Il 14 e il 15 maggio, al cinema Trevi, incontri con Giovanni Fago e Amedeo Fago e con Vittorio Salerno, Romolo Guerrieri

 

Gli incontri avvengono per la serie dedicata al tema "fratelli nel cinema" e saranno moderati rispettivamente da Italo Moscati e Amedeo Fago.

«L'invenzione del cinematografo è legata al nome di due fratelli: Auguste e Louis Lumière. Da allora, nella storia del cinema, sono stati tanti i fratelli che, in collaborazione o in competizione, si sono dedicati a questo mestiere. Il cinema, si sa, è una malattia contagiosa che si diffonde spesso all'interno delle famiglie. I mestieri del cinema sono tanti e, in certi settori, si sono formate nel tempo vere e proprie dinastie di artigiani e professionisti. Questo aspetto, che caratterizza in maniera particolare il cinema italiano, rimasto, sostanzialmente, un cinema artigianale, è al centro della presente rassegna con cui ci si propone di mettere a confronto opere legate ai nomi di fratelli o sorelle, per comprendere meglio il peso che i rapporti umani, personali e familiari, hanno avuto nello sviluppo e nella qualità del nostro cinema» (Amedeo Fago).
Gli appuntamenti di questo mese sono dedicati ai fratelli Fago, Amedeo e Giovanni, e ai fratelli Salerno, Enrico Maria e Vittorio.
Rassegna a cura di Amedeo Fago
 
mercoledì 14
ore 16.30 Sulla spiaggia e di là dal molo di Giovanni Fago (2000, 141')
«Viareggio 1983... Andrea, psichiatra e scrittore, assiste ai funerali del suo vecchio amico Guido e viene sopraffatto da un'ondata di ricordi: l'estate del 1944, le ultime settimane della ritirata nazista in Toscana. Guido, che aveva aderito al fascismo, viene catturato dai partigiani e condannato a morte. Andrea, che milita tra gli antifascisti, trova l'amico in pessime condizioni fisiche e psichiche. Riesce a nasconderlo in manicomio e, nel tentativo di farlo tornare alla ragione, adotta una specie di terapia della memoria facendogli ricordare la loro storia da quando erano ragazzi» (www.cinematografo.it). «Un film a suo modo perfetto. Ha il suo tempo, il suo ritmo, la corale storia dell'Italia vista da Viareggio, da un manicomio, da un romanzo di Tobino» (R. Silvestri)». Scenografia di Amedeo Fago.
 
ore 19.00 Giochi d'equilibrio di Amedeo Fago (1998, 100')
«A Roma nei teatri di posa della De Paolis, chiusi da anni, è stato approntato un nuovo set cinematografico. Il regista del film è Andrea, cinquantenne di aspetto giovanile. Accanto a lui la costumista Francesca, quarantenne piena di fascino, compagna del regista. Durante la pausa per il pranzo, i due si appartano ad un tavolo e discutono vivacemente. Il film che si sta girando racconta la storia del loro incontro a metà degli anni Settanta. Ecco, vent'anni prima, su un altro set cinematografico, Andrea che chiede a Francesca di accompagnarlo a prendere i figli all'asilo. Tra i due scatta un'attrazione reciproca, decidono di vivere insieme, ma lui vuole sentirsi libero di avere altre storie, lei non accetta quella libertà» (www.cinematografo.it). Scritto dal regista insieme alla costumista Lia Morandini e interpretato da Stefania Rocca, Gianmarco Tognazzi, Maddalena Crippa, Remo Girone.
 
ore 21.00 Incontro moderato da Italo Moscati con Giovanni Fago e Amedeo Fago
 
a seguire Laura di Amedeo Fago (2004, 45')
«Era il 21 giugno del 2003 quando Laura, mamma della mia compagna Lia e amatissima nonna di mia figlia Francesca, manifestò dei sintomi di malattia che, come era solita fare, minimizzò attribuendoli a qualche intolleranza alimentare. Nell'arco del mese successivo sono stato testimone appartato del progressivo e inesorabile percorso di quella malattia e della progressiva e silenziosa consapevolezza con cui Laura l'affrontava. La dignità e la discrezione con cui ha lasciato la vita mi hanno profondamente colpito. Nel torrido agosto del 2003, passando dei giorni, con Francesca e Morando, in quelle case di Levanto in cui l'avevo conosciuta, ho sentito il desiderio di fissare, con delle immagini, quelle ondate di dolorosa emozione che il vuoto da lei lasciato procurava in tutti noi e, successivamente, di raccogliere foto e filmati girati in epoche diverse attraverso cui tentare di riempire quel vuoto. Tra gli altri, ho recuperato un video ideato e diretto da lei, insieme ad Alberto Signetto, che fu presentato ad una delle prime edizioni del festival di Bellaria. Con un paziente lavoro di montaggio, realizzato con la sensibile collaborazione di William Santero, è nato questo video che ho dedicato a Laura come testimonianza del grande affetto che ho avuto per lei» (Amedeo Fago).
Ingresso gratuito
 
