Il mondo del cinema e della cultura perde un grande maestro: Ermanno Olmi

 

Il presidente Felice Laudadio, i dipendenti, i docenti e gli allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia si stringono intorno alla famiglia di Ermanno Olmi

Il cinema e la cultura italiani perdono oggi un altro grande maestro, la cui opera e la cui sensibilità non smetteranno mai di accompagnarci.

Bergamasco, Ermanno Olmi si forma con documentari industriali lavorando alla Edisonvolta, per la quale realizza negli anni '50 film già pieni di attenzione all'umanità. Degli anni '50 sono anche alcuni corti a soggetto, come Manon finestra 2 e Grigio (con un testo di Pier Paolo Pasolini). Il primo lungometraggio, Il tempo si è fermato, arriva nel 1959 e viene presentato alla Mostra di Venezia. Due anni dopo il talento di Olmi si afferma definitivamente con il bellissimo Il posto, delicata storia di due giovani al primo impiego in un'azienda milanese ai tempi del boom economico. Segue I fidanzati, ambientato nel milieu operario, anticipatore dei temi della crisi dei sentimenti e dell'incomunicabilità.

Nel 1965, con E venne un uomo, si dedica alla biografia di papa Giovanni XXIII, dando spazio al proprio sentire religioso. Dopo altri apprezzati titoli - Un certo giorno, Durante l'estate, La circostanza -, nel '78 esce quello che è forse  il suo lavoro più noto e riconosciuto: L'albero degli zoccoli, fiaba contadina parlata in dialetto bergamasco che vince la Palma d'Oro a Cannes .

Olmi non è solo regista, ma anche scrittore, operatore culturale e fondatore di istituzioni come la scuola-bottega Ipotesi Cinema, dalla quale escono numerosi talenti. Dopo una lunga assenza torna sul set nella seconda metà degli anni '80 con la parabola Lunga vita alla signora! (Leone d'Argento) e con La leggenda del Santo bevitore (Leone d'Oro), tratto dal romanzo di Joseph Roth che gli fa conoscere l'amico Tullio Kezich (poi co-sceneggiatore del film), interpretato da attori professionisti e di fama internazionale come Rutger Hauer e Anthony Quayle. Cinque anni dopo dirige Paolo Villaggio ne Il segreto del bosco vecchio, dal romanzo di Dino Buzzati.

Dal 2000 propone titoli di assoluta originalità. Il capolavoro Il mestiere delle armi, sugli ultimi giorni della vita di Giovanni dalle Bande Nere; poi Cantando dietro i paraventi, fiaba pacifista, Centochiodi, che Olmi dichiara essere il suo ultimo film narrativo. In realtà dirigerà ancora storie di fiction, col Villaggio di cartone e col dolente, bellissimo Torneranno i prati (2014), ambientato nelle trincee dell'altopiano di Asiago durante la prima guerra mondiale.

Il Festival di Venezia lo premia anche con un leone d'oro alla carriera.