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Il cinema (delle origini) è femmina: Louise Brooks

Il film è accompagnato da vivo al pianoforte dal M° Antonio Coppola.

12.05.2013
Louise Brooks
«Pensavamo di titolare questa rassegna di cinema muto accompagnato dal vivo con Il cinema è donna, ma nel rifletterci più appassionatamente abbiamo deciso per femmina che ci è suonato più autorevole ma non retorico, più impetuoso ma non enfatico, più seducente ma non provocante. Qualcuno ha detto che la donna è come la Natura, generosissima ma spietata, e prendendo per buona questa definizione, seppur estrema, abbiamo compilato il programma includendo non solo dive ma anche registe e autrici. Perché affermiamo che Il cinema è femmina? Sebbene rispondere a una domanda con un'altra domanda cozzi violentemente contro la buona creanza, ci concediamo uno scampolo d'insolenza replicando: "Cosa vagheggeresti se anziché spiegarti il perché e il percome nominassimo semplicemente Francesca Bertini? Greta Garbo? Louise Brooks? Pina Menichelli? Mary Pickford? Leda Gys? Quali e quanti cassetti della tua memoria e della tua anima si spalancherebbero rovesciando cascate di emozioni e di immagini?". Il cinema come arte prenderebbe immediatamente corpo nel tuo immaginario al di là di tutte le chiacchiere, troverebbe istantaneamente nitida connotazione, schiettissima identità fino alla tanto paradossale quanto legittima asserzione che per quanto volessimo disquisire sul Cinema, per quanto volessimo essere accademici, ecumenici e snob, la donna uscirebbe sempre e comunque dalla porta per rientrare dalla finestra, gettando alle ortiche tutti i possibili papiri e le possibili ciance. Per questa rassegna il Cinema Trevi sarà la nostra spalancata finestra. Buona visione e buon ascolto» (Antonio Coppola).
L'appuntamento di maggio è dedicato a Louise Brooks. «Nata nel Kansas, a Wichita, nel 1900. Iniziò come ballerina, allieva della famosa Ruth Saint-Denis; il grande impresario Ziegfeld la scoperse mentre si esibiva nelle "Denishawn Dancers" e la scritturò per lo spettacolo Louis the th14 alle "Follies", segnato quindi da George White che la volle con sé per Scandals e dal famoso "Café de Paris" che la chiamò a Londra. Tornata negli Stati Uniti, Hollwyood ne saggiò cautamente le possibilità affidandole, a partire dal 1925, alcune parti di fianco. Due anni dopo, Howard Hawks la impone all'attenzione con A Girl in Every Port (Capitan Barbablù). […] Con il film di Hawks, la ballerina del Kansas diviene il prototipo della ragazza europea dell'epoca, inquieta, e piena di vita. "Bruna, con occhi vivi e stupendi, i capelli diritti acconciati con la frangetta di moda, lo sguardo provocante e pur fanciullesco, il riso smagliante grazie ad una chiostra di denti sfavillanti, essa era l'immagine stessa della garçonne, la maschietta, la ragazza europea degli anni intorno al 1925" (Castello). La sensualità frammista ad un fondo di maliziosa innocenza, soprattutto la prepotente freschezza e vitalità sono le caratteristiche che fecero della B., pur nel numero limitato delle sue interpretazioni, un'attrice importante (dotata, tra l'altro, di notevoli qualità espressive). Nel '29 fu protagonista assoluta di The Canary Murder Case, un film poliziesco che Malcom St. Clair aveva tratto dal romanzo di S.S. Van Dine, conosciuto in Italia come La canarina assassinata, imperniato sulla misteriosa morte d'una celebre "diva" del varietà, conosciuta come la "Canarina" per un suo costume di piume. […] Ormai famosa, l'attrice attendeva ancora un film di autentico impegno e fu Pabst, nel suo periodo migliore, ad offrirgliene l'occasione, con il torbido personaggio di Lulù, la donna che si degrada nel vizio e finisce assassinata, in Die Büchse der Pandora (Lulù), ispirato a due drammi di Wedekind; ad esