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Franco Giraldi, un autore di frontiera

Franco Giraldi è uno dei rari casi di regista serio, umile e discreto. Uno che prima di esordire, ha fatto una lunga ma preziosa gavetta

21.05.2013 - 26.05.2013
Franco Giraldi
Franco Giraldi è uno dei rari casi di regista serio, umile e discreto. Uno che prima di esordire, ha fatto una lunga ma preziosa gavetta. È lo stesso Giraldi a raccontare, con la modestia che lo contraddistingue, ilsuo lungo viaggio attraverso il cinema, titolo di un bellissimo volume a lui dedicato e curato da Luciano De Giusti: «Venendo a Roma da Trieste, mi sono sempre sentito come un esterno alla società, anche a quella del cinema, anche a quella che mi era politicamente più familiare. Credo di aver avuto sempre la fissazione di imparare prima di tutto bene il mestiere. Quando mi cimentai con le regie delle seconde unità un po' si notava questa mia volontà, perché cercavo di svolgere i miei compiti anche al di là di quello che mi veniva effettivamente richiesto. Cercavo di impegnarmi il più possibile, perché la cosa mi divertiva, mi piaceva. Quando girai il primo western, dal punto di vista del mestiere non avevo il minimo dubbio: dominavo la tecnica. Sembrò però che, per questo mio sentirmi esterno all'ambiente romano, avessi preso alla larga il mio lavoro, come per non rivelarmi, per non confrontarmi con insicurezze possibili». Gettare uno sguardo retrospettivo su un autore di frontiera non solo perché inetichettabile, ma perché semplicemente distante dai salotti romani, ci permette di riconsiderare alcuni snodi evolutivi del cinema italiano, rivedendo alcuni passaggi cruciali: dal fenomeno del western all'italiana alla commedia all'italiana, fino alla cosiddetta televisione d'autore, con interessanti trasposizioni letterarie e in cui maggiormente si riflette la delicata malinconia mitteleuropea dell'uomo di frontiera.
Franco Giraldi, nato nel 1931 a Comeno in provincia di Gorizia, cresce poi a Trieste, accostandosi al cinema intorno al 1950, attraverso i vari circoli del cinema in compagnia di Callisto Cosulich, Tullio Kezich e Tino Ranieri. Per un periodo lavora come critico cinematografico per «l'Unità», prima a Trieste poi a Roma, quando si trasferì poco più che ventenne. Il suo apprendistato nel cinema attivo avviene in primis con Gillo Pontecorvo (è assistente alla regia per Giovanna, 1956), con Giuseppe De Santis (è segretario di edizione per Uomini e lupi, proseguendo poi un lungo rapporto professionale e di amicizia), Carlo Lizzani (aiuto regista di Il gobbo, 1960), Giuliano Montaldo (aiuto regista di Tiro al piccione, 1961), Sergio Leone (direttore della seconda unità di Per un pugno di dollari, 1964). Esordisce con un pugno di lungometraggi, lucidi e ironici, seppure imprigionati nel genere del western all'italiana. Prosegue con la commedia all'italiana interpretata da mostri sacri come Ugo Tognazzi e Monica Vitti con film in cui confluiscono temi e poetiche al Giraldi sempre più "autore": la figura della donna come elemento catartico e rivoluzionario all'interno di una società borghese e stupidamente maschilista, l'inevitabile conflitto tra i sessi con i conseguenti tic e nevrosi. Nel massimo del successo, Giraldi scantona, fugge, per dedicarsi a un cinema/televisione mitteleuropeo, di frontiera, sia contenutisticamente che esteticamente, dove Svevo confluisce in Dostoevskij e in Conrad: «Amo molto l'intimismo, i caratteri, le psicologie, e non riesco a farli vivere fuori dal contesto della storia. L'idea di un film intimista, campato per aria, avulso dal contesto storico, mi è insopportabile. Ho sempre avuto questa ossessione perché i problemi della frontiera li ho vissuti direttamente sulla mia pelle. Ho vissuto l'8 settembre a San Daniele del Carso, vedendo i soldati italiani rientrare sfiniti. Ho visto i partigiani insorgere contro il fascismo, la popolazione giustamente felice di essersi liberata dalla dittatura, i problemi degli sloveni…».
 
martedì 21
ore 17.00 Un minuto per pregare, un istante per morire di Franco Giraldi(1967, 119')
 
giovedì 23
ore 17.00
Il lungo viaggio di Franco Giraldi (1975, 240')
Per gentile concessione di Rai Teche
 
ore 21.15
Con la furia di un ragazzo. Un ritratto di Bruno Trentin di Franco Giraldi (2008, 84')
Per gentile concessione di Fondazione Giuseppe Di Vittorio, Aamod, Vivo Film
Giornata a ingresso gratuito
 
venerdì 24
ore 17.00
La supertestimone di Franco Giraldi (1971, 111')
 
ore 19.00
Gli ordini sono ordini di Franco Giraldi (1972, 97')
 
sabato 25
ore 17.00
La rosa rossa di Franco Giraldi (1973, 95')
Copia proveniente dalla Cineteca del Friuli
 
ore 19.00
Colpita da improvviso benessere di Franco Giraldi (1976, 99')
 
ore 21.00
Un anno di scuola di Franco Giraldi (1979, 116')
 
domenica 26
ore 17.00
La giacca verde di Franco Giraldi (1980, 104')
 
ore 19.00
Voci di Franco Giraldi (2000, 103')
 
ore 21.00
Il teatro del mondo. Incontro con Tullio Pinelli (1998)
Regia: Franco Giraldi; a cura di Tullio Kezich; origine: Italia; produzione: Csc; durata: 57'
Tullio Pinelli conversa con Tullio Kezich in luoghi a lui particolarmente cari, Pitigliano e Cinecittà, rievocando le tappe salienti della sua vita, dalla giovinezza a Torino all'arrivo a Roma, dalla passione per il teatro all'approdo al cinema, dall'amicizia con Pavese all'incontro con Fellini. Per approdare poi a riflessioni sulla religione e sul senso della vita che nobilitano l'incontro tra due dei più grandi personaggi del cinema italiano.
 
a seguire
La frontiera di Franco Giraldi (1996, 99')