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Cinema Trevi: Attraverso il Novecento. Il cinema di Carlo Lizzani
15 Settembre 2010 - 29 Settembre 2010
«Affrontare l’opera di Carlo Lizzani vuol dire fare i conti con la storia del cinema e la storia d’Italia negli ultimi settant’anni. La sua longevità artistica, il suo eclettismo, la sua elasticità rispetto alla nozione di autore, la sua frequentazione dei generi, fanno del suo cinema un serbatoio enorme di temi possibili, tanti fili rossi attraverso cui analizzare le tipologie, le fonti, i modelli produttivi, le dinamiche industriali e culturali del film. Vediamone alcuni. Parto dal cinema come fonte e specchio della storia, per dirla alla Ferro: ecco che Lizzani rivisita il fascismo e l’antifascismo, da Achtung! Banditi! a Il sole sorge ancora, dal Processo di Verona, a Mussolini ultimo atto; rende omaggio all’Olocausto (L’oro di Roma, e l’ultimo lungometraggio Hotel Meina, sulla strage di un gruppo di ebrei all’indomani dell’8 settembre); analizza il comunismo con Bucharin, Un’isola, Caro Gorbachov, il boom economico con La vita agra, la corruzione con Roma bene, il terrorismo con Kleinhoff Hotel, Il caso Dozier, Nucleo Zero. Prendo il rapporto tra cinema e letteratura: ecco la possibilità di rileggere sotto altra luce Cronache di poveri amanti da Pratolini e La vita agra di Bianciardi, oppure Fontamara da Silone, o Celluloide da Pirro. Continuo col metalinguaggio: ancora con Celluloide ecco Lizzani riflettere sulla stessa macchina-cinema oltre che ricostruire un evento storico irripetibile. E poi i generi: Lizzani affronta il comico e la commedia (Lo svitato, Il carabiniere a cavallo), il thriller (La casa del tappeto giallo), il film-cronaca (Mamma Ebe), il western (Requiescant), il poliziesco (Banditi a Milano, Lutring, Crazy Joe). […] Il lungo percorso di Lizzani “attraverso il Novecento” (come suona la sua raccolta, una sorta di diario dall’interno del cinema italiano) permette di fotografare uno spaccato d’Italia dal ventennio fascista all’era del postmoderno; egli stesso, infatti, sottolinea come attraverso i suoi film si possano raffigurare interi decenni della storia italiana» (Vito Zagarrio, dal volume, da lui curato, Carlo Lizzani – Un lungo viaggio nel cinema, Marsilio, 2010).
La retrospettiva dedicata a Lizzani, dopo il grande successo alla Mostra di Pesaro (24° Evento Speciale), viene riproposta al Cinema Trevi. La programmazione è scandita in base al periodo storico in cui sono ambientati i film, dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri.
 
giovedì 16
ore 17.00
Un fiume di dollari(1966)
Regia: Lee W. Beaver [Carlo Lizzani]; soggetto e sceneggiatura: Dean Craig [Piero Regnoli]; fotografia: Toni Secchi; scenografia: Aurelio Crugnola; costumi: Elio Micheli; musica: Leo Nichols; montaggio: Ornella Micheli; interpreti: Thomas Hunter, Henry Silva, Nando Gazzolo, Nicoletta Machiavelli Rangoni, Dan Duryea, Gianna Serra; origine: Italia; produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica; durata: 93′
Jerry è un soldato sudista che, dopo la sconfitta, compie un furto milionario insieme a un commilitone. Raggiunto dagli inseguitori, viene catturato mentre l’amico si mette in salvo con la refurtiva. Dopo cinque anni di carcere, scopre che sua moglie è morta a causa degli stenti patiti e che suo figlio è costretto a fare il ragazzo di bottega da un fabbro, mentre il suo complice è divenuto ricco e potente. Jerry prepara la vendetta… Film voluto da Dino De Laurentiis per lanciare il suo villaggio western e la nuova stella Thomas Hunter, ma il film si regge soprattutto sulla straordinaria maschera di Henry Silvia e sulla simpatia di Dan Duryea.
 
ore 19.00
L’amante di Gramigna(1968)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: Ugo Pirro, liberamente ispirato alla novella omonima di Giovanni Verga; sceneggiatura: Ugo Pirro, C. Lizzani; fotografia: Silvano Ippoliti; scenografia: Dino Leonetti; Mony Mayer Alagemoy; costumi: Danilo Donati; musica: Otello Profazio; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Gian Maria Volonté, Stefania Sandrelli, Ivo Garrani, Luigi Pistilli, Emilia Radeva, Assen Milanov; origine: Italia/Bulgaria; produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica, Studija Za Ignaini Film; durata: 97′
Nel 1865 in Sicilia, due poveri cittadini, Giuseppe Gramigna e suo padre, truffati dal barone Nardò, sono costretti a lasciare la loro misera casa, già affittata dal barone ad Assunta e a sua figlia Gemma, promessa sposa a Ramarro, uno dei suoi dipendenti. Gramigna, deciso a vendicarsi, si dà al banditismo e incomincia a uccidere i “mediatori”, complici di Nardò. «Lo spettacolo mantiene una sua dignità, dovuta sia alla sicurezza che ormai il regista ha acquisito nella trattazione di questi argomenti, sia alla sua nota predilezione per le vicende storiche (nelle quali più frequentemente lo vorremmo impegnato) sia al calore non finto che Volontè mette nella figura del “brigante”. Non si potrebbe però asserire che i tempi del fascismo siano tramontati del tutto. La sua Sicilia Lizzani ha dovuto ricostruirsela in Bulgaria, tanto il nome di Verga incute ancora paura ai potenti produttori italiani!» (Casiraghi).
 
ore 21.00
Incontro con Carlo Lizzani, Vittorio Giacci, Vito Zagarrio
Nel corso dell’incontro sarà presentato il volume curato da Vito Zagarrio Carlo Lizzani – Un lungo viaggio nel cinema (Marsilio, 2010)
 
a seguire
Il cineasta multitasking. Carlo Lizzani, cinema e altro (2010)
Regia: Vito Zagarrio; fotografia: Andrea Gagliardi, Simone Isola, Luca Lardieri; montaggio: Pierpaolo De Sanctis; origine: Italia; produzione: Fondazione Pesaro Nuovo Cinema Onlus, Laboratorio Cinema-Università degli Studi di Roma Tor Vergata, in collaborazione con Kimerafilm; durata: 50′
Una lunga intervista a Carlo Lizzani, che ricostruisce il suo percorso politico e culturale, e affronta il tema del suo essere “eclettico”, che ha provocato, a volte, un pregiudizio della critica.
Ingresso gratuito
 
venerdì 17
ore 17.00
Cattiva(1991)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: F. Scarpelli; sceneggiatura: Francesca Archibugi, F. Scarpelli; consulenza scientifica: Anna Sanpaolo Criscuolo; fotografia: Daniele Nannuzzi; scenografia: Luciano Calosso; costumi: Enrica Barbano; musica: Armando Trovajoli; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Giuliana De Sio, Julian Sands, Erlans Josephson, Milena Vukotic, Didi Perego, Francesca Ventura; origine: Italia; produzione: Pac; durata: 98′
Il film è ambientato agli inizi del Novecento: la giovane signora Emilia Schmidt, di origine italiana, conduce in Svizzera col marito e il figlioletto Ludwig un’esistenza agiata, in apparenza serena, ma ogni tanto dà qualche inatteso segno di squilibrio. Ricoverata in una lussuosa clinica di Zurigo, viene diagnosticata come schizofrenica a causa del suo comportamento: è presa da improvvise crisi di collera, rifiuta il cibo, si ostina a non parlare. Viene perciò definita “cattiva”. «Il film, che non nomina Jung, non somiglia ai tanti film americani o no su casi clinici: […], al di là di alcune semplificazioni si distingue per mancanza di corrività e di drammatizzazioni stereotipate, per una civile serietà più colta che didattica, per la chiara onestà intellettuale, per il vero interesse nel capire e far capire il confine tra biografia e malattia» (Tornabuoni).
 
ore 19.00
Cronache di poveri amanti(1953)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: dal romanzo omonimo di Vasco Pratolini; sceneggiatura: Sergio Amidei, C. Lizzani, Massimo Mida, Giuseppe Dagnino; fotografia: Gianni Di Venanzo; scenografia: Peck G. Avolio; costumi: Edith Bieber; musica: Mario Zafred; montaggio: Enzo Alfonsi; interpreti: Antonella Lualdi, Giuliano Montaldo, Marcello Mastroianni, Anna Maria Ferrero, Wanda Capodaglio, Gabriele Tinti; origine: Italia; produzione: Cooperativa Spettatori Produttori Cinematografici; durata: 109′
Intorno al 1925, Mario, giovane tipografo fiorentino, per essere più vicino alla sua fidanzata, Bianca, va ad abitare in del Corno, dietro Palazzo Vecchio, e fa amicizia col maniscalco”Maciste”, suo padrone di casa, e col fruttivendolo Ugo, tutti e due antifascisti. Alfredo Campolmi, proprietario di una pizzicheria, essendosi rifiutato di versare certi contributi al partito, viene selvaggiamente bastonato dai fascisti. Al capezzale del Campolmi, all’ospedale, Mario incontra spesso la di lui moglie Milena, amica della sua fidanzata, Bianca, e se ne innamora, rompendo il fidanzamento con Bianca. «È l’ambiente fiorentino di Via del Corno che il romanzo di Vasco Pratolini, dal quale il film è tratto, ha efficacemente delineato, e che ora Lizzani delinea non meno efficacemente. È tutto un piccolo mondo che l’obiettivo non si stanca di frugare, unendo mura e botteghe, finestre e dimore a volti e cadenze, tipi e caratteri. È una umanità semplice, e rilevata, che ben presto desta una pensosa attenzione» (Gromo).
Copia ristampata dalla Cineteca Nazionale
 
ore 21.00
Fontamara(1980)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: dall’omonimo romanzo di Ignazio Silone; sceneggiatura: Lucio De Caro, C. Lizzani; consulente ai dialoghi: Guido Celano; fotografia: Mario Vulpiani; scenografia: Luigi Schiaccianoci; musica: Roberto De Simone; costumi: Luciano Calosso; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Michele Placido, Antonella Murgia, Antonio Orlando, Imma Piro, Ida Di Benedetto, Deddi Savagnone; origine: Italia; produzione: Rai, Erre Cinematografica; durata: 139′
1927. Fontamara è un paese della Marsica dimenticato da tutti, e i suoi abitanti – chiamati “cafoni” e considerati quali “intrattabili ribelli” – sono uomini rudi e donne severe che pensano soltanto a lavorare duramente per tutta la giornata. Invitati a scendere ad Avezzano per prendere parte a una parata fascista e, nel contempo, partecipare alla suddivisione del Fucino bonificato dai Torlonia, essi vengono presi in giro dall’avvocato concittadino Don Circostanza. Il medesimo li canzona con il giochetto dei “cinque lustri” anziché “cinquant’anni” quando il torrente che irrigava i loro sassosi campicelli viene deviato a favore di un possidente fascista. Ma tra i “cafoni” c’è un discendente di briganti che un poco alla volta apre gli occhi. «Robusta opera di divulgazione, il film è svelto, nitido, corposo. C. Lizzani mette la sordina allo spiritualismo religioso di Silone, evita gli schemi celebrativi del realismo socialista, rievoca con pensosa malinconia un mondo contadino in cui si riflette l’irrisolta questione della nazione italiana, lo squilibrio tra Nord e Sud, tra sviluppo e progresso. È una delle migliori interpretazioni di M. Placido» (Morandini).
 
sabato 18
ore 17.00
Caro Gorbaciov(1988)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: C. Lizzani; sceneggiatura: C. Lizzani, Augusto Zucchi; collaborazione ai dialoghi:Robert Brodie Booth; fotografia: Roberto Benvenuti; scenografia: Luciano Sagoni; costumi: Adriana Berselli; musica: Luis Bacalov; montaggio: Angela Cipriani; interpreti: Harvey Keitel, Flaminia Lizzani, Gianluca Favilla, Francesca Lucidi, Rick Boyd [Federico Boido], Valerio Serraiocco; origine: Italia; produzione: R.P.A. International, con la collaborazione di Rai; durata: 80′
Nella notte del 26 febbraio 1937, nell’appartamento di Mosca – ceduto loro da Stalin dopo il suicidio ivi avvenuto della moglie Nadezda Allilujeva – Nikolaj e Anna Larina Bucharin trascorrono una drammatica vigilia, punteggiata da inquietanti premonizioni. Con l’angoscioso presentimento che, a causa delle accuse di tradimento di Stalin, per Nicolaj si avvicini la medesima sorte toccata ad altri dirigenti del partito, questi insiste perché la moglie impari a memoria una lettera, indirizzata come denuncia alle future generazioni, per evitare che venga requisita e distrutta e per assicurare in tal modo ai posteri la conoscenza della verità sul regime. «Caro Gorbaciov costituisce un intervento comunque apprezzabile nel folto di problematiche di divampante attualità, oggi, in Unione Sovietica. Per il resto, il fluire intrecciato dei ricordi e dei flashback imprime all’opera di Lizzani la precisa dimensione drammaturgica di una testimonianza-rendiconto di controllatissima misura» (Borelli).
 
ore 18.30
Viaggio in corso nel cinema di Carlo Lizzani (2007)
Regia: Francesca Del Sette; soggetto e sceneggiatura: F. Del Sette; fotografia: Malcom Occhetto, Giuseppe Varlotta; riprese: Claudio Perugini, Claudio Palombelli, G. Varlotta; musica: Luca Scota, Giovanni Giombolini, Ermanno Giorgetti; montaggio: Roberto Di Tanna; interpreti: Carlo Lizzani; origine: Italia; produzione: Oblomov Films, con la collaborazione di LA7, Tech; durata: 83′
Tratto da un’idea di Francesca Del Sette, liberamente ispirato al libro-autobiografia di Carlo Lizzani Il miolungo viaggio nel secolo breve, questo documentario segue le tracce di una poliedrica personalità artistica, in tutte le sue sfaccettature, attraversando la memoria storica non solo del cinema italiano ma dell’Italia stessa. Lizzani è un ponte tra il vecchio e il nuovo, tra il neorealismo e la sperimentazione di genere, è l’occhio attento di un documentarista che si serve del cinema per “documentare” prima di tutto, e per conoscere il mondo poi; è un operatore culturale che si circonda di giovani per rinnovare il festival di Venezia, un cineclubbista che si forma al Cineguf e poi prende il posto di Truffaut nella Federazione mondiale dei Cineclub; un’anima duplice che oscilla tutta la vita tra la politica e il cinema compenetrando sempre le due cose, pur nella scelta sofferta del “racconto” a discapito dell’azione. Un uomo di sinistra che fa della tolleranza la sua più grande qualità e non ha paura di condannare lo stalinismo né di riconoscere nel fascismo l’iniziale spinta innovatrice; uno studioso, un critico, che fissa in alcuni scritti alcune intuizioni essenziali.
Ingresso gratuito
 
ore 20.00
L’oro di Roma(1961)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto e sceneggiatura: Lucio Manlio Battistrada, Giuliani G. De Negri, C. Lizzani, con la collaborazione di Alberto Lecco; fotografia: Erico Menczer; scenografia: Flavio Mogherini; costumi: Luciana Marinucci; musica: Giovanni Fusco; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Gérard Blain, Anna Maria Ferrero, Jean Sorel, Filippo Scelzo, Ugo D’Alessio, Andrea Checchi; origine: Italia/Francia; produzione: Ager Film, Sancro Film, C.I.R.A.C., Contact Organisation; durata: 97′
Il maggiore Kappler, durante l’occupazione nazista di Roma, ordina agli ebrei della città di consegnare, nel giro di poche ore, cinquanta chilogrammi di oro, pena la consegna di duecento ostaggi. La comunità immediatamente organizza la raccolta del prezioso metallo. Davide, un giovane calzolaio, esprimendo anche il pensiero di altri giovani, vorrebbe rispondere alla iniqua richiesta con la violenza delle armi. Lizzani «non vuol limitarsi a una rievocazione commossa ed eloquente della tragedia degli ebrei romani, ma mira molto più in alto, alla ricerca appunto delle ragioni che determinarono allora nei perseguitati un atteggiamento di passività e di rassegnazione, e cerca di indicare nel contempo una diversa prospettiva, di reazione e di ribellione, affidata a un personaggio il quale rispecchia aspirazioni che sono la conseguenza di un discorso anche autocritico degli ebrei oggi» (Ferrero).
 
ore 21.45
Il gobbo(1960)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: Luciano Vincenzoni, Elio Petri, Tommaso Chiaretti; sceneggiatura: C. Lizzani, Ugo Pirro, Vittoriano Petrilli, Mario Socrate; fotografia: Leonida Barboni, Aldo Tonti; scenografia: Mario Chiari; costumi: Piero Gherardi; musica: Piero Piccioni; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Gérard Blain, Anna Maria Ferrero, Bernard Blier, Ivo Garrani, Pier Paolo Pasolini, Rocci Vodolazzi; origine: Italia/Francia; produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica, Orsay Film; durata: 103′
Nell’ultima fase della guerra, un giovane della periferia romana, Alvaro, soprannominato “il gobbo”, è diventato famoso compiendo una serie di attentati contro i tedeschi e i fascisti. Suo personale e accanito avversario è il commissario della polizia fascista, Poletti. Per vendicarsi di lui, Alvaro non esita a usare la violenza sulla sua giovane figlia Ninetta. Da quel momento il destino accomuna le sorti di entrambi. Alvaro viene ferito dai tedeschi; si rifugia in casa di Ninetta e la ragazza, innamoratasi nonostante tutto del fuorilegge, lo nasconde. «Si deve dare atto alla regia di Carlo Lizzani di aver saputo risolvere sia il personaggio del protagonista, sia l’ingrata cornice che gli fa da sfondo con un linguaggio quanto si vuole aspro e violento, ma sempre rigoroso e preciso, attento ai disegni psicologici più complessi, sicuro nell’evocazione delle atmosfere più drammatiche, sulla scia (quanto a immagini e a ritmo narrativo) dei migliori film gangster americani» (Rondi).
Copia ristampata dalla Cineteca Nazionale – Vietato ai minori di anni 16
 
