- Home
- / Sperimentale italiano
Sperimentale italiano
"Sperimentale italiano" è l’appuntamento mensile che la Cineteca Nazionale dedica al cinema di ricerca e d’artista degli anni '60 e '70 (con piccole incursioni nei decenni successivi).
10.02.2012
In quegli anni, infatti, artisti
di varia provenienza e giovani autori fanno del cinema il loro
mezzo di elezione, oltre e contro le forme e i linguaggi del cinema
narrativo tradizionale. Si "riscrive" la storia del cinema,
indagandone le possibilità comunicative latenti, la
struttura tecnologica di base e le dinamiche percettive. Il cinema
torna ad essere una terra incognita da esplorare con
l'euforia e l'entusiasmo dei pionieri. Se a livello culturale e
organizzativo il cinema underground americano è un punto di
riferimento fondamentale, esso non racchiude né definisce
l'esperienza italiana, che mantiene una forte identità e
peculiarità. La ricchezza e varietà di temi, stili e
tecniche del cinema sperimentale italiano sono il fulcro di questo
appuntamento, che vorrebbe squarciare il buio del sottosuolo in cui
queste opere sono state a lungo dimenticate e offrire la
possibilità al pubblico di conoscere una parte poco nota del
patrimonio cinematografico italiano. Da alcuni anni la Cineteca
Nazionale lavora al recupero e alla preservazione di questi film e
Sperimentale italiano è la presentazione dei primi
risultati di questo progetto.
Abbiamo diviso i film in dieci
programmi, che alterneremo sia all'interno della medesima giornata
sia lungo i mesi che seguiranno, in modo da dar conto in maniera
completa, ma al contempo aperta, del caleidoscopico universo di
questa produzione.
Programma a
cura di Annamaria Licciardello
ore 17.00
Le je à
la camera
Ciao ciao (1967)
Regia: Adamo Vergine; fotografia,
montaggio: A. Vergine; durata: 6'
Il film
è stato realizzato prelevando quattro sequenze, tipiche del
cinema familiare (il saluto), dal primo film-ricordo che l'autore
girò in 8mm nel 1955 durante una gita. Le varie sequenze
sono state unite ad anello in modo che si ripetessero sempre e
proiettate su un vetro smerigliato e questa proiezione è
stata filmata.
a seguire
X chiama Y (1967)
Regia: Mario Masini; fotografia,
montaggio: M. Masini; durata: 66'
Mario Masini,
diplomato in fotografia al Centro Sperimentale, direttore della
fotografia e operatore dei film di Carmelo Bene e dei fratelli
Taviani, crea da regista questo piccolo film di famiglia che
destabilizza però i clichés del cineamatore. La
moglie, i figli, l'intimità della casa sono gli oggetti
d'amore della mdp di Masini. «Volevo fare un film che fosse
una lode alla donna, in questo caso alla mia prima moglie, che fu
sempre il mio soggetto preferito. XX è il cromosoma
femminile, XY quello maschile; togliendo gli X sia nel primo, sia
nel secondo fattore, otteniamo X per la donna, Y per l'uomo. Quindi
la donna chiama l'uomo. Cioè la donna desidera che l'uomo
sia più attento, più presente nel rapporto col mondo,
più concreto e meno astratto» (Masini).
a seguire
Film (1967)
Regia: Mario Schifano;
fotografia, montaggio: M. Schifano; durata: 15'
Prima della
realizzazione dei tre lungometraggi Mario Schifano dirige la
macchina da presa verso le persone che lo circondano a creare dei
veri e propri diari filmati. I suoi amici, la compagna del tempo e
gli artisti che frequentava sono ritratti nella loro
quotidianità o oggetto dello sguardo meccanico della mdp,
filtro attraverso cui poter guardare il mondo esterno. Protagonisti
del film sono: Annie Girardot, Renato Salvatori, Ettore Rosboch,
Anna Carini, Keith Richards.
ore 19.00
Attorno al '68.
Il reale non può attendere
Occhio privato sul nuovo
mondo (1970)
Regia: Alfredo Leonardi;
fotografia, montaggio: A. Leonardi; durata: 70'
Nel 1969, per circa un anno,
Leonardi vive negli Stati Uniti. I frutti di questa permanenza sono
il libro Occhio mio dio: il New American Cinema, pubblicato
nel 1971, e questo documentario in super8, nel quale, accanto al
lirismo dei film precedenti e alla presenza degli artisti della
scena underground di New York e San Francisco, si delinea
l'attenzione verso i movimenti politici americani più
radicali quali il Black Panther Party e i portoricani. Si ha qui
insomma un primo momento di ripensamento rispetto le scelte
artistiche e esistenziali fatte in precedenza, che porterà
negli anni successivi Leonardi a realizzare cinema
militante.
a seguire
C- La casa del
fuoco(1970)
Regia: Anna Lajolo e Guido
Lombardi; fotografia, montaggio: A. Lajolo, G. Lombardi; durata:
21'
«Michele
Volpi, "guarda macchine" della via Appia Nuova, nei riflessi
indefiniti della sua realtà scopre una "visione" e la recita
come allegoria dell'opulenza, come ruolo al banchetto storico cui
ha diritto ma che ancora non consuma perché si accinge a
apprenderne il significato. Questo film vuole tener presente che il
cinema oltre che un interrogativo sul cinema, dovrebbe essere un
interrogativo sull'uomo» (Lajolo-Lombardi)
ore 21.00
Cinema soggettivo. Miti e nuove cosmogonie
La favolosa storia
(1967-68)
Regia: Tonino De Bernardi;
fotografia, montaggio: T. De Bernardi; durata: 90'
«La favolosa storia
è un trittico che comprende: Il vaso etrusco,
"ritratto a quattro, data una situazione. Si parte e si fa il
cammino assieme, con i quattro dentro il contenitore, e si
incontrava la vita la morte il sorriso gli affetti la festa, ma con
molto sentimento"; il bestiario, per proiezione su quattro schermi
sovrapposti in parte a modo di croce sbilenca e "avendo
primieramente ogni petalo colore e profumo singoli ma di poi
risultando corolla di rosa e mughetto e giglio e fiordaliso e
olezzante carciofo"; il sogno di Costantino per tre proiettori e
per la Messa da Requiem di Cherubini: la morte e la resurrezione,
la carne, il teatro, il travestimento, la sacra rappresentazione,
la trasfigurazione, l'occhio che vede, il passato, fermare il
momento, la luce, l'archetipo mascherato, l'amplesso mistico con la
natura matrigna» (De Bernardi)
Il film,
girato in 8mm, è stato digitalizzato dalla Cineteca
Nazionale con la supervisione di Tonino De Bernardi.







