Ricordando Luciano Martino

 

 21.12.2018 - 22.12.2018

Al cinema Trevi omaggio a Luciano Martino, che con la sua Dania Film e la consorella Devon Cinematografica, è stato il produttore dell’ultimo cinema italiano veramente popolare.

Negli anni Sessanta e Settanta, nel pieno del furore creativo e realizzativo del cinema italiano, capace di sfornare centinaia di film l'anno e di attraversare ogni genere, non solo gli autori, ma anche i produttori avevano un'identità precisa: chi era votato alla commedia, chi al cinema drammatico, chi al cinema indipendente, c'era persino chi si era specializzato negli esordi (o negli art. 28…). Luciano Martino, con la sua Dania Film e la consorella Devon Cinematografica, è stato il produttore dell'ultimo cinema italiano veramente popolare, nelle sue molteplici varianti (il thriller, il thriller erotico -, una sua creatura produttiva con il grande successo de Il dolce corpo di Deborah di Romolo Guerrieri -, la commedia sexy). Ma Luciano Martino è stato anche un prolifico sceneggiatore dal 1955 al 1965 (La finestra sul luna park di Comencini, Giovani mariti di Bolognini, La ragazza del palio di Zampa, Il colosso di Rodi di Leone, La ragazza in vetrina di Emmer, Tiro al piccione di Montaldo, La frusta e il corpo di Bava) e, sporadicamente, regista, tra film di genere (alcuni codiretti con Mino Loy, altra figura in bilico tra regia e produzione), e incursioni autoriali (Nel giardino delle rose e In camera mia).
 
venerdì 21
ore 17.00 La finestra sul luna park di Luigi Comencini (1957, 90')
«La finestra sul Luna Park affrontava il problema dell'emigrazione su un piano nuovo, introducendo la tematica della distruzione della famiglia. La società italiana è fondata culturalmente e religiosamente sui valori della famiglia, ma la famiglia è continuamente lesa dalle condizioni di lavoro che la costringono a smembrarsi, con drammatiche conseguenze soprattutto sui bambini. La finestra sul Luna Park è un film che ho amato molto e che è stato sfortunato, perché prodotto in condizioni disastrose da una società che è fallita subito dopo» (Comencini).
 
ore 18.45 Giovani mariti di Mauro Bolognini (1958, 99')
Vincitore della Palma per la sceneggiatura al Festival di Cannes, il film è il ritratto generazionale di un gruppo di amici ventenni nel passaggio tra la gioventù e l'età adulta, scandito da due momenti di festa: l'addio al celibato di Franco all'inizio e la partenza per Milano un anno dopo di Marcello a chiudere il film. Il matrimonio, il lavoro e la sicurezza economica sono i segni della fine delle illusioni giovanili che Bolognini colloca nella provinciale Lucca e in un'ambientazione borghese nuova rispetto ai film precedenti. «Pur essendo popolato di belle ragazze, Giovani mariti è forse il primo film italiano pensato e realizzato da un punto di vista esclusivamente e diremmo partigianamente maschile, e dove serpeggia un avvertibile, amaro, quasi rancoroso senso di misoginia, che costituisce una delle sue componenti più interessanti» (Cattivelli).
 
ore 20.30 Serata in ricordo diLuciano Martinomoderata da Steve Della Casa
Nel corso dell'incontro verrà consegnata a Joana Ginori la prima edizione del Premio Luciano Martino - Targa d'oro al Giovane Produttore Creativo.
 
a seguireLa ragazza in vetrina di Luciano Emmer (1961, 92')
«La ragazza in vetrina reca i segni di una meditazione, di una ispirazione non occasionale, di un irrobustimento della vena narrativa. [...] Il prologo del film, nella miniera, è dotato di un vigore drammatico, di un vigore realistico insoliti per Emmer, e costituisce forse quanto di più intenso il cinema abbia dato sull'aspro lavoro dei minatori e sulla presenza incombente, assidua della morte nei cunicoli del sottosuolo. [...] Nella pittura della celebre strada delle vetrine - dietro le quali le prostitute stanno in offerta come una merce -, nello scorcio di certi locali (come quelli per uomini soli), nell'introduzione di talune antitesi (l'Esercito della Salvezza), nella definizione delle psicologie Emmer ha spiegato una lucidità di linguaggio resa più accattivante dalla discrezione, dal pudore di cui egli ha dato prova» (Castello). Con Lino Ventura e Marina Vlady.
 
sabato 22
ore 16.30 El coloso de Rodas di Sergio Leone (Il colosso di Rodi,1960, 143')
«Il film segna l'esordio ufficiale alla regia di Sergio Leone dopo anni di gavetta. Per la sceneggiatura il regista si avvalse della collaborazione di ben sette persone, tra cui Ennio De Concini e Duccio Tessari, quest'ultimo conosciuto nel 1959 sul set de Gli ultimi giorni di Pompei di Mario Bonnard (dove Leone fece la sua prima vera esperienza da regista trovandosi a sostituire Bonnard impegnato con un altro film). Ne Il colosso di Rodi viene utilizzato in maniera disinvolta e a tratti con ironia il classico armamentario del film kolossal e del peplum, costruendo, su una base storica, un universo fittizio e sottolineando così l'artificiosità del genere» (Maria Coletti).
 
ore 19.00 Nel giardino delle rose di Luciano Martino (1990, 99')
«Napoletano trapiantato nella Milano da bere, Claudio Martini (Ghini) trascina i suoi giorni tra una moglie poco amata (De Rossi), un lavoro in pubblicità e occasionali scappatelle: durante il viaggio in macchina che lo porta a Napoli al capezzale della madre (Piccolo) avrà occasione di riflettere sulla propria vita. Ambiziosa sorta di autoanalisi esistenziale (anche il regista - autore della sceneggiatura con Sauro Scavolini - è un napoletano che ha abbandonato la città natale, ma per Roma) […]. Ammirevole, da parte del produttore principe della commedia sexy qui regista, lo sforzo di scegliere un soggetto insolito e senza lieto fine […]. Interessante l'uso di volti più o meno noti per piccole parti (Giannini è l'ex professor Tramontano, Rossy de Palma la direttrice della casa di mode, Gullotta l'ex allievo diventato amministratore). Il titolo cita una poesia di T.S. Eliot» (Mereghetti).
 
ore 20.45 La vergine, il toro, il capricorno di Luciano Martino (1977, 95')
«Il milanese Gianni Ferretti, speculatore edilizio a Roma, tradisce la moglie Giulia con segretarie, dattilografe e amiche, ma è sicuro, a ragione, della sua fedeltà. Dopo un finto adulterio, però, inscenato per ingelosirlo, Giulia decide di vendicarsi sul serio. A Ischia, dov'è andata di nascosto, scartati due maturi corteggiatori si sceglie come amante il giovane Patrizio e se lo porta a Roma» (cinematografo.it). Con Edwige Fenech, Alberto Lionello, Aldo Maccione, Ray Lovelock, Olga Bisera, Alvaro Vitali.