domenica 19
ore 17.00
Hotel Meina(2007)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: tratto dal romanzo omonimo di Marco Nozza; sceneggiatura: Dino Leonardo Gentili, Filippo Gentili, C. Lizzani, con la collaborazione di Pasquale Squitieri; fotografia: Claudio Sabatini; supervisione alla cinematografia: Vittorio Storaro; scenografia: Tonino Zera; costumi: Catia Dottori; musica: Luis Enrìquez Bacalov; montaggio: Massimo Quaglia; interpreti:Ivana Lotito, Majlinda Agaj, Eugenio Allegri, Marta Bifano, Veronica Bruni, Ursula Buschhorn; origine: Italia; produzione: Titania Produzioni, Film’87, Plaza Film, con la collaborazione di Rai Cinema; durata: 115′
Il film è basato su fatti realmente accaduti, raccontati in un libro di Marco Nozza. Lago Maggiore, settembre 1943, un gruppo di sedici ebrei italiani, provenienti dalla Grecia, sono ospiti dell’Hotel Meina di proprietà di Giorgio Benar, un ebreo con passaporto turco (cioè cittadino di un paese neutrale). In seguito all’8 settembre, giorno dell’armistizio fra l’Italia e gli Alleati, un reparto di SS capitanato dal comandante Krassler giunge a Meina. Due giovani, Noa Benar e Julien Fendez, sono strappati al loro amore dal brutale irrompere del drappello nazista. Gli ebrei vengono reclusi nell’hotel e inizia una settimana di attesa, terrore e speranza. «Alla soglia degli 85 anni Lizzani conosce la macchina cinema come pochi e sa perfettamente (e in prima battuta) cosa togliere e levare da una materia già di per sé carica di pathos e inevitabile retorica. Non ha bisogno di star, né di effetti speciali, né ha urgenze particolari da appendere sopra le righe. Si limita a filmare, rubando sguardi e denunciando dolori. Ottimo il cast, di volti giusti e sensibili. Un altro tassello di una filmografia esemplare» (Fittante).
 
ore 19.00
Achtung! Banditi!(1951)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto e sceneggiatura: C. Lizzani, Rodolfo Sonego, Giuseppe Dagnino, Ugo Pirro, Massimo Mida, Enrico Ribulsi, Mario Socrate, Giuliani G. De Negri; fotografia: Gianni Di Venanzo; scenografia: Carlo Egidi; costumi: Edith Bieber; musica: Mario Zafred; montaggio: Enzo Alfonsi; interpreti: Gina Lollobrigida, Andrea Checchi, Lamberto Maggiorani, Vittorio Duse, Giuseppe Taffarel, Bruno Berellini; origine: Italia; produzione: Cooperativa Spettatori Produttori Cinematografici, Pdc; durata: 104′
La guerra partigiana a Genova e nell’Appennino ligure dall’organizzazione clandestina in città e nelle fabbriche fino alla battaglia aperta sui monti e al passaggio dei repubblichini tra le file dei partigiani. Siamo nell’ultimo periodo della guerra, una pericolosa missione viene affidata a un gruppo di partigiani che opera nel retroterra genovese: prelevare armi da una fabbrica di Genova. «Diciamo subito che al Lizzani vanno tributate parecchie lodi, con altrettante riserve. È evidente il disinteressato fervore del giovane regista, che in questa difficile fatica ha prodigato tutto se stesso. Il suo film, istante per istante, l’ha visto, sentito. E questi ultimi dintorni di Genova, questi ritmi di poggi e di viadotti, di ponti e di binari, d’interni ferrigni di fabbrica e di accorata periferia, costituiscono una serie di quadri che non sarà facile dimenticare. Ma se, istante per istante, inquadratura per inquadratura, il film sarebbe davvero assai pregevole, gli nuoce una frequente mancanza di semplicità e di chiarezza, vale a dire di evidenza narrativa, di drammatico rilievo. Troppo vasta, e complessa, e ambiziosa, la tela del film, perché un esordiente riuscisse a dominarla, rivelarla, scandirla» (Gromo).
 
ore 21.00
Celluloide(1996)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: Ugo Pirro, Furio Scarpelli, dal libro omonimo di U. Pirro; sceneggiatura: U. Pirro, F. Scarpelli, C. Lizzani; fotografia: Giorgio Di Battista; scenografia e costumi: Luciano Sagoni; musica: Manuel De Sica; montaggio: Alberto Gallitti; interpreti: Giancarlo Giannini, Lina Sastri, Massimo Ghini, Anna Falchi, Massimo Dapporto, Antonello Fassari; origine: Italia; produzione: Dean Film, Production Group, Istituto Luce; durata: 119′
A Roma nel 1944, appena liberata dagli Alleati, il produttore Peppino Amato commissiona a Sergio Amidei la sceneggiatura di una commedia, Borsa nera. Ma il regista Roberto Rossellini, amico di Sergio, in possesso di idee di maggiore spessore, intuisce da subito il significato di testimonianza di un film di più drammatico respiro, e trova tramite amici una contessa disposta a concedere il primo finanziamento. «Celluloide riesce a ricostruire bene un clima d’epoca, l’alternanza di depressioni e di euforie, il senso del lavoro di gruppo, l’intreccio tra il cinema e il privato di chi lo faceva. […] La sceneggiatura non rinuncia al bozzettismo, ma lo modera, tocca i luoghi obbligati (la serata al Quirino, la lettura delle recensioni) senza insistere, alterna con equilibrio toni drammatici e da commedia. Evita di costruire il monumento al regista, come faceva Eastwood-Huston in Cacciatore bianco, cuore nero» (Nepoti).
 
lunedì 20
chiuso
 
martedì 21
ore 17.00
Mussolini: ultimo atto(1974)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto e ricerche storiche: Fabio Pittorru; sceneggiatura: C. Lizzani, F. Pittorru; fotografia: Roberto Gerardi; scenografia: Amedeo Fago; costumi: Ugo Pericoli; musica: Ennio Morricone; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Rod Steiger, Lisa Gastoni, Franco Nero, Henry Fonda, Lino Capolicchio, Giacomo Rossi Stuart; origine: Italia; produzione: Aquila Cinematografica; durata: 125′
Caduta la linea Gotica nella primavera del 1945, gli Alleati si dirigono verso Milano; i partigiani dilagano in tutto il Nord Italia e i tedeschi si ritirano verso Merano. Mussolini, assai perplesso e fornito di notizie illusorie dai gerarchi nazisti rimasti al suo fianco, rifiuta l’opera di mediazione del cardinale Schuster e dalla capitale lombarda si dirige verso la Valtellina ove sarebbe atteso da migliaia di camicie nere. «Capita molto raramente che il declino di un potente venga rappresentato con altrettanta insistenza ed efficacia, e che la protervia di un tiranno si trovi così fermamente rispecchiata nella pietà, più ancora che nel disprezzo. La Storia non cambia, di certo, né possono mutare i giudizi sugli atti e sui comportamenti. Ma non si rischia nulla a osservare un potere sconfitto, braccato, inseguito, prigioniero della paura prima ancora che degli avversari, forse preda del rimorso. Al contrario, se ne può ricavare un insegnamento di speranza, di pietà, di umana compassione» (Giacci).
 
ore 19.15
Il processo di Verona(1963)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: Sergio Amidei, Luigi Somma; sceneggiatura: Ugo Pirro; fotografia: Leonida Barboni; scenografia: Elio Costanzi; costumi: Giulia Mafai; musica: Mario Nascimbene; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Silvana Mangano, Frank Wolff, Salvo Randone, Vivi Gioi, Françoise Prévost, Claudio Gora; origine: Italia/Francia; produzione: Duilio Cinematografica, Orsay Films; durata: 121′
Cinque membri del Gran Consiglio del Fascismo votano l’ordine del giorno proposto da Dino Grandi, con l’intenzione di accelerare la caduta del governo Mussolini. Uno dei cinque è Galeazzo Ciano, genero di Mussolini. L’atto di ribellione di questi uomini viene pagato con il carcere e con il processo che si svolge a Verona. Il processo è manovrato dai tedeschi, con i quali Edda Ciano cerca di trattare promettendo loro i diari del marito. Una ragazza tedesca fa da tramite. All’improvviso però i tedeschi cambiano idea, i diari non interessano più. Lizzani «ha compiuto, in un certo senso, un processo inverso a quello che compie il melodramma. Come questo mitizza i personaggi, così Lizzani li ha demitizzati, facendoci sentire che la storia in cui siamo immersi non è fatta di schemi libreschi, bensì di conflitti di caratteri e di passioni nei quali si esprime l’autentica natura degli uomini e delle donne sulle cui deboli spalle si accumula il destino dei popoli. E ha pensato il film in modo che la sensibilità dello spettatore sia toccata proprio in quella zona in cui la condizione umana coincide con la condizione civile. Il giudizio sul comportamento morale dei protagonisti del processo di Verona, carnefici e vittime, porta con sé un preciso giudizio sulla responsabilità del cittadino che in qualche modo vorrebbe riconoscersi in una delle due parti» (Grazzini).
Copia ristampata dalla Cineteca Nazionale
 
ore 21.30
La guerra segreta (1966)
Regia: Terence Young, Christian-Jaque, Carlo Lizzani; soggetto: Jacques Laborie, Jacques Rémy; sceneggiatura: J. Rémy, Ennio De Concini, Christian-Jaque, Carlo Lizzani; fotografia: Erico Menczer, Pierre Petit, Richard Angst; scenografia: Raymond Gabutti, Axim Axerio, Heinrich Weidemann; costumi: Irms Pauli; musica: Robert Mellin, Gian Piero Reverberi; montaggio: Franco Fraticelli, Borys Lewin, Alan Osbiston; interpreti: Robert Ryan, Henry Fonda, Vittorio Gassman, Annie Girardot, Peter Van Eyck, Mario Adorf; origine: Italia/Francia/Germania; produzione: Fair Film; Franco London Film, Eichberg Filmproduktion; durata: 118′
Un ufficiale russo, fuggito da Berlino Est, chiede al posto di guardia americano di poter parlare con la massima urgenza con il generale Bruce, capo del servizio informazioni. Gli indugi frapposti dai subalterni del comando sono fatali per il fuggiasco che viene ucciso da alcuni sicari, ma riesce tuttavia a lasciare un messaggio per indirizzare le ricerche del generale Bruce a Parigi. Qui si scoprono le prove che nel Mar Rosso è stato approntato un congegno sottomarino destinato a distruggere due sommergibili atomici americani là diretti. Mancano poche ore… Film di spionaggio suddiviso in tre parti e ambientato a Berlino, Djibuti e Roma.
 
