare al successo la canzone composta da Paolo, che si scopre innamorato della sua alunna.
Un cast stellare quello scelto da Lina Wertmüller (che qui si firma con lo pseudonimo G. Brown) oltre a Pavone e Giannini troviamo Romolo Valli, Peppino De Filippo, Laura Efrikian, Turi Ferro, Gino Bramieri, Paolo Panelli e Bice Valori, Teddy Reno. Le musiche sono del Maestro Canfora con la partecipazione del gruppo musicale The Planets. Il film ebbe un grande successo di pubblico e l’anno successivo uscì il sequel Non stuzzicate la zanzara, firmato ancora dalla Wertmüller, ma questa volta con il suo nome.
Il restauro di Rita la zanzara è stato realizzato nel 2026 dal Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, in collaborazione con Titanus, a partire dai negativi scena e colonna originali. Tutte le lavorazioni sono state effettuate presso il laboratorio CSC Digital Lab.

Domenica 19 luglio
Ore 17.00 e ore 18.00
Visita guidata
Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme

Liliana Cavani
Ore 21.00 Incontro con Liliana Cavani

A seguire
Incontro di notte di Liliana Cavani (1961, 10’)
Un incontro di notte fra un uomo sposato e un musicista. Ubriachi, si recano a casa del primo, dove la moglie dorme. Il marito la sveglia, mentre dalla strada giunge la musica del fugace amico. Frammento di vita (notturno), in bianco e nero, intimista e minimal. «La qualità del lavoro, la definizione dei caratteri e dell’intreccio fanno di questo cortometraggio una prova interessante, che anticipa in nuce elementi distintivi della Cavani matura. Soprattutto, in Incontro di notte la giovane regista dimostra di saper già creare quell'atmosfera di suspense che si ritroverà nelle prove della maturità. È una tensione palpabile, che invade lo spazio e domina i personaggi, privi di stranezze evidenti, e prelude a qualcosa che potrebbe accadere ma di cui non si scorgono presagi riconoscibili e codificati» (Brignoli).

A seguire Francesco di Liliana Cavani (1989, 158’)
Presentato a Cannes e vincitore del David di Donatello per la scenografia di Danilo Donati, è il secondo lavoro della Cavani dedicato alla vita e alle gesta del santo di Assisi, qui interpretato da Mickey Rourke, dopo quello del 1966. Il film è narrato attraverso i ricordi di Chiara e cinque tra i primissimi seguaci del Santo, che s’incontrano per ricordare episodi e momenti della vita dell’uomo che cambiò le loro vite. Leone redige sul suo quaderno spunti e ricordi toccanti, aiutato dagli altri: da una giovinezza dissoluta alla prigionia in tempo di guerra, dalla scelta di rinunciare ai beni di famiglia per andare con poveri e lebbrosi alla vita miserabile ed eroica condotta da Francesco coi primi confratelli. Seguono poi l’incontro con Chiara e l’approvazione di Papa Innocenzo III ed infine l’ultima parte della vita del Santo, forse la più dura e tormentata, quando percepirà che anche nella comunità da lui creata possono serpeggiare la corruzione e le divisioni interne. È il momento in cui Francesco si rifugia sulle montagne, per meditare e pregare Dio, dal quale riceverà le stigmate, il segno supremo della santità.
«Mi piacque Mickey Rourke moltissimo ne L’anno del dragone di Michael Cimino e così lo cercai per Francesco. Ero contraria ad una visione di Francesco santino fragile. Mi è sempre piaciuta l'immagine che ne dà Giotto nella Basilica di S. Francesco ad Assisi. Giotto lo illustra come un ragazzo forte e normale. Del resto, Francesco si era preparato per fare il cavaliere di ventura, quindi a usare le armi che allora erano pesanti spadoni da reggere stando a cavallo. Mickey porta la sua prestanza e un sorriso indifeso. Porta poi soprattutto la sua bravura grandissima di attore. La cattiva stampa ha dato quasi l’idea di un pugile prestato alla recitazione. È vero il contrario. Mickey ha studiato recitazione con Sandra Seacat a New York risultando tra i migliori. Ho lavorato con bravi e grandi attori. Mickey mi è parso il più bravo. Il suo metodo gli permette di estraniarsi fino ad attingere energia ad una pura sorgente nel profondo di se stesso. E così l’uomo che ad un certo punto nel fiore degli anni cambia vita di netto non è un debole o un bacato, ma un uomo virile, anche bello, che dà tutto se stesso a quel Gesù del quale desidera sentirsi fratello minore» (Cavani).

