- Home
- / Cinema muto, che passione!
Cinema muto, che passione!
Da questo mese la Cineteca Nazionale dedica un appuntamento mensile al cinema muto con la proposta di grandi classici, spesso in copie restaurate,
12.02.2012
Da questo mese la Cineteca
Nazionale dedica un appuntamento mensile al cinema muto con la
proposta di grandi classici, spesso in copie restaurate,
così da allargare i confini della visione e tornare alle
origini, alla sintassi. Per riscoprire la magia del cinema
allo stato puro, l'essenza della creazione artistica, quando ogni
soluzione equivaleva a un'invenzione. Parafrasando il pensiero di
Gino De Dominicis sull'arte contemporanea - «Oggi, tra i
tanti "rovesciamenti" si perpetua anche nell'arte una percezione
del tempo rovesciata; l'arte e gli artisti contemporanei infatti si
considerano e sono considerati moderni, mentre venendo dopo tutto
ciò che li precede, dovrebbero sapere di essere più
antichi» -, la vera modernità, intesa come scoperta e
innovazione, risiede proprio nel delle origini.
Nel primo appuntamento tre pietre
miliari del cinema muto italiano per ragionare sulle fonti di
ispirazione: tre film drammatici con protagonista un'eroina,
coinvolta in storie di passioni e tradimenti, secondo la tradizione
del melodramma, qui filtrata attraverso un dramma di Salvatore Di
Giacomo, una canzone popolare e un racconto di Grazia Deledda, a
cercare una solida base da cui partire per proporre al pubblico
vicende consolidate, raccontate con un nuovo mezzo espressivo. La
giovinezza del cinema italiano porta con sé tracce di un
verismo letterario che sfocerà poi nel neorealismo. Ma qui i
codici sono ancora teatrali e le immersioni nel reale appena
abbozzate, ma con aperture all'onirico, come ne La grazia,
che preludono al superamento dei canoni e all'avvento di
un'autentica modernità.
ore 18.00
Assunta Spina (1915)
Regia: Gustavo Serena; soggetto:
dal dramma omonimo di Salvatore Di Giacomo; interpreti: Francesca
Bertini, G. Serena, Carlo Benetti, Luciano Albertini, Amelia
Cipriani, Antonio Criuchi; origine: Italia; produzione: Caesar
Film; durata: 47'
«La giovane e bella
Assunta Spina, che vive col padre nei pressi di Napoli, è
fidanzata con Michele Boccadifuoco, ma deve difendersi dall'assidua
corte di Raffaele. Nel giorno del suo onomastico, Assunta, con la
famiglia e gli amici, si reca a pranzo a Marechiaro; qui va anche
Raffaele, e ciò provoca la gelosia di Michele, che si
apparta. Assunta, dopo aver, invano tentato di convincere Michele a
tornare nel gruppo, invita per ripicca, Raffaele a ballare con lei.
Michele, adirato, attende per strada Assunta e la sfregia; viene
condannato a due anni di carcere, poiché recidivo,
nonostante Assunta si sia addossata la colpa d'averlo provocato.
[…] Tratto dall'omonimo dramma di Salvatore di Giacomo,
Assunta Spina è un film immerso in un'atmosfera realista,
dominato dalla figura di Francesca Bertini, la quale d'accordo con
l'autore, aveva rielaborato il soggetto, aggiungendovi l'antefatto
che costituisce la prima parte del film. II lavoro fu portato dal
teatro al cinema senza un vero adattamento che tenesse conto delle
diverse possibilità del mezzo cinematografico. Gli attori
provenivano dal teatro, e lo stesso Gustavo Serena, che da poco
aveva assunto le funzioni di regista, seguitava ad essere
l'interprete principale dei film da lui stesso diretti [...].
Valore particolare ha l'interpretazione di Francesca Bertini, priva
di pose fatali e singolarmente misurata in confronto alle dive
dell'epoca, che pone questo film in un particolare filone
realistico, a metà strada tra lìambientazione
documentaria e la rievocazione del folklore partenopeo»
(Bernardini).
ore 19.00
'A Santanotte (1922)
Regia: Elvira Notari; soggetto e
sceneggiatura: E. Notari, Nicola Notari, dall'omonima canzone di E.
Scala e F. Buongiovanni; interpreti: Rosè Angione, Alberto
Danza, Eduardo Notari, Elisa Cava, origine: Italia; produzione:
Film Dora; durata: 61'
La dolce Nanninella,
inserviente in un caffè, mantiene con il suo salario il
padre Giuseppone, un ubriacone che la maltratta e si approfitta
della sua bontà. Corteggiata da Tore, la ragazza vorrebbe
fidanzarsi con lui, ma il padre preferisce prometterla in moglie a
Carluccio, che lo convince dicendogli che se lo accetterà
come genero gli pagherà per sempre da bere. Istigato da
Carluccio, Giuseppone ha una lite con Tore, durante la quale
precipita in un burrone e muore. Tore viene accusato dell'omicidio
da Carluccio ed è arrestato. In questo "dramma popolare
passionale" (come recita il sottotitolo) che fu uno dei più
grossi successi della Dora Film, il personaggio di Nanninella
è una presenza dolente esposta alla sventura: angariata dal
padre, malinconica e martire, è una della maschere moderne
cui la Notari ha dato forma nella sua Serie grandi lavori
popolari. Il film, come gli altri della serie, è tratto
da una canzone popolare di grande successo e ha molte riprese in
esterni.
Copia restaurata da
Cineteca Nazionale, Associazione Orlando, George
Eastman House
ore 20.30
La grazia (1929)
Regia; Aldo De Benedetti;
soggetto: dal racconto Di notte di Grazia Deledda;
sceneggiatura: Gaetano Campanile Mancini,; fotografia: Ferdinando
Martini; scenografia: Umberto Torri, Alfredo Montori; interpreti:
Carmen Boni, Giorgio Bianchi, Ruth Weyher, Aldo Moschino, Umberto
Cocchi, Bonaventura Ibañez; origine: Italia; produzione:
A.D.I.A.; durata: 91'
«La Grazia
è il terzo film realizzato da uno dei più noti e
apprezzati soggettisti e sceneggiatori del cinema italiano degli
anni Venti, Aldo De Benedetti, prodotto da un consorzio di cineasti
costituito nel 1927 anche con la sua diretta partecipazione. Il
film presenta vari elementi di novità e di
originalità rispetto alle consuetudini del cinema italiano
dell'epoca, prostrato da una crisi che dal 1923 aveva ridotto a
poche unità la sua produzione annuale. Anzitutto
perché, inserendosi in un filone culturale teso a
valorizzare, attraverso il cinema, caratteristiche (usi e costumi
popolari) regionali, ai contesti più largamente noti e
frequentati, come quelli laziale-romano e napoletano, aggiungeva
questa volta anche quello sardo. Rifacendosi inoltre a un racconto
(e a quanto pare anche a un libretto d'opera intitolato La
Grazia) di Grazia Deledda, ne assume il punto di vista,
contraddicendo i luoghi comuni maschilisti allora dominanti nella
società italiana (che, nel caso di rapporti sessuali
extra-matrimoniali e della nascita di "figli della colpa", si
giudicava sempre e comunque in maniera severa la donna coinvolta,
assolvendo o trattando con maggior indulgenza il partner maschile;
qui invece il giudizio è rovesciato, si riconosce alla donna
il diritto a vendicarsi del tradimento subito, della promessa non
mantenuta). Ancora più interessante è poi la scelta
di una soluzione stilistica coraggiosa e anti-spettacolare, che
sceneggiatore e regista riescono ad applicare con coerenza,
dall'inizio alla fine, senza compromissioni con i luoghi comuni del
melodramma di genere. La vicenda di La Grazia è
infatti racchiusa in una dimensione favolistica e onirica, fuori da
ogni connotazione di tempo e di spazio realistica»
(Bernardini).
Il film
è stato presentato alle Giornate del Cinema Muto di
Pordenone 2011.
Copia restaurata dalla
Cineteca Nazionale - Accompagnamento musicale
del M° Antonio Coppola