mercoledì 22
ore 17.00
L’amore che si paga (ep. di Amore in città, 1953)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto e sceneggiatura: Cesare Zavattini, Aldo Buzzi, Luigi Chiarini, Luigi Malerba, Tullio Pinelli, Vittorio Veltroni; fotografia: Gianni Di Venanzo; scenografia: Gianni Polidori; musica: Mario Nascimbene; montaggio: Eraldo Da Roma; origine: Italia; produzione: Faro Film; durata: 12′
Amore che si paga è una film-inchiesta sulla prostituzione a Roma. L’episodio comprende interviste con alcune prostitute di strada. Dalle risposte si desume quale sia la vita, la storia e il modo di pensare delle intervistate. L’ episodio è stato realizzato per il n. 1 della rivista cinematografica Lo spettatore diretta da Cesare Zavattini, Riccardo Ghione e Marco Ferri, un innovativo progetto editoriale per immagini che non ebbe seguito a causa degli esiti commerciali negativi proprio di questo numero. «Il film aveva sopratutto un interesse sperimentale. Intendeva sancire, anche nella fase del vagheggiato passaggio da Neorealismo a realismo, la legittimità di un “laboratorio neorealistico”» (Lizzani).
 
a seguire
Esterina (1959)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: Giorgio Arlorio; sceneggiatura: Ennio De Concini; fotografia: Roberto Gerardi; scenografia: Nedo Azzini; costumi: Elio Costanzo; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Mario Serandrei; interpreti: Carla Gravina, Geoffrey Horne, Domenico Modugno, Anna Maria Aveta, Silvana Jachino, Greta Lars; origine: Italia/Francia; produzione: Italia Produzione Film, Societé Paris Elisées; durata: 93′
Ragazza di campagna semplice e ingenua, Esterina è sempre più annoiata dalla vita che conduce e vorrebbe conoscere più da vicino quella molto più attraente della città. Quando le viene rubata una bicicletta a motore, i suoi padroni la rimproverano duramente e vorrebbero denunciarla ma intervengono in sua difesa Gino e Piero, due camionisti di passaggio, che la prendono con loro. In seguito vorrebbero abbandonarla ma la ragazza, vincendo la diffidenza dei due, riesce a restare con loro e, con i suoi modesti risparmi, li aiuta a pagare una cambiale. «Esterina fu presentato al festival di Venezia […]. René Clair si complimentò con noi, con Carla Gravina, affermando che il film gli era piaciuto, anche per l’aria svagata e bizzarra della protagonista. Scelsi di girare a Torino fin dalla prima stesura del soggetto. Torino rappresentava l’Italia industriale nonché la prima capitale del cinema, ma soprattutto faceva da contraltare, con la sua struttura razionale, alla bizzarria della protagonista della mia storia» (Lizzani).
 
ore 19.00
La ronda(ep. di Amori pericolosi, 1964)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: dalla commedia teatrale Chemin de ronde di Robert Francheville; sceneggiatura: Franco Brusati, C. Lizzani; fotografia: Alvaro Mancori; scenografia: Elio Costanzi; costumi: Elio Costanzi; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Ornella Vanoni, Frank Wolff, Jean Sorel; origine: Italia; produzione: Zebra Film, Fulco Film, Aera Film; durata: 30′
Una donna di malaffare, incarcerata per aver ferito il suo “protettore”, tenta di evadere dalla fortezza che la ospita, ma è bloccata da un giovane legionario. La triste condizione della ragazza e la sua disperata ansia di libertà sembrano commuovere il soldato.
 
a seguire
La Celestina P… R…(1964)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: Assia Noris, Giorgio Stegani, liberamente tratto dal racconto La Celestina di Fernando De Rojas; sceneggiatura: C. Lizzani, Massimo Franciosa, Luigi Magni; fotografia: Oberdan Trojani; scenografia: Enrico Tovaglieri; costumi: Sebastiano Soldati; musica: Piero Umiliani; montaggio: Mario Serandrei; interpreti: Assia Noris, Venantino Venantini, Beba Loncar, Raffaella Carrà, Marilù Tolo, Dahlia Lavi; origine: Italia; produzione: Aston Film; durata: 100′
Celestina è un’attivissima donna d’affari milanese, che si occupa di un genere di “public relations” non precisamente lecito, ma che le consente una vita piuttosto agiata anche se assai movimentata. Celestina, in effetti, non è altri che una “madame”, la quale usa le sue ragazze come esca per prendere all’amo i vari industriali e trasformarli in vittime. «Torna Assia Noris, assente dai nostri schermi dal 1945 […]. Ed è […] brava come ai tempi di Batticuore e di Un colpo di pistola. O meglio ha quelle qualità di disinvoltura e aggressività fotogenica che fanno il mostro sacro del cinema: con un simile potenziale divistico a Hollywood non l’avrebbero certo lasciata tanto tempo lontano dagli schermi» (Kezich).
Vietato ai minori di anni 14
 
ore 21.30
Il carabiniere a cavallo(1961)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: Antonio Pietrangeli, Ettore Scola, Ruggero Maccari; sceneggiatura: E., R. Maccari; fotografia: Gianni Di Venanzo; scenografia: Piero Gherardi; costumi: Lucia Mirisola; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Nino Manfredi, Peppino De Filippo, Annette Stroyberg, Maurizio Arena, Luciano Salce, Clelia Matania; origine: Italia; produzione: Maxima Film; durata: 95′
«Il carabiniere a cavallo Franco Bartolomucci vorrebbe sposare la fidanzata Letizia ma il regolamento dell’arma stabilisce che ciò è possibile solo dopo aver compiuto quindici anni di servizio attivo. Temendo di perdere l’affetto della ragazza, Franco decide di sposarla segretamente, con l’aiuto di un ex brigadiere, Tarquinio. Alla vigilia delle nozze a Franco, durante il suo turno di servizio al Pincio, gli viene rubato il cavallo . Per evitare provvedimenti disciplinari, lo sfortunato carabiniere rientra in caserma montando un cavallo da tiro preso a nolo. Il giorno dopo, celebrata la cerimonia nuziale insieme con la moglie e l’amico Tarquinio, si affanna alla ricerca della bestia. «È una specie di epigono del neorealismo rosa: il pretesto del furto porta il film nelle zone periferiche della Roma anni Sessanta, imprimendo alla commedia sfumature di denuncia sociale. Molti problemi con la censura che impose il taglio di numerose battute e aggiunse “a cavallo” al titolo originale Il carabiniere» (Mereghetti).
 
giovedì 23
ore 17.00
Lo svitato(1956)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto e sceneggiatura: Dario Fo, Fulvio Fo, Augusto Frassineti, C. Lizzani, Massimo Mida, Bruno Vailati; fotografia: Armando Nannuzzi; scenografia: Peck G. Avolio; costumi: Sartoria Fratelli Rame; musica: Roberto Nicolosi; montaggio: Enzo Alfonsi; interpreti: D. Fo, Franca Rame, Georgia Moll, Leo Pisani, Alberto Bonucci, Franco Parenti; origine: Italia; produzione: Galatea; durata: 98′
Achille, fattorino nella redazione di un giornale milanese della sera, è scambiato per un giornalista e riesce a mettere insieme un articolo sportivo-sentimentale, che in un giorno di magra viene pubblicato dal giornale. Ha poi l’occasione di fare un reportage fotografico e un’intervista con il mostro di via Emilia che gli fruttano una gratifica e un elogio da parte del direttore. Nel frattempo ha conosciuto Gigi, un maneggione, il quale lo induce a preparare insieme un furto in grande stile, per essere poi il primo a darne la notizia sul giornale. «Un film insolito: diciamolo subito. È un film comico in cui niente è nuovo, ma tutto è rinverdito e rinnovato in un clima di allegria che, partendo dalla vecchia farsa dei primi tempi del “muto”, arriva a caricature e a parodie di sapore originale e modernissimo, con intenzioni quasi sofisticate» (Rondi).
 