Lunedì 20 luglio
Francesca Archibugi
Ore 21.00 Incontro con Francesca Archibugi
A seguire La guerra appena finita di Francesca Archibugi (1983, 19’)

«26 aprile 1945. Manuele, un ragazzo di quindici anni, incontra un gruppo di balordi che, con una vettura carica di prostitute, vino e petardi, va a festeggiare la Liberazione. Una delle ragazze, Nelly, ha quattordici anni e lo attrae da subito: dapprima la osserva, in seguito timidamente la incontra e inizia a provare qualcosa per lei. Ma poco dopo, spiandola con un altro ragazzo, perviene a una brusca educazione sentimentale» (Grossi). Saggio di diploma, biennio accademico 1980-1982.

A seguire
Mignon è partita di Francesca Archibugi (1988, 96’)
L’esordio nel lungometraggio di Francesca Archibugi, con una Stefani Sandrelli eccezionale, racconta la storia di un’adolescente parigina, Mignon, che per un problema con la giustizia viene mandata dai genitori a Roma, nel quartiere Flaminio, dove prende alloggio presso la famiglia Forbicioni e finisce per alternarne gli equilibri e provocare lo struggimento di uno dei loro figli, Giorgio, perdutamente innamorato di lei.
«Salutato come una ventata d’aria fresca nello stantio cinema italiano, dimostra un occhio attento e affettuoso e una bella leggerezza di tocco nell’affrontare argomenti a rischio retorica come quelli dei primi turbamenti. Accusato ai tempi di “carineria” e bozzettismo, il film regge bene il passare degli anni soprattutto grazie a un’ottima direzione d’attori […] e alla capacità di “cogliere dei momenti di verità negli sguardi dei suoi personaggi, insieme alla sicurezza nel raccontare il male di crescere e di vivere in pieno i sentimenti»” [Brunetta]» (Mereghetti).

Martedì 21 luglio
Cristina Comencini
Ore 21.00 Incontro con Maria Tilli

A seguire
Tutte le cose sono piene di lei di Maria Tilli (2015, 22’)

Nell’entroterra del centro Italia vive Carmela, una novantaduenne dura e ostinata come la terra in cui ha sempre vissuto. La sciatteria del funerale di una sua amica imprime in lei il desiderio di andarsene in modo diverso, con dignità. In questo ultimo viaggio l’accompagna la nipotina di nove anni, Martina, che la osserva silenziosamente, affascinata da una figura così misteriosa ed allo stesso tempo tenera. Saggio di diploma, triennio accademico 2012-2014.

Ore 21.40 Incontro con Cristina Comencini

A seguire Qualcosa di nuovo di Cristina Comencini (2016, 93’)
Lucia (Paola Cortellesi) e Maria (Micaela Ramazzotti) si conoscono da sempre, sono due amiche molto diverse: Lucia ha chiuso col genere maschile, Maria invece non riesce proprio a farne a meno. Una sera nel suo letto capita l’uomo perfetto: bello, sensibile, appassionato e maturo. Il mattino però porta con sé incredibili sorprese.
«Il film non vuole essere sull’incontro tra uomini e donne ma cerca semmai di approfondire questo rapporto, evidenziando alcuni particolari di non poco conto. La presenza del giovane Luca, 19 anni, offre quel punto di vista femminile che fa sorgere nelle due donne la domanda ‘che ci faccio io qui? […] Ci sono ancora dei preconcetti […] quando si parla di cinema al femminile. In questo caso Luca, il ragazzo che porta scompiglio nella coppia femminile si sforza di farne a meno. Piace quando mostra la confusione della sua stanza, quando si arrabbia, quando mette in mostra la sua virilità. Le caratteristiche fondamentali dell’uomo maschio fanno risaltare meglio la differenza con la parte femminile. […]  Volutamente è stato tenuto fuori tutto il mondo che non riguarda i tre protagonisti. Solo la fidanzata di Luca ha un ruolo importante nel finale. Si può dire che si tratta di una commedia tra immaturi, tra principianti. Il divertimento nasce anche dal vedere che due donne quarantenni e un ragazzo di venti anni si muovono sullo stesso livello, sorpresi e imbarazzati» (C. Comencini).

Mercoledì 22 luglio
Francesca Comencini
Ore 21.00 Incontro con Francesca Mazzoleni

A seguire
1989 di Francesca Mazzoleni (2015, 30’)
Il viaggio di Katrin e suo padre attraverso una Berlino che non esiste più, per riempire i vuoti di una memoria confusa dall’Alzheimer, per cercare i contorni di una storia mai raccontata su una donna scomparsa nel freddo di una notte del 1989. Saggio di diploma, triennio accademico 2012-2014.

A seguire
Amori che non sanno stare al mondo di Francesca Comencini (2017, 92’)
Una commedia sentimentale che racconta con ironia e grande lucidità una storia d’amore che non riesce a trovare il proprio spazio vitale, prendendo il punto di vista femminile su come le donne ne affrontano la fine e un nuovo inizio. Nel film Claudia e Flavio sono un ex coppia, si amati a lungo e con grande passione ma poi tutto è finito e per lei non è stato facile. Dopo tanti anni, il loro è un mondo alla deriva: lui ha dentro la furia di andare avanti, tornare a terra; lei non vorrebbe dimenticare mai.
Poi un giorno Flavio incontra Giorgia, con l’energia e la vitalità dei suoi trent’anni, e basta un attimo tra loro e una pioggia d’estate per fare il resto. Claudia, invece, incontra di nuovo Nina che conosceva già all’università. Sono due donne divise dal ruolo, dall’età, dall’idea che il rispetto non si sarebbe mai trasformato in amore. Eppure, Nina è bellissima, seducente e meravigliosa e il suo abbraccio ha una potenza a cui non ci si può sottrarre.

Giovedì 23 luglio
Ore 17.00 e ore 18.00
Visita guidata
Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme

Susanna Nicchiarelli
Il linguaggio dell'amore di Susanna Nicchiarelli (2002, 16’)
«In un futuro imprecisato tutti si amano, sono felici e manifestano verbalmente i propri sentimenti. Leonardo è infelice perché invece Giulia non trova le parole per dirgli ciò che prova per lui: “Le espressioni hanno perso significato”, si giustifica. Su consiglio di un anziano saggio, il professor Po, la ragazza si rivolge a Varras, ultima superstite del popolo dei Tyoniani, per apprendere da lei il linguaggio dell’amore. Ma la donna inizialmente si sottrae perché giudica molto pericoloso il percorso di apprendimento, che necessita anche di molta applicazione e fortissima applicazione. Giulia la rassicura, e così Varras le fa intraprendere il percorso, al termine del quale la fa ritornare nel suo luogo di origine al fine di poter mettere in pratica ciò che le ha insegnato» (Marco Grossi). Liberamente tratto dal racconto The Language of Love di Robert Sheckley. Esercitazione II anno, triennio accademico 2000-2003.

A seguire
Chiara di Susanna Nicchiarelli(2022, 106’)
Assisi, 1211. Chiara ha diciotto anni, e una notte scappa dalla casa paterna per raggiungere il suo amico Francesco. Da quel momento la sua vita cambia per sempre. Non si piegherà alla violenza dei famigliari, e si opporrà persino al Papa: lotterà con tutto il suo carisma per sé e per le donne che si uniranno a lei, per vedere realizzato il suo sogno di libertà. La storia di una santa. La storia di una ragazza e della sua rivoluzione.
«Dopo il rock di Nico e la militanza Miss Marx, arriva il turno della religione, della scelta spirituale e della rinuncia come atto di ribellione nei confronti del Sistema. Quindi la giovane assisana del XIII secolo diventa ancora una volta una figura rivoluzionaria pronta a mettere in discussione la mentalità del suo tempo e quella di oggi. Un’eroina “nicchiarelliana” mediata stavolta dalla preziosa consulenza della storica medievalista Chiara Frugoni, recentemente scomparsa e a cui il film è dedicato» (Valeri).

Venerdì 24 luglio
Ore 17.00 e ore 18.00
Visita guidata
Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme

Costanza Quatriglio
Incontro con Costanza Quatriglio

A seguire
Il giorno che ho ucciso il mio amico soldato di Costanza Quatriglio (1999, 16’)
Dopo aver compiuto un omicidio un uomo avvicina, nel bar della stazione, un poliziotto con lo scopo di costituirsi. Non trova però il coraggio e rinuncia, sfuggendo alla curiosità e al sospetto destato nell'agente. Il bimbo che serve ai tavoli fa amicizia con una ragazzina di passaggio, più grande di lui. La curiosità del poliziotto nei confronti dell'assassino diventa ossessione, tanto che, sulle sue tracce, si ritrova in un cantiere abbandonato dove il gioco dei ragazzini e la morte dell'uomo si sono dati appuntamento. Saggio di diploma, triennio accademico 1996-1999.

A seguire
Sembra mio figlio di Costanza Quatriglio(2018, 103’)
Sfuggito alle persecuzioni in Afghanistan quando era ancora bambino, Ismail vive in Europa con il fratello Hassan. La madre, che non ha mai smesso di attendere notizie dei suoi figli, oggi non lo riconosce. Dopo diverse e inquiete telefonate, Ismail andrà incontro al destino della sua famiglia facendo i conti con l'insensatezza della guerra e con la storia del suo popolo, il popolo Hazara.
«Costanza Quatriglio è una personalità di rara costanza, professionalmente e umanamente, ha fornito prove molto convincenti della sua fiducia nel cinema come strumento etico per capire la realtà. La nuova prova è Sembra mio figlio (...) viaggio di estrema fatica morale e materiale, un viaggio all'indietro nel suo inconscio fino a trovarsi tra donne in attesa di deportazione: scena magica. Non c’è alcuna retorica: immagini, silenzi, sguardi sono eloquenti e il volto di Ismail (Basir Ahang) è quello di tutti noi, figlio di ognuno» (Porro).

