Il CSC – Scuola Nazionale di Cinema ha organizzato per gli allievi un incontro con le sceneggiatrici Ippolita Di Majo e Valia Santella, che si è tenuto il 3 febbraio.
A fare gli onori di casa è stata la Preside Gloria Malatesta: «Oggi parleremo di una figura importantissima, un’artista misconosciuta in vita, Goliarda Sapienza. Lo faremo con due sceneggiatrici unite da questa particolare figura: Ippolita Di Majo, autrice del film ‘Fuori’ di Mario Martone, presentato in concorso al Festival di Cannes 2025, e Valia Santella, la quale ha firmato la sceneggiatura della serie ‘L’arte della gioia’ diretta da Valeria Golino. Un ulteriore punto di contatto tra le nostre ospiti è proprio Valeria Golino come anticipato regista della serie televisiva e interprete del personaggio di Goliarda nel film di Martone. E naturalmente ‘L’arte della gioia’ di Goliarda Sapienza, un testo in grado di unire gli elementi propri del romanzo popolare a un racconto straordinariamente visionario».
Ippolita Di Majo: «Il film ‘Fuori’ prende spunto da un episodio realmente accaduto nella vita di Goliarda Sapienza: quando viene arrestata per il furto di alcuni gioielli in casa di una sua amica e trascorre una settimana nel carcere di Rebibbia. Un gesto di rabbia dentro il quale confluiscono motivazioni diverse: in parte, forse, un trasporto frustrato nei confronti della sua amica, e il fatto che questa amica, nonostante il suo benessere economico e nonostante fosse sempre stata solidale con lei, forse non aveva preso sul serio le difficoltà di Goliarda Sapienza con la pubblicazione del suo romanzo ‘L’arte della gioia'’. Un modo estremo per rendersi visibile».
Valia Santella: «Ho letto il libro ‘L’arte della gioia’ diverse volte con Valeria Golino e con la co-sceneggiatrice Francesca Marciano; nel tempo avevano preso i diritti del romanzo varie personalità, ma nessuno è riuscito a realizzare una trasposizione cinematografica o televisiva. Quando si sono liberati i diritti, Valeria e la produttrice HT Viola Prestieri sono partite con l’idea di fare un film (…). Ci siamo innamorate subito della prima parte del libro nella quale la protagonista Modesta è "amorale" e vive una fase senza sovrastrutture, agendo secondo i propri bisogni e le proprie necessità (…). Per noi era fondamentale non perdere la voce di Goliarda nei processi previsti dalla serialità televisiva. Per farlo siamo ricorse alle stesse parole dell’autrice, trovate sia ne L'arte della gioia sia in altre sue opere, e questo ha fatto sì che ci sentissimo più vicini al suo particolare modo di essere».

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