ore 19.00
La vita agra(1964)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: dal romanzo omonimo di Luciano Bianciardi; sceneggiatura: Sergio Amidei, Luciano Vincenzoni, C. Lizzani; fotografia: Erico Meczer; scenografia: Enrico Tovaglieri; costumi: Dario Della Corte; musica: Piero Piccioni; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Ugo Tognazzi, Giovanna Ralli, Rossana Martini, Gianpiero Albertini, Elio Crovetto, Nino Krisman; origine: Italia; produzione: Film Napoleon; durata: 104′
Addetto ai servizi culturali di una grande miniera, Luciano Bianchi viene licenziato, Per vendicare se stesso e i minatori uccisi da una grave esplosione, Luciano si reca a Milano deciso a far saltare con la dinamite l’imponente grattacielo dove ha sede la società mineraria. Qui incontra Anna, giovane corrispondente di un giornale di sinistra, della quale si innamora. Per poter vivere Luciano si adatta a fare il traduttore per una casa editrice, ma troverà la sua fortuna inserendosi brillantemente nella produzione di slogan pubblicitari. La sua genialità in questo lavoro, che lui tuttavia disprezza, gli varrà un’assunzione presso la stessa società che lo aveva licenziato. «Questa “storia socialpsicologica post-miracolistica” riesce a ricostruire con acutezza e originalità il disagio diffuso che gli anni del boom avevano fatto crescere nelle coscienze più lucide» (Mereghetti).
Copia restaurata dalla Cineteca Nazionale in collaborazione con Ripley’s Film, con il contributo della Presidenza del Consiglio Comunale di Roma e l’associazione I.S.E.-B.A. Friends
        
ore 21.00
Roma bene(1971)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto:dal dramma Mani aperte sull’acqua diLuigi Bruno Di Belmonte; sceneggiatura: Luciano Vincenzoni, Nicola Badalucco con la collaborazione di C. Lizzani; fotografia: Giuseppe Ruzzolini; scenografia: Flavio Mogherini; costumi: Adriana Berselli, Marina De Laurentiis; musica: Luis Enriquez Bacalov; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Nino Manfredi, Senta Berger, Philippe Leroy, Virna Lisi, Mario Feliciani, Irene Papas; origine: Italia/Francia/Germania Occidentale; produzione: Castoro Film, Marianne Production, Oceania Filmproduktion; durata: 100′
Intorno al salotto della contessa Silvia Santi, moglie dell’industriale Giorgio Santi, ruotano alcuni dei personaggi più in vista dell’aristocrazia, della finanza, della politica e del clero: un ambiente apparentemente rispettabile, ma in realtà squallido e corrotto. «Roma bene è un film di impianto corale e con un intento fortemente morale realizzato per esplorare i vizi umani di una capitale ormai preda dei più bassi livelli di corruzione e di dissolutezza, alla stregua di un aggiornato Satyricon. […] Dramma, commedia, satira, denuncia sociale si intrecciano in questa versione aggiornata e incattivita della “dolce vita” felliniana, una coproduzione italo-franco tedesca a cui partecipa il più ricco e importante cast artistico di cui Lizzani abbia mai potuto disporre […]. Le intenzioni di Lizzani sono comunque fin troppo chiare: mentre al Nord le città industriali come Torino e Milano diventano sempre più invivibili e violente, terreno di scontro per bande malavitose sempre più organizzate e feroci, la capitale è preda della mollezza, dell’ozio, degli scandali della corruzione, totalmente incapace di governare un fenomeno così vasto e complesso» (Giacci).
Vietato ai minori di anni 14
 
venerdì 24
ore 17.00
Svegliati e uccidi (Lutring) (1966)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: Ugo Pirro, C. Lizzani; sceneggiatura: Ugo Pirro; fotografia: Armando Nannuzzi; scenografia e costumi: Franco Bottari; musica: Ennio Morricone; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Robert Hoffman, Lisa Gastoni, Gian Maria Volonté, Renato Nicolai, Claudio Volonté, Ottavio Fanfoni; origine: Italia/Francia; produzione: Castoro Film, Sanson Film, C.I.P.R.A.; durata: 99′
Luciano Lutring, figlio di un lattaio della periferia milanese, per far colpo su una ragazza che ha accettato di accompagnarlo, si appropria di un automobile. In seguito, a San Remo, per amore di Candida che si è unita a lui, il giovane ruba in una gioielleria. Ormai è entrato nel giro della “mala” e i suoi colpi, maldestri, monotoni, solitari, si ripetono un poco per abitudine, un poco per necessità, un poco per esibizione. «È un buon film, girato con piglio fervido da un Lizzani in ottima forma. […] La fotografia a colori di Armando Nannuzzi è splendida, il tedesco Robert Hoffman è un Lutring convincente, Gian Maria Volonté interpreta un poliziotto in maniera ambigua. E poi c’è Candida Lutring, cioè Lisa Gastoni: di gran lunga la più bella figura femminile vista al cinema negli ultimi tempi. Ecco finalmente un’attrice che non si preoccupa solo di apparire bella, ma che sposa nel bene e nel male la causa del suo personaggio. Il ritratto di Candida, che parte da un’apparizione a fianchi scoperti in un night-club e non risparmia gli episodi umilianti e le botte, è sostenuto da un’acuta pietà che sfiora la poesia tragica» (Kezich).
Vietato ai minori di anni 18
 
ore 19.00
Banditi a Milano(1968)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: C. Lizzani; sceneggiatura: C. Lizzani, Dino Maiuri, Massimo De Rita; fotografia: Giuseppe Ruzzolini; scenografia: Enrico Tovaglieri; costumi: Sebastiano Soldati; musica: Riz Ortolani; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Gian Maria Volontè, Don Backy, Tomas Milian, Carla Gravina, Raymond Lovelock, Ezio Sancrotti; origine: Italia; produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica; durata: 99′
Dopo un inserto sociologico che si propone di offrire una spiegazione di come il vizio, nei suoi multiformi aspetti, possa allignare e prosperare in una città ad alto potenziale tecnologico e dal diffuso benessere economico, nel film – ispirato alla rapina compiuta al Banco di Napoli il 25 settembre 1967 dalla banda Cavallaro e ai delitti che ne seguirono – sono messi a fuoco i protagonisti del dramma (autori, vittime, forze dell’ordine), i loro ambienti, le loro psicologie, e vengono descritti i momenti della preparazione e dell’esecuzione di questo crimine, e altri precedenti, fino alla strage finale. «A pochi mesi dai fatti, Lizzani […] gira il migliore dei suoi film ispirati alla cronaca nera […]. Sicuro nella struttura a flashback, secco e veloce nel seguire l’azione della polizia, convincente nel ricostruire un ambiente di confuso ribellismo e criminalità da consumismo. Volontà, con accento piemontese, è strepitoso nella di un personaggio odioso e complesso; Milian è uno dei primi commissari di ferro del cinema dell’epoca».
 
ore 21.00
Presentazione del libro di Emanuela Mascherini Memorie del cuscino (Castelvecchi, 2009)
 
sabato 25
Figure del femminile tra Cinema e Psicoanalisi
Psicoanalisi e Cinema hanno molto in comune: sono nate nello stesso periodo, hanno avuto nel secolo appena finito un enorme sviluppo e diffusione continuando ad influenzare, con la loro ricerca sull’uomo e le sue dinamiche profonde, il mondo della cultura, della scienza e dell’arte. Anche se il cinema non ha alcun presupposto terapeutico, alcuni aspetti della sua indagine e la sua capacità di stimolare e portare alla coscienza, all’interno di un contenitore artistico, dei nuclei attivi nel profondo della psiche fanno sì che sviluppare un confronto su alcuni temi può essere utile e stimolante. I film hanno d’altronde modalità espressive affini a quelle dei sogni e dell’immaginario, utilizzando quel registro iconico su cui la Psicoanalisi indaga come livello di simbolizzazione sulla strada della rappresentazione e della pensabilità. Partendo da questo interesse, il Centro Sperimentale di Cinematografia organizza, col patrocinio della SPI (Società Psicoanalitica Italiana) una serie d’incontri mensili, nella giornata di sabato, centrati sul rapporto tra il Cinema e la Psicoanalisi e sugli aspetti che la visione di un film può approfondire. In queste serate di volta in volta uno psicoanalista proporrà una breve relazione, dopo la proiezione dell’ultimo film selezionato, aperta alla discussione con autori/attori/critici cinematografici e col pubblico. Nel 2010 i film presentati e gli spunti di riflessione proposti vertono intorno ad un percorso che attraversa il tema della femminilità, sia sul versante cinematografico che su quello psicoanalitico e, più in generale, culturale.
 
ore 16.45
Al di là del bene e del male (1977)
Regia: Liliana Cavani; soggetto: L. Cavani; sceneggiatura: Franco Arcalli, Italo Moscati; fotografia: Armando Nannuzzi; costumi: Piero Tosi; musica: Daniele Paris; montaggio: F. Arcalli; interpreti: Dominique Sanda, Erland Josephson, Robert Powell, Virna Lisi, Philippe Leroy, Carmen Scarpitta; origine: Italia/Francia/Germania; produzione: Clesi Cinematografica, Lotar Film, Les Artistes Associés, Artemis; durata: 127′
«Liberamente ispirato alla realtà storica, è il romanzo di una donna e due uomini – Lou Von Salomé, Friedrich Nietzsche, Paul Rée – che verso la fine dell’Ottocento cercano di attuare una trinità sentimentale. Chi conduce il gioco sovversivo del desiderio – la cui logica si scontra con quella del potere – è la donna e suo (della regista) il punto di vista sugli avvenimenti. Scritto con Italo Moscati e Franco (Kim) Arcalli e sostenuto da un apparato figurativo di sfarzo viscontiano, è un film denso, ambizioso, fin troppo esplicativo, un po’ raffazzonato nelle plurime ispirazioni letterarie, compiaciuto nel suo indugio sul tema dell'”andare fino in fondo”» (Morandini).
Vietato ai minori di anni 14
 
ore 19.00
Interno berlinese (1985)
Regia: Liliana Cavani; soggetto: liberamente tratto dal romanzo La croce buddista di Junichiro Tanizaki; sceneggiatura: L. Cavani, Roberta Mazzoni; fotografia: Dante Spinotti; scenografia: Luciano Ricceri; costumi: Alberto Verso; musica: Pino Donaggio; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Gudrun Landgrebe, Kevin McNally, Mio Takaki, Massimo Girotti, Philippe Leroy, William Berger; origine: Italia/Germania; produzione: Cannon; durata: 118′
Nella Berlino del 1938, proprio mentre il regime nazista intensifica le sue campagne di moralizzazione, Louise von Hollendorf e suo marito Heinz vengono entrambi sedotti da Mitsuko, figlia dell’ambasciatore giapponese: dall’incontro nasce un triangolo morboso. Con uno stile decadente e raffinato, a cui contribuiscono gli eccellenti Spinotti e Donaggio per la fotografia e la colonna sonora, Liliana Cavani trapianta nella Germania nazista l’erotismo di Junichiro Tanizaki, con effetti suggestivi. «Quell’angelo demonio [Mitsuko] Liliana Cavani lo ha trascritto con molta finezza, andando a fondo nella sua psicologia irta di enigmi e conducendo avanti il suo incontro-scontro con gli altri due, mettendo in vellutata evidenza il suo ruolo di perfido ma segretissimo di carnefice i cui moventi, visti solo dalle sue vittime, attraverso i suoi gesti, non sono mai chiariti del tutto, rimanendo – come spesso i personaggi di Tanizaki – confinati in limbi misteriosi, all’insegna soprattutto dell’ambiguità» (Rondi).
Vietato ai minori di anni 14
 
ore 21.05
Relazione della psicanalista Manuela Fraire e incontro moderato da Fabio Castriota con Liliana Cavani
 
a seguire
Il portiere di notte (1974)
Regia: Liliana Cavani; soggetto e sceneggiatura: Barbara Alberti, L. Cavani, Italo Moscati, Amedeo Pagani; fotografia: Alfio Contini; scenografia: Nedo Azzini, Jean Marie Simon; costumi: Piero Tosi; musica: Daniele Paris; montaggio: Franco Arcalli; interpreti: Dirk Bogarde, Charlotte Rampling, Philippe Leroy, Gabriele Ferzetti, Giuseppe Addobbati, Isa Miranda; origine: Italia; produzione: Lotar Film; durata: 118′
In un albergo di Vienna, nel 1957, una sopravvissuta alla tragedia dei campi di concentramento, Lucia Atherton, ritrova il suo aguzzino, con cui riallaccia un rapporto schiavo-padrone. Trasferitasi a casa dell’uomo, mentre un gruppo di sicari nazisti le sta dando la caccia, Lucia spinge la relazione fino all’annientamento reciproco. Uno dei lungometraggi più discussi degli anni Settanta, diretto da una regista in stato di grazia e causa di un dibattito che all’epoca fece il giro del mondo. Raramente nella storia del cinema il rapporto vittima-carnefice è stato esplorato con tanta lucidità, e i due protagonisti, la Rampling e Bogarde, sono indimenticabili. «Sequestrato, assolto, risequestrato e bloccato per un anno, rimane un film straziante, atroce testimonianza del nazismo. Con questo film, impensabile senza l’analisi materiale e psicologica del nazismo vagliata durante gli anni dell’apprendistato documentaristico, la Cavani sposa sul piano artistico la complicità delle immagini con una pulsione voyeuristica. Lo spazio dell’esperienza si identifica ora con il dominio dello sguardo, metafora di violazione e di potere» (Gaetana Marrone).
Ristampa a cura della Cineteca Nazionale
Vietato ai minori di anni 14 – Ingresso gratuito
 
domenica 26
Tracce di Alberto Moravia nel cinema italiano
Breve omaggio ad Alberto Moravia a vent’anni dalla morte, con la proiezione di tre film tratti da sue opere letterarie. Ennesima occasione per riflettere sulla figura dello scrittore nel cinema italiano, al quale ha dato un apporto creativo come soggettista e sceneggiatore e come critico, oltre ad essere stato fonte di ispirazione con i suoi romanzi e racconti. Mai scrittore italiano è stato più “saccheggiato” dal cinema, grazie anche alla libertà che Moravia ha sempre concesso agli sceneggiatori chiamati a tradurre le sue pagine in film. Libertà che nasceva dalla consapevolezza della diversità delle due forme artistiche e dal rispetto per il lavoro altrui, che a volte, però, non era reciproco. Ecco il Moravia-pensiero, ancora oggi attuale: «In occasione della proiezione dell’Agostino di Mauro Bolognini ricavato dal mio romanzo omonimo, si sono riaccese le solite polemiche sull’opportunità o meno di tradurre in film i romanzi e sulla migliore maniera di mandare ad effetto questa traduzione. Alcuni critici, non sappiamo quanto in buona fede, si sono addirittura scagliati contro il rapporto della letteratura col cinema, difendendo non si sa quale purezza dell’ispirazione cinematografica. Ma in sostanza che cosa difendono questi critici? Il cosiddetto “soggetto originale” ossia le cinque dieci malvage paginette semianalfabete stillate faticosamente dai cosiddetti “soggettisti” professionali, le quali, una volta acquistate dal produttore, debbono essere rifatte cento volte da intere coorti di sceneggiatori. Diciamolo pure: il “soggetto originale” è il massimo responsabile del basso livello culturale ed estetico di gran parte della produzione cinematografica. Per me, il solo “soggetto originale” legittimo è quello scritto personalmente dal regista. Ma poiché i registi che scrivono i loro soggetti sono pochi, il romanzo è di gran lunga preferibile al “soggetto originale” e questo per i seguenti motivi: 1. Attraverso la riduzione cinematografica di romanzi s’ottiene la circolazione delle idee e della cultura nel cinema, altrimenti impossibile, dato il basso livello culturale dei “soggettisti”; 2. In un “soggetto originale” bisogna aggiungere, il che non è sempre possibile; in un romanzo basta togliere, operazione molto più agevole; 3. Il romanzo fino a un certo punto serve da antidoto ad alcuni mali del cinema quali il divismo, l’intreccio meccanico, la pornografia delle “maggiorate fisiche”, ecc.
Venendo al film di Mauro Bolognini, non posso che ripetere ciò che dissi a proposito dell’Isola di Arturo: l’autore del libro non può chiedere che il regista sia fedele; ma può bensì chiedergli che faccia un bel film» («L’Espresso», 16 dicembre 1962; poi nel fondamentale volume a cura di Adriano Aprà, Stefania Parigi, Moravia al/nel cinema, Associazione Fondo Alberto Moravia, 1993, p. 282).
 
ore 17.00
Racconti romani (1955)
Regia: Gianni Franciolini; soggetto: da alcuni Racconti romani di Alberto Moravia scelti da Sergio Amidei; sceneggiatura: S. Amidei, Age & Scarpelli, Francesco Rosi, A. Moravia; fotografia: Mario Montuori; scenografia: Aldo Tomassini; costumi: Beni Montresor; musica: Mario Nascimbene; montaggio: Adriana Novelli: interpreti: Vittorio De Sica, Totò, Silvana Pampanini, Franco Fabrizi, Antonio Cifariello, Maurizio Arena; origine: Italia; produzione: I.C.S.; durata: 98′
Un incallito truffatore convince alcuni giovani sfaticati ad abbandonare le loro attività per dedicarsi a imprese poco limpide. «Il film cerca di far convivere il pessimismo dello scrittore con la bonarietà della commedia all’italiana: ne esce un ibrido curioso, vivacizzato – forse troppo – da un cast brillante, che testimonia la nascente tentazione del cinema italiano a stemperare nel rosa certe componenti di più seria analisi sociale» (Mereghetti).
 
