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Cinema muto, che passione!

Da questo mese la Cineteca Nazionale dedica un appuntamento mensile al cinema muto con la proposta di grandi classici, spesso in copie restaurate,

12.02.2012
"La grazia" di Aldo De Benedetti (1929)
Da questo mese la Cineteca Nazionale dedica un appuntamento mensile al cinema muto con la proposta di grandi classici, spesso in copie restaurate, così da allargare i confini della visione e tornare alle origini, alla sintassi. Per riscoprire la magia del cinema allo stato puro, l'essenza della creazione artistica, quando ogni soluzione equivaleva a un'invenzione. Parafrasando il pensiero di Gino De Dominicis sull'arte contemporanea - «Oggi, tra i tanti "rovesciamenti" si perpetua anche nell'arte una percezione del tempo rovesciata; l'arte e gli artisti contemporanei infatti si considerano e sono considerati moderni, mentre venendo dopo tutto ciò che li precede, dovrebbero sapere di essere più antichi» -, la vera modernità, intesa come scoperta e innovazione, risiede proprio nel delle origini.
Nel primo appuntamento tre pietre miliari del cinema muto italiano per ragionare sulle fonti di ispirazione: tre film drammatici con protagonista un'eroina, coinvolta in storie di passioni e tradimenti, secondo la tradizione del melodramma, qui filtrata attraverso un dramma di Salvatore Di Giacomo, una canzone popolare e un racconto di Grazia Deledda, a cercare una solida base da cui partire per proporre al pubblico vicende consolidate, raccontate con un nuovo mezzo espressivo. La giovinezza del cinema italiano porta con sé tracce di un verismo letterario che sfocerà poi nel neorealismo. Ma qui i codici sono ancora teatrali e le immersioni nel reale appena abbozzate, ma con aperture all'onirico, come ne La grazia, che preludono al superamento dei canoni e all'avvento di un'autentica modernità.
 
ore 18.00
Assunta Spina (1915)
Regia: Gustavo Serena; soggetto: dal dramma omonimo di Salvatore Di Giacomo; interpreti: Francesca Bertini, G. Serena, Carlo Benetti, Luciano Albertini, Amelia Cipriani, Antonio Criuchi; origine: Italia; produzione: Caesar Film; durata: 47'
«La giovane e bella Assunta Spina, che vive col padre nei pressi di Napoli, è fidanzata con Michele Boccadifuoco, ma deve difendersi dall'assidua corte di Raffaele. Nel giorno del suo onomastico, Assunta, con la famiglia e gli amici, si reca a pranzo a Marechiaro; qui va anche Raffaele, e ciò provoca la gelosia di Michele, che si apparta. Assunta, dopo aver, invano tentato di convincere Michele a tornare nel gruppo, invita per ripicca, Raffaele a ballare con lei. Michele, adirato, attende per strada Assunta e la sfregia; viene condannato a due anni di carcere, poiché recidivo, nonostante Assunta si sia addossata la colpa d'averlo provocato. […] Tratto dall'omonimo dramma di Salvatore di Giacomo, Assunta Spina è un film immerso in un'atmosfera realista, dominato dalla figura di Francesca Bertini, la quale d'accordo con l'autore, aveva rielaborato il soggetto, aggiungendovi l'antefatto che costituisce la prima parte del film. II lavoro fu portato dal teatro al cinema senza un vero adattamento che tenesse conto delle diverse possibilità del mezzo cinematografico. Gli attori provenivano dal teatro, e lo stesso Gustavo Serena, che da poco aveva assunto le funzioni di regista, seguitava ad essere l'interprete principale dei film da lui stesso diretti [...]. Valore particolare ha l'interpretazione di Francesca Bertini, priva di pose fatali e singolarmente misurata in confronto alle dive dell'epoca, che pone questo film in un particolare filone realistico, a metà strada tra lìambientazione documentaria e la rievocazione del folklore partenopeo» (Bernardini).
 
ore 19.00
'A Santanotte (1922)
Regia: Elvira Notari; soggetto e sceneggiatura: E. Notari, Nicola Notari, dall'omonima canzone di E. Scala e F. Buongiovanni; interpreti: Rosè Angione, Alberto Danza, Eduardo Notari, Elisa Cava, origine: Italia; produzione: Film Dora; durata: 61'
La dolce Nanninella, inserviente in un caffè, mantiene con il suo salario il padre Giuseppone, un ubriacone che la maltratta e si approfitta della sua bontà. Corteggiata da Tore, la ragazza vorrebbe fidanzarsi con lui, ma il padre preferisce prometterla in moglie a Carluccio, che lo convince dicendogli che se lo accetterà come genero gli pagherà per sempre da bere. Istigato da Carluccio, Giuseppone ha una lite con Tore, durante la quale precipita in un burrone e muore. Tore viene accusato dell'omicidio da Carluccio ed è arrestato. In questo "dramma popolare passionale" (come recita il sottotitolo) che fu uno dei più grossi successi della Dora Film, il personaggio di Nanninella è una presenza dolente esposta alla sventura: angariata dal padre, malinconica e martire, è una della maschere moderne cui la Notari ha dato forma nella sua Serie grandi lavori popolari. Il film, come gli altri della serie, è tratto da una canzone popolare di grande successo e ha molte riprese in esterni.
Copia restaurata da Cineteca Nazionale, Associazione Orlando, George Eastman House
 
ore 20.30
La grazia (1929)
Regia; Aldo De Benedetti; soggetto: dal racconto Di notte di Grazia Deledda; sceneggiatura: Gaetano Campanile Mancini,; fotografia: Ferdinando Martini; scenografia: Umberto Torri, Alfredo Montori; interpreti: Carmen Boni, Giorgio Bianchi, Ruth Weyher, Aldo Moschino, Umberto Cocchi, Bonaventura Ibañez; origine: Italia; produzione: A.D.I.A.; durata: 91'
«La Grazia è il terzo film realizzato da uno dei più noti e apprezzati soggettisti e sceneggiatori del cinema italiano degli anni Venti, Aldo De Benedetti, prodotto da un consorzio di cineasti costituito nel 1927 anche con la sua diretta partecipazione. Il film presenta vari elementi di novità e di originalità rispetto alle consuetudini del cinema italiano dell'epoca, prostrato da una crisi che dal 1923 aveva ridotto a poche unità la sua produzione annuale. Anzitutto perché, inserendosi in un filone culturale teso a valorizzare, attraverso il cinema, caratteristiche (usi e costumi popolari) regionali, ai contesti più largamente noti e frequentati, come quelli laziale-romano e napoletano, aggiungeva questa volta anche quello sardo. Rifacendosi inoltre a un racconto (e a quanto pare anche a un libretto d'opera intitolato La Grazia) di Grazia Deledda, ne assume il punto di vista, contraddicendo i luoghi comuni maschilisti allora dominanti nella società italiana (che, nel caso di rapporti sessuali extra-matrimoniali e della nascita di "figli della colpa", si giudicava sempre e comunque in maniera severa la donna coinvolta, assolvendo o trattando con maggior indulgenza il partner maschile; qui invece il giudizio è rovesciato, si riconosce alla donna il diritto a vendicarsi del tradimento subito, della promessa non mantenuta). Ancora più interessante è poi la scelta di una soluzione stilistica coraggiosa e anti-spettacolare, che sceneggiatore e regista riescono ad applicare con coerenza, dall'inizio alla fine, senza compromissioni con i luoghi comuni del melodramma di genere. La vicenda di La Grazia è infatti racchiusa in una dimensione favolistica e onirica, fuori da ogni connotazione di tempo e di spazio realistica» (Bernardini).
Il film è stato presentato alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone 2011.
Copia restaurata dalla Cineteca Nazionale - Accompagnamento musicale del M° Antonio Coppola