Home > “Ultimi giorni della retrospettiva “Il tempo si è fermato. Il cinema di Ermanno Olmi”. Sabato 17 gennaio alcuni documentari industriali nel pomeriggio e alle 20.45 il capolavoro “L’albero degli zoccoli”.”
“Ultimi giorni della retrospettiva “Il tempo si è fermato. Il cinema di Ermanno Olmi”. Sabato 17 gennaio alcuni documentari industriali nel pomeriggio e alle 20.45 il capolavoro “L’albero degli zoccoli”.”
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sabato 17 gennaio
ore 17.00
Cantando dietro i paraventi (replica)
Regia: Ermanno Olmi; soggetto e sceneggiatura: E. Olmi; fotografia: Fabio Olmi; musica: Han Yong; montaggio: Paolo Cottignola; interpreti: Bud Spencer, Jun Ichikawa, Sally Ming Zeoni, Camillo Grassi, Yang Li Xiang, Wen Li Guang; origine: Italia, Gran Bretagna, Francia; produzione: Cinema 11, Rai Cinema, Lakeshore Entairtainement SBS, Sky; durata: 100'
«A causa di un equivoco, un giovane studente occidentale approda in un teatrino fuori mano. Superato il primo momento di stupore il giovane cerca di concentrarsi sull'incanto della rappresentazione... È la storia della celebre Ching, una donna pirata cinese. Suo marito era un ammiraglio, al comando di una potente flotta, incaricato dal governo imperiale di combattere il flagello della pirateria. Ma dietro il fenomeno si nascondono interessi così grandi che, di lì a poco, l'ammiraglio viene assassinato con una porzione di cibo avvelenato. Sconvolta dall'accaduto, la vedova convince i marinai di suo marito a rifiutare ogni altra offerta e a dedicarsi in proprio agli arrembaggi ed ai saccheggi» (www.cinematografo.it ). «Cantando dietro i paraventi è l'esatto contrario dell'imminente Kill Bill: se Quentin Tarantino dichiara guerra al mondo intero in nome della vendetta, Ermanno Olmi invoca la pace nel segno del reciproco perdono. Chissà se in futuro qualcuno, evocando i massacri senza fine del 2003, vedrà nella contrapposizione di due film particolarmente significativi la proiezione dell'opposto atteggiamento che divide l'Europa dall'America. [...] Questo è forse il primo film di pirati senza scene cruente: in un quadro di violenza implicita, l'unico arrembaggio è la presa di possesso di una nave che non fa resistenza. Sostenuto da un'antologia musicale che sembra il parto di un compositore solo, Cantando dietro i paraventi emana l'affascinante splendore di un mito sul quale riflettere pur senza intenderlo fino in fondo. Per goderne bisogna dimenticare il cinema dello spettacolo convenzionale. Non a caso la bella studentessa di architettura, Jun Ichikawa, incarnante la vedova Chin, parla della sua avventura come di un'esperienza spirituale» (Kezich). David di Donatello (2004) per la miglior scenografia (Luigi Marchione), i migliori costumi (Francesca Sartori), e migliori effetti speciali visivi (Ubik Visual Effects, Boss Film). Nastro d'argento (2004) per: miglior soggetto (Ermanno Olmi), miglior fotografia (Fabio Olmi), miglior scenografia (Luigi Marchione), migliori costumi (Francesca Sartori).

a seguire
Costruzioni meccaniche Riva (1956)
Regia: Ermanno Olmi; musica: Pier Emilio Bassi; origine: Italia; produzione: Ufficio Propaganda delle Costruzioni Meccaniche Riva, in collaborazione con la Sezione Cinema della Edisonvolta; durata: 22'
Questo documentario illustra dettagliatamente la costruzione di una ruota Pelton: dalla fase progettuale alla realizzazione e al trasporto fino alla destinazione finale. Ogni problema tecnico e logistico è stato risolto grazie alla professionalità e allo sforzo congiunto di tecnici e operai: insieme hanno concepito un progetto, l'hanno disegnato e realizzato. «I toni fotografici luminosi permettono di apprezzare i colori dei pezzi meccanici, che sembrano opere della pop art presentate nella loro unicità irriproducibile, come sovente ribadisce il commento sottolineando l'impossibilità di standardizzarne la produzione, rispettosa del loro carattere singolare e della loro individualità» (David Bruni).
 
a seguire
Venezia città moderna (1958)
Regia: Ermanno Olmi; commento: Vittorio Cossato; direttore della fotografia: Carlo Bellero; musica: Pier Emilio Bassi; origine: Italia; produzione: Sezione Cinema della Edisonvolta; durata: 15'
Documentario sul complesso industriale di Porto Marghera, ovvero il volto moderno e tecnologico di Venezia posto a confronto con l'indelebile bellezza della città.
 