ore 19.00
La noia (1963)
Regia: Damiano Damiani; soggetto: dal romanzo omonimo di Alberto Moravia; sceneggiatura: Tonino Guerra, Ugo Liberatore, D. Damiani; fotografia: Roberto Gerardi; scenografia: Carlo Egidi; costumi: Angela Sammaciccia; musica: Luis Enriquez Bacalov; montaggio: Renzo Lucidi; interpreti: Horst Buchholz, Catherine Spaak, Bette Davis, Georges Wilson, Leonida Repaci, Isa Miranda; origine: Italia/Francia; produzione: C.C. Champion, Les Films Concordia; durata: 118′
«Dino, pittore romano egoista e incapace di comunicare col prossimo, ha un ambiguo rapporto di dipendenza con la ricca madre americana. Allaccia una relazione con Cecilia, ragazza dall’oscuro passato, a scopo di mero intrattenimento sessuale. Quando comincia a sospettare che lo tradisca ne diventa sempre più succubo» (Morandini). Secondo Kezich «il film è rispettoso degli eventi narrati nel libro, tranne per un eccesso di ottimismo nel finale», mentre per Pestelli «il film resta autenticamente moraviano», anche se il male del protagonista, nel passaggio dal romanzo al film, «perde il lustro filosofico».
Vietato ai minori di anni 18
 
ore 21.15
Gli indifferenti (1964)
Regia: Francesco Maselli; soggetto: dal romanzo omonimo di Alberto Moravia; sceneggiatura: Suso Cecchi D’Amico, F. Maselli; fotografia: Gianni Di Venanzo; scenografia: Luigi Scaccianoce; costumi: Marcel Escoffier; musica: Giovanni Fusco; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Claudia Cardinale, Rod Steiger, Shelley Winters, Tomas Milian, Paulette Goddard, Consalvo Dell’Arti; origine: Italia/Francia; produzione: Vides Cinematografica, Lux Film, Ultra Film, Compagnie Cinématographique de France; durata: 115′
«Anche quelli che non apprezzano Moravia riconoscono che nel 1929, quando si impose con Gli indifferenti, egli scrisse il suo romanzo più valido e, per quei tempi, più nuovo. Gli schemi narrativi, infatti, li aveva presi dalla vecchia letteratura – la famiglia in sfacelo, la madre anziana con l’amante ricco, il figlio orgoglioso e dolente, la figlia che, quasi per convenienza, sposa l’amante della madre – ma li aveva rivestiti di un clima esistenzialistico ante litteram, di un senso di impotenza di fronte al marcio della vita, di una nauseata indifferenza di fronte al crollo di tutti gli antichi valori, e questo aveva conferito loro una innegabile modernità, trasformando, oltre a tutto, ogni personaggio nel ritratto preciso di un’epoca e di una società. […]
Maselli, convinto nell’universalità dei temi del romanzo e credendo che potessero essere trattati anche al di fuori dell’epoca in cui erano sorti, ha volutamente sfocato attorno ad essi la cornice degli Anni Trenta (pur accettandone fogge e costumi) e ha guardato a quei personaggi, quasi sempre in primo piano, come se fossero di oggi, con angustie, nausee, angosce, noie, facilmente riferibili a quelle di cui soffrono i contemporanei; senza accorgersi, invece, che quelle sofferenze non solo erano tipiche di quegli anni, ma che il modo con cui Moravia le aveva espresse era preso in prestito dalla vecchia letteratura» (Rondi).
Vietato ai minori di anni 18
 
lunedì 27
chiuso
 
martedì 28
ore 17.00
Barbagia (La società del malessere) (1969)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: Dino Maturi, Massimo De Rita dal libro La società del malessere di Giuseppe Fiori; sceneggiatura: D. Maiuri, M. De Rita, Augusto Caminito, Antonio Troisio; consulenza ai dialoghi: Giuseppe Fiori; fotografia:Michele Cristiani; scenografia: Franco Fontana; costumi: Carlo Gentili; musica: Don Backy; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Terence Hill, Don Backy, Frank Wolff, Rossana Martini, Gabriele Tinti, Clelia Matania; origine: Italia; produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica; durata: 121′
Graziano Cassitta, giovane pastore barbaricino, educato, secondo il costume della sua gente, a considerare l’onore più importante della vita, vendica la morte di un fratello uccidendo uno dei suoi assassini. Arrestato, riesce a evadere per ben tre volte: l’ultima, dal carcere di Sassari in compagnia di uno spagnolo, Miguel Lopez, col quale si rifugia sul Supramonte, l’aspra e boscosa catena di montagne nel cuore stesso della Barbagia. Spalleggiato da Spina, un disonesto avvocato, Graziano e la sua banda cominciano a dedicarsi a una fruttuosa attività: il sequestro di persone danarose da liberare in cambio di cospicui riscatti. «Un pamphlet avvincente e utile:un saggio di buon giornalismo ricostruito» (Kezich).
Vietato ai minori di anni 14
 
ore 19.15
Torino nera(1972)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto e sceneggiatura: Luciano Vincenzoni, Nicola Badalucco; fotografia: Pasqualino De Santis; scenografia: Amedeo Fago; costumi:Maria Laura Zampacavallo; musica: Gianfranco e Gianpiero Reverberi, Nicola di Bari; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Bud Spencer, Domenico Santoro, Andrea Balestri, Nicola di Bari, Marcel Bozzuffi, Françoise Fabian; origine: Italia/Francia; produzione: Intermaco, Trianon Productions; durata: 105′
A Torino durante una partita di calcio, il costruttore edile meridionale commendator Fridda uccide (perché il sicario Puma esita) un gorilla di cui in precedenza si era servito, un certo Santoro. Eliminato costui a causa dei suoi metodi feroci e controproducenti, Fridda vuole eliminare anche Rosario Rao, un operaio onesto e difensore degli sfruttati, sposato con due bambini, Mino e Raffaele. Il costruttore riesce a incastrare il pover’uomo facendolo incriminare e condannare per l’omicidio da lui commesso (Rao risulta essere il proprietario della pistola che aveva sparato ed era anche lui presente allo stadio). La moglie di Rao lavora in una lavanderia, i bambini, pressoché abbandonati, si danno al piccolo commercio di sigarette di contrabbando. Della scena dell’assassinio esiste da qualche parte una fotografia. Alla ricerca di quella fotografia e del negativo si mette il giovane avvocato Mancuso, stimolato e aiutato da Mino e Raffaele. «Dramma un po’ semirusticano in ambiente però metropolitano con un finale alla Matarazzo […], Torino nera punta sugli effetti forti, senza perdersi in finezze e mediazioni» (De Santi).
 
ore 21.15
Storie di vita e malavita (Racket della prostituzione minorile)(1975)
Regia: Carlo Lizzani; collaborazione alla regia: Mino Giarda; soggetto: Marisa Rusconi, M. Giarda, da un’inchiesta di Marisa Rusconi; sceneggiatura: C. Lizzani, M. Giarda; fotografia: Lamberto Caimi; scenografia: Franco Fumagalli; costumi: Lia Morandini; musica: Ennio Morricone; interpreti: Anna Curti, Lidia Di Corato, Annarita Grapputo, Danila Grassini, Sandro Pizzocchero, Cinzia Mambretti; origine: Italia; produzione: Thousand Cinematografica; durata:120′
Tratto da un’inchiesta, il film racconta molte vicende sul tema annunciato dal sottotitolo: il racket della prostituzione minorile. Due sono i filoni di fondo: quello delle giovani sprovvedute, immigrate nelle grandi città del Nord delle provincie meridionali o dalle grandi isole, spinte dal bisogno di lavorare e allettate con promesse lusinghiere; e quello delle ragazze di famiglie borghesi, i cui genitori conducono ipocritamente una doppia vita oppure sono incapaci di rapporti affettivi e confidenziali con i propri figli. «All’epoca venne strapazzato dalla critica, ma se è vero che non lesina in crudezze e sfiora il sensazionalismo, le notazioni di costume sono quasi sempre azzeccate e non ci sono spiegazioni univoche. Il punto di vista è giustamente quello delle vittime, ma pari attenzione viene riservata agli sfruttatori, che siano i clienti o i protettori. E gli uomini fanno una pessima figura» (Mereghetti).
Vietato ai minori di anni 18
 
mercoledì 29
ore 17.00
San Babila ore 20: un delitto inutile(1976)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: Ugo Pirro, Mino Giarda; sceneggiatura: U. Pirro, M. Giarda, C. Lizzani; documentazione e ricerche: Claudio Lazzaro; fotografia: Pier Giorgio Pozzi; scenografia: Pier Luigi Basile; costumi: Dada Salingeri, Serenilla Staccioli; musica: Ennio Morricone; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Daniele Asti, Pietro Giannuso, Giuliano Cesareo, Pietro Brambilla, Brigitte Skay, Paola Faloja; origine: Italia; produzione: Produzioni Tattilo Associate; durata: 105′
Reduci del funerale di un vecchio gerarca del “ventennio”, quattro giovani neofascisti – Fabrizio Franco e Micki, d’estrazione borghese, e Alfredo, commesso d’origine meridionale – compiono una bravata contro i “rossi” del liceo Beccaria. «Ancora una volta Lizzani sfrutta con tempismo gli avvenimenti della cronaca nera, recuperando anche uno sguardo civile e politico. Non tutto funziona, ma il merito di una documentazione e della stessa denunzia del fenomeno, legato al neo-fascismo più violento ed eversivo, appare inoppugnabile» (De Santi).
 
ore 19.00
L’indifferenza (ep. di Amore e rabbia, 1969)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: da un’idea base di Puccio Pucci e Piero Badalassi; sceneggiatura: Carlo Lizzani; fotografia: Sandro Mancori; scenografia: Mimmo Scavia; musica: Giovanni Fusco; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Tom Baker; origine: Italia/Francia; produzione: Castoro Film, Anouchka Film; durata: 12′
È una rilettura della parabola del buon Samaritano. Siamo a Brooklyn, sul celebre ponte: un uomo, vittima di un incidente, implora aiuto ai bordi della strada ma nessuno si ferma. Nel frattempo in un’altra zona della città una ragazza viene violentata in un allucinante silenzio, senza che nessuno possa, sappia o voglia intervenire. È la barbarie del vivere moderno, isolazionista, individualista, totalmente privo di spirito altruistico. Solo un pregiudicato è disposto, pure se controvoglia, al gesto pietoso, ma sarà arrestato. La rilettura in chiave moderna della parabola del buon Samaritano (Vangelo secondo Luca, 10,25-37), narrata da Gesù ha lo scopo di spiegare il valore della pietà come sentimento fondamentale nella vita dell’uomo.
Vietato ai minori di anni 18
 
a seguire
Crazy Joe(1973)
Regia:Carlo Lizzani; soggetto: Dino Maiuri, Massimo De Rita, da un racconto di Nicolas Gage; sceneggiatura: D. Maiuri, M. De Rita, C. Lizzani, (per l’edizione statunitense) Lewis John Carlino; fotografia: Aldo Tonti; scenografia, arredamento e costumi: Marina Bruni e Robert Gundlach; musica: Giancarlo Chiaramello; montaggio: Vanio Amici; interpreti: Peter Boyle, Paula Prentiss, Fred Williamson, Eli Wallach, Rip Torn, Fausto Tozzi; origine: Usa/Italia; produzione: De Laurentiis Intermaco, Bright-Persky Associates Features; durata: 100′
Stanco della sua eterna posizione di subalterno malpagato, Joe – un mafioso della famiglia Gallo – tenta, spalleggiato da suo fratello Richie, di prendersi una fetta degli affari del boss. Sconfitto però, nell’impari lotta, finisce in galera. Mentre Joe sconta la pena, Falco incarica un ex amico del recluso, Vincent Coletti, di uccidere il più astuto esponente dei capifamiglia don Vittorio Santoni. Vincent invece passa dalla parte di questi che lo premia dandogli il “feudo” di Falco. Perduto Richie (suicida perché stanco e malato), Joe riconquista la libertà e, più che mai deciso a farsi strada fra i boss, si allea con Willy, suo ex compagno di prigione. «Unendo la sapienza espressiva del neorealismo con la tecnica americana Lizzani, a poco tempo di distanza dall’uscita nelle sale di Il Padrino […] confeziona un’opera senza dubbio meno “romantica” ma ugualmente emozionante da considerare come una pregevole premessa a ciò che Sergio Leone e Tonino Delli Colli, dieci anni più tardi, avrebbero saputo egregiamente fare con C’era una volta in America» (Giacci).
 
ore 21.15
Kleinhoff Hotel(1977)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: V. Orsini; sceneggiatura: V. Orsini, Faliero Rosati; fotografia: Gabor Pogany; scenografia: Luciano Spadoni; costumi: Gianfranco Carretti; musica: Giorgio Gaslini; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Corinne Clery, Bruce Robinson, Katja Rupé, Michele Placido, Werner Pochat, Peter Kern; origine: Italia/Germania; produzione:Trust International Films, Roxy Film Gmbh & Co. KG; durata: 105′
Pascale, moglie francese di un architetto tedesco che lavora in Africa, è costretta, avendo perso l’aereo per Parigi, a pernottare in un albergo berlinese in cui aveva alloggiato da studentessa. Incuriosita dai rumori provenienti dalla stanza accanto scopre, spiando da una fessura, che il suo vicino è un giovane barbuto. Qualche ora dopo saprà anche, avendo ascoltato i suoi dialoghi con un’amica drogata e con un amico, che si chiama Karl, che è un terrorista incaricato di eliminare un presunto traditore. «Si respira, lungo tutto questo film, un’aria malata, un senso di chiuso, una mancanza di ossigeno e di luce. La lotta armata, colta nel suo progressivo ma inesorabile fallimento, diventa una cospirazione solitaria, […] e il regista sceglie di esporla nelle forme di un Kammerspiel, attraverso un’osservazione non emotiva ma distaccata, rigorosa, scientifica, simile alla lente di ingrandimento di un entomologo che studia un microcosmo animale» (Giacci).
Vietato ai minori di anni 18
 
giovedì 30
ore 17.00
L’autostrada del sole(ep. di Thrilling) (1965)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto e sceneggiatura: Rodolfo Sonego; fotografia: Roberto Gerardi; scenografia: Elio Costanzi; costumi: Lucia Mirisola; musica: Ennio Morricone; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Alberto Sordi, Sylva Koscina, Nicoletta Rangoni Machiavelli, Giampiero Albertini, Rossana Martini, Federico Boido; origine: Italia; produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica; durata: 30′
Fernando Boccetta, trovandosi per curiose circostanze a inseguire con la sua utilitaria una potente automobile, è costretto a passare la notte in una misteriosa locanda dove una famiglia di maniaci commette una serie di delitti dei quali lui verrà incolpato.
 
a seguire
La casa del tappeto giallo(1983)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: dalla pièce Teatro a domicilio di Aldo Selleri; sceneggiatura: Lucio Battistrada, Filiberto Bandini; fotografia: Giuliano Giustini;scenografia: Elena Ricci Poccetto; costumi: Lina Taviani e Pamela Aicardi; musica: Stelvio Cipriani; montaggio: Angela Cipriani; interpreti: Beatrice Romand, Erland Josephson, Vittorio Mezzogiorno, Milena Vukotic; origine: Italia; produzione: R.P.A., Rai; durata: 85′
La vita di Franca ed Antonio, una giovane coppia di sposi, è turbata dagli incubi notturni di lei, che nel sonno sogna di avere rapporti intimi col suo patrigno, provocando in questo modo la gelosia del marito. Un mattino presto, in risposta ad un’inserzione attraverso la quale i due sposi intendono vendere un ingombrante tappeto giallo, si presenta un distinto signore; ad aprirgli, in assenza di Antonio, è Franca, per la quale inizia così una allucinante esperienza. «È un giallo psicologico di confezione accurata, efficacemente claustrofobico, incline ai colpi di scena e servito da un efficiente quartetto di attori. 1° film di C. Lizzani dopo il quadriennio di direttore della Mostra di Venezia» (Morandini).
Vietato ai minori di anni 14
 
ore 19.10
Mamma Ebe (1985)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: Gino Capone; sceneggiatura: C. Lizzani, Gianni Capone, Iaia Fiastri; fotografia: Romano Albani; scenografia: Massimo Razzi; costumi: Rita Corradini; musica: Franco Piersanti; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Cassandra Domenica [Berta Dominguez], Stefania Sandrelli, Laura Betti, Barbara De Rossi, Luigi Pistilli, Alessandro Haber; origine: Italia; produzione: Clemi Cinematografica; durata: 98′
La giovane Laura si è barricata nella sagrestia di una chiesa e minaccia di uccidersi dopo aver saputo che Ebe Giorgini, detta Mamma Ebe, la donna a cui si è affidata totalmente, è stata arrestata insieme ai suoi più stretti collaboratori e seguaci. Da qui inizia il processo alla donna creduta da alcuni, con scetticismo, un’esaltata, esibizionista ed astuta nel carpire la buona fede della gente; e da altri, con fanatismo più che religioso, una “santa” miracolosa dalle doti eccezionali, onesta sotto tutti i punti di vista. «Il film, girato a ridosso degli avvenimenti (il film sarà presentato infatti a Venezia il 28 agosto dello stesso anno, a poco più di tre mesi dall’emanazione della sentenza), con la tecnica naturalistica dell’inchiesta processuale ma anche con il ricorso a numerosi flashback che lo costellano di ricordi e di testimonianze su una incredibile vicenda di superstizione e di aberrazione, permette a Lizzani di “tracimare” ancora una volta nell'”horror”. Come sua consuetudine l’intento non è di trasformare il proprio film in un processo parallelo, di condannare o di assolvere, ma di capire, esponendo fatti e lasciando trarre allo spettatore le proprie conclusioni» (Giacci).
Vietato ai minori di anni 14
 
ore 21.00
Il mio Novecento (2010)
di Carlo Lizzani; origine: Italia; durata: 190′
Realizzato in occasione del 24° Evento Speciale della Mostra di Pesaro, Il mio Novecentoripercorre, attraverso un montaggio di immagini dei suoi film, la storia politica, sociale e cinematografica del secolo scorso. Contemporaneamente testimone e protagonista dei cambiamenti che hanno segnato l’Italia dall’epoca del fascismo a quella attuale Lizzani propone una straordinaria rilettura meta-cinematografica del ricco repertorio di temi, generi e modelli produttivi con cui ha raccontato la storia del Paese. «Il Novecento è un secolo che è stato definito breve, com’è noto, da Hobsbawm, e che va dalla Prima Guerra Mondiale alla Caduta del Muro di Berlino. È un secolo che, essendo io nato nel ’22 e attivo fin dagli anni Cinquanta, ho attraversato tutto materialmente e facendo film che via via si soffermavano su momenti che lo hanno caratterizzato: basti pensare a film come Fontamara, Cronache di poveri amanti, Mussolini ultimo atto e tanti altri titoli. Senza la presunzione dello storico, montando sequenze di miei film credo di aver colto in essi i momenti essenziali del secolo visti in un ottica italiana, pur ogni tanto offrendo la possibilità di uno sguardo fuori dal mio Paese. […] Quindi questo è il Novecento non di uno storico, ma di un regista che si è avventurato nel proprio Paese e nel mondo con quell’occhio critico che ha caratterizzato poi tutto il nostro cinema. Ci sono sequenze di film drammatici come di commedie: insomma, c’è una varietà di colori e di aspetti che penso possano essere interessanti. È la mia visione del Novecento, ma forse permetterà anche alla critica un ulteriore approfondimento» (Lizzani).
Ingresso gratuito
 

 

 

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