Sabato 25 luglio
Ore 17.00 e ore 18.00
Visita guidata
Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme

Alice Rohrwacher
La santa che dorme di Laura Samani (2016, 19’)
Giacomina, dodici anni, è stata scelta come custode della statua di Santa Achillea per la processione annuale. Sarebbe il giorno più bello, se non fosse che la sua migliore amica Silene viene trovata in stato di morte apparente, ma il suo corpo è rimasto caldo. Mentre il paese grida al miracolo e decide di portare la ragazza in processione al posto della statua, Giacomina è l’unica a chiedersi se tutto è davvero perduto.
Saggio di diploma, triennio accademico 2013-2015.

A seguire
Le meraviglie di Alice Rohrwacher (2014, 106’)
Secondo lungometraggio dell’autrice di Corpo celeste e Lazzaro felice, con la sorella Alba Rohrwacher tra le protagoniste. Le meraviglie racconta l’estate di quattro sorelle capeggiate da Gelsomina, la primogenita, l’erede del piccolo e strano regno che suo padre ha costruito per proteggere la sua famiglia dal mondo “che sta per finire”. È un’estate straordinaria, in cui le regole che tengono insieme la famiglia si allentano: da una parte l’arrivo nella loro casa di Martin, un ragazzo tedesco in rieducazione, dall’altro l’incursione nel territorio di un concorso televisivo a premi, “il paese delle Meraviglie”, condotto dalla fata bianca Milly Catena.
«Il [...] film è così, bello, pieno di energia, e senza trucchi che non vuol dire “naif”; piuttosto è una dichiarazione di libertà narrativa, visuale, di invenzione, lontana dalle mode e dagli ammiccamenti. Come una maga scanzonata Alice Rohrwacher mischia qualcosa di sé, delle persone che ha incontrato, le trasforma in narrazione e ci porta dentro a un mondo, il suo mondo, facendoci condividere le sue avventure. Noi possiamo scegliere se entrarvi e scoprirne l’incanto. La meraviglia» (Piccino).

Domenica 26 luglio
Ore 17.00 e ore 18.00
Visita guidata
Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme

Giuliana Gamba
Ore 21.00 Incontro con Francesca Marino
A seguire
L’uomo senza paura di Francesca Marino (2013, 18’)
Augusto è uno stuntman che non ha paura di nulla. Augusto è un bambino mai cresciuto. Quando per l’ennesima volta si dimentica del compleanno del figlio, c’è solo un modo per tornare ad essere l’eroe del bambino. Qualcosa di spettacolare, pericoloso ed eroico.
Saggio di diploma, triennio accademico 2011-2013.

Ore 21.40 Incontro con Giuliana Gamba
A seguire
Burraco fatale di Giuliana Gamba (2020, 90’)
Irma, Eugenia, Miranda e Rina sono quattro donne diverse, ognuna con il proprio carattere, le proprie debolezze e le proprie eccentricità, ma legate da una conoscenza profonda e duratura nel tempo, unita e scandita dalle loro irrinunciabili partite a carte. Quando decidono di partecipare ad un torneo nazionale di burraco e uscire dalla loro quotidianità, si ritroveranno improvvisamente a carte scoperte. La vita offre sempre una seconda occasione e l’amore può tornare a stravolgere a qualsiasi età. Del resto, è proprio il gioco del burraco ad avergli insegnato che una partita va giocata tutta, fino in fondo, e che nessun risultato è mai scontato.
«Ho raccontato uno sfaccettato universo femminile che si svela attraverso la vita di quattro donne di mezza età. Per loro l’amore si è trasformato in utopia e le carte gli permettono di evadere dalle insoddisfazioni della vita di coppia. È anche un film, questo, sulle seconde possibilità: le protagoniste si rifugiano dietro un cinismo di facciata, adoperano l’arte della civetteria di provincia, ma non hanno sopito il naturale bisogno di affetto, la voglia di abbandonarsi a sentimenti forti. Ognuna di loro cerca, con alterne fortune, il riscatto che una vita borghese non riesce a comprare. Il film l’ho concepito come una favola moderna dal respiro internazionale. Tiene salde le sue radici nella tradizione della commedia all’italiana e si intreccia con i canoni delle love story che da sempre fanno sognare il pubblico» (Gamba).

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