a seguire
Tre fili fino a Milano (1958)
Regia: Ermanno Olmi; fotografia: Carlo Bellero; musica: Pier Emilio Bassi; montaggio: Giampiero Viola; origine: Italia; produzione: Sezione Cinema della Edisonvolta; durata: 24'
La costruzione di una linea da 200.000 volt che conduce l'energia elettrica dalle Alpi fino a Milano. «Il racconto per immagini procede indipendentemente dal commento e impone un proprio ritmo, alimentato dai gesti, dai volti e dalle espressioni degli operai, mentre la voce over, mai come in questo caso discreta, limita i propri interventi al minimo indispensabile. Le inquadrature con la macchina da presa angolata dal basso sui piloni, che si stagliano contro il cielo con le loro forme geometriche, suggeriscono strane configurazioni e, insieme al bianco accecante della neve, alle frasi e alle grida di incoraggiamento con cui gli operai si accompagnano, alla musica dalle tonalità assai inconsuete e ironiche, contribuiscono a instaurare un'atmosfera rarefatta, fiabesca, quasi magica e incantata» (David Bruni).
 
a seguire
Manon finestra 2 (replica)
 
ore 20.45
L'albero degli zoccoli (replica)
Regia: Ermanno Olmi; soggetto e sceneggiatura: E. Olmi; fotografia: E. Olmi; musica: Joseph Sebastian Bach; montaggio: E. Olmi; interpreti: Luigi Ornaghi, Francesca Moriggi, Omar Bignoli, Antonio Ferrari, Teresa Brescianini, Giuseppe Brignoli; origine: Italia; produzione: G.P.C. - Gruppo Produzione Cinema, Ital-Noleggio Cinematografico, Rai; durata: 186'
La vicenda si svolge fra l'autunno del 1897 e l'estate del 1898 nella Bassa Bergamesca tra Martinengo e Palosco. L'ambiente è una cascina in cui vivono alcune famiglie le cui vicende parallele si intrecciano mentre si succedono le stagioni condizionando la vita e il lavoro di quei contadini: uomini, donne, bambini, animali e mondo vegetale. Piccoli e grandi episodi si succedono con ritmo regolare, cadenzando e dando senso alla vita quotidiana. «Il viaggio nella memoria contadina e lombarda di Ermanno Olmi. Raramente un film ha suscitato reazioni critiche simili a quelle seguite alla presentazione a Cannes e all'attribuzione della Palma d'oro a L'albero degli zoccoli. Ben inteso non si è trattato questa volta d'una accoglienza controversa: al contrario si è avuta la sensazione unanime d'essere di fronte ad un film rilevante, fra i più prestigiosi degli ultimi anni di cinema. [...] C'era a far meraviglia la personalità dell'Autore cui si dava credito, con una certa frettolosa superficialità, tuttalpiù di una coerenza professionale rara nel cinema italiano e d'una sua vena sommessa e pudica. Per i molti che nei film precedenti di Olmi non avevano saputo cogliere - dentro la disadorna semplicità del linguaggio, nella sua predilezione per situazioni esistenziali elementari e tipiche, nella diffidenza per un cinema programmaticamente intellettualistico e raffinato - la sapienza di costruzione del racconto, la complessità di disegno dei personaggi, l'uso discreto della dimensione metaforica, non potevano non sorprendere il respiro epico de L'albero degli zoccoli, il suo andamento robusto e pacato. [...] Col tramite della memoria Olmi muove all'analisi delle origini sue e della sua gente. Il film è un viaggio nell'Ade contadina, compiuto non ubbidendo ad una sorta di atteggiamento di "fantascienza retrospettiva" (per intenderci quello teorizzato nel Satyricon di Fellini), bensì mirando ad una concreta ricostruzione della realtà passata, sulla base dei ricordi propri ed altrui. L'albero degli zoccoli è dunque prima di tutto l'analisi della "competenza culturale" d'un gruppo, nato certo come atto di amore, ma progettato senza alcuna nostalgia né alcun settarismo. I contadini bergamaschi non sono enfants sauvages dei quali rimpiangere l'intima dignità, la ruvida compostezza, i valori oggi perduti; né tanto meno sono espressione d'una cultura subalterna disarmata e dolente, aperta solo all'attesa d'una liberazione, improbabile in quegli anni ed in quei luoghi, che possa venir loro dalla coscienza di classe, e quindi dalla lotta di classe. Olmi è al contrario, paradossalmente da questo punto di vista, un osservatore freddo ed acuto che guarda al suo universo col rigore scientifico d'un etnologo» (Cereda).

 

 

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