a seguire Un valzer per Nora di Giovanni Fago (1958, 26')
Una festa di compleanno vista attraverso gli occhi della sorellina della festeggiata. Fa da valletta alla sorella, aiutandola a vestirsi, e dopo l'arrivo degli invitati si aggira in mezzo a loro, osservandoli con attenzione e senza destare particolare interesse. Finché alla festa arriva il solito ritardatario, Max, un giovane attore, che le fa un regalo, recita un monologo e poi la invita a ballare un valzer. Un valzer per Nora. Felice incursione nel mondo dell'infanzia, velato di tristezza per la condizione della bambina e il peso della madre defunta, mentre i ragazzi ballano e si divertono spensierati e il padre parla di lavoro con un amico. Max restituisce a Nora i suoi diretti negati.
Ingresso gratuito
 
giovedì 15
ore 17.00 Fango bollente di Vittorio Salerno (1975, 85')
Ovidio Mainardi è un giovane impiegato annoiato e stressato dal lavoro, sposato con una donna che lo trascura, tutta impegnata nel fare carriera. Sfoga la propria delusione in compagnia di altri due colleghi, con atti vandalici e violenti fino ad arrivare all'omicidio con placida indifferenza. Sulle loro tracce c'è però un intelligente e saggio commissario. Ambientato in una Torino livida e fredda, il secondo lungometraggio di Vittorio Salerno è un esempio perfettamente riuscito di parabola marcusiana, a tratti dal design pop-fantascientifico, sui mali oscuri della società attuale, molto simile per contenuti e conclusioni all'Arancia meccanica di Kubrick. Con Joe Dallessandro, Enrico Maria Salerno, Martine Brochard.
 
ore 19.00 Anonimo veneziano di Enrico Maria Salerno (1970, 94')
«Enrico, un suonatore d'oboe alla Fenice che ha sempre sognato, invano, di diventare direttore d'orchestra, sa di essere condannato a prossima morte a un causa di un cancro e decide di invitare la ex moglie Valeria a Venezia. «Ho collaborato due volte alla sceneggiatura di Anonimo veneziano: la prima, ufficialmente, nel 1966 assieme a Marco Leto e a mio fratello quando i produttori del film avrebbero dovuto essere Ugo Tucci e Claudio Mancini, e gli interpreti Enrico stesso e Jeanne Moreau; la seconda volta, amichevolmente, nell'inverno del 1969-'70 assieme ad Enrico quando dovemmo adattare i dialoghi per Florinda Bolkan e a Tony Musante, i quali, essendo più giovani di Enrico e della Moreau, avrebbero agito e parlato in maniera diversa. Con il nuovo produttore del film, Turi Vasile, titolare della Ultrafilm, firmai il contratto solo come aiuto regista, quindi il mio nome non appare nei titoli di testa a fianco di Enrico Maria e dello scrittore Giuseppe Berto […], come non appare neanche il nome di Marco Leto» (Vittorio Salerno).
Copia ristampata dalla Cineteca Nazionale
 
ore 20.45 Incontro moderato da Amedeo Fago con Vittorio Salerno, Romolo Guerrieri
 
a seguire No! Il caso è felicemente risolto di Vittorio Salerno (1973, 98')
«Dopo aver assistito per caso a un orrendo delitto sulle rive del lago di Nemi - un uomo ha ucciso una donna con una spranga di ferro - Fabio Santamaria fugge terrorizzato, e poiché si accorge di essere seguito dalla macchina dell'assassino, non osa denunziare il delitto alla polizia. Ma è proprio l'assassino, il professor Ranieri, che racconta tutto alla polizia, invertendo però le parti: egli ha assistito al delitto, e descrive l'assassino con i connotati di Fabio...» (www.anica.it). Con Enzo Cerusico, Riccardo Cucciolla, Martine Brochard, Enrico Maria Salerno.
Ingresso gratuito