Il Centro Sperimentale si stringe intorno alla famiglia di Giorgio Arlorio

 

Ci ha lasciati Giorgio Arlorio, uno dei più importanti sceneggiatori del nostro cinema civile

Il cinema italiano perde un altro pezzo importante della sua storia e della sua memoria: è scomparso oggi a Roma Giorgio Arlorio, uno degli sceneggiatori più importanti del cinema civile (ma fu autore anche di pellicole di genere, spesso non comparendo nei titoli). Era nato a Torino nel 1929. È stato un grande eclettico, sempre politicamente impegnato ma capace di dare il proprio contributo anche ai western, ai film d'avventura, alle commedie. Con Gillo Pontecorvo ha scritto opere come "Queimada" (1969) e "Ogro" (1979), ma tra i film ai quali ha collaborato è giusto ricordare "Crimen" di Mario Camerini (1960), "Il padre di famiglia" di Nanni Loy (1967),"Il mercenario" di Sergio Corbucci (1968), "Zorro" di Duccio Tessari (1975) e soprattutto una commedia che gli era molto cara, "La patata bollente" di Steno (1979). Senza contare le incursioni nel documentario ("Casorati un pittore a Torino" e "Il paese dei lavandai", entrambi del 1955) e l'importante esperienza televisiva di "Specchio segreto", il mitico programma Rai legato alla figura di Nanni Loy. Era un bellissimo uomo e ogni tanto si cimentava anche come attore.
 
Arlorio è stato anche docente di sceneggiatura al Centro Sperimentale (tra i suoi allievi anche Francesco Bruni e Ivan Cotroneo), che di recente gli aveva dedicato un bellissimo libro, un Quaderno della Cineteca: "Viaggi non organizzati", un'autobiografia scritta insieme con Caterina Taricano e curata redazionalmente da Laura Gaiardoni. Un viaggio nel cinema italiano che ci aiuta a superare la storica divisione tra cinema d'autore e cinema di genere, tra film di impegno politico e opere decisamente commerciali: Arlorio ha avuto lo stesso approccio da grande professionista quando scriveva "Queimada" o "ll giorno più corto" per Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Attraverso una preziosa carrellata di storie, aneddoti e informazioni, raccontati con la sottile ironia che è parte integrante del suo modo di raccontare il cinema e la vita, Arlorio ci aiuta a capire meglio la natura del cinema italiano, la sua essenza più vera e profonda.
 
La camera ardente si terrà sabato 27 luglio, dalle 10 del mattino in poi, alla Casa del Cinema di Roma. 
 
Il presidente del CSC Felice Laudadio, i membri del Consiglio d'Amministrazione Roberto Andò, Giancarlo Giannini e Carlo Verdone, il direttore generale Marcello Foti, il preside della Scuola Nazionale di Cinema Adriano De Santis, la conservatrice Daniela Currò e tutti i docenti, gli studenti, i lavoratori del CSC si stringono alla famiglia di Giorgio Arlorio in questo momento di dolore.