Reazione a catena di Mario Bava
Il Centro Sperimentale di Cinematografia ha realizzato un nuovo dossier dedicato al restauro di “Reazione a catena” (1971) di Mario Bava, eseguito nel 2025 da Severin Films, a partire dal negativo originale con una selezione di sequenze da una copia di distribuzione grazie al supporto del Centro Sperimentale di Cinematografia.
Tra i contenuti del dossier, a cura di Caterina Taricano, è presente il saggio di Roberto Pisoni – Senior Director Sky Entertainment Channelsed esperto del cinema di Mario Bava.
Scrive Pisoni: «Mario Bava (nel film “Reazione a catena”, ndr) compie una duplice operazione: da un lato crea ed estremizza una serie di meccanismi narrativi e visivi che ispireranno lo slasher americano; dall’altro, li svuota e li distrugge con ironia sorniona, come se volesse sabotare dall’interno un genere che lui stesso aveva contribuito a fondare (…). Bava accumula in maniera parossistica tredici omicidi, mettendoli in scena con diverse variazioni di efferatezza, sadismo e ironia macabra, svelando, con un moralismo piuttosto esplicito, il carattere intrinsecamente voyeuristico del thriller».
Nel dossier è inoltre disponibile la raccolta delle posizioni critiche inerenti al film a cura di Maria Coletti (Area Diffusione culturale del CSC-Cineteca Nazionale). Scrivono Massimo Sebastiani e Mario Sesti: «Uno dei gialli con più fantasiose e inventive variazioni del delitto. L’autore non è interessato a svelare il disegno di un assassino quanto a descrivere una comunità d’individui che si sopprimono l’un l’altro come insetti, sullo sfondo di una natura incantevole. La determinazione della violenza suona come prefigurazione e rappresentazione rituale della devastazione della natura. Uno dei film più amati e paradossali del decano dei gialli in Italia, ma anche un antesignano dello splatter contemporaneo in cui lo spettacolo barocco della violenza della morte è più importante dello svelamento del mistero del crimine. Effetti speciali di Carlo Rambaldi» (500 film polizieschi, Lindau, Torino, 1998). Osservano inoltre Gérald Duchausssoy, Romain Vandestichele: «Il punto di vista della cinepresa non è più quello del narratore ma quello dell’assassino, sia esso bambino o adulto: oppure è il regista stesso a essere l’assassino, e noi spettatori siamo al contempo attori, esecutori e cameramen. Reazione a catena è la dimostrazione di quanto stiamo sostenendo. Al posto del grando impatto dei colori, della cura per la composizione dell’immagine e per il posizionamento della cinepresa, prende piede una regia più movimentata con la macchina da presa, che si muove tantissimo. È il punto di vista dell’assassino a muovere l’azione». (Mario Bava. Il mago dei colori, edizione italiana a cura di Steve Della Casa, Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, Edizioni Sabinae, Roma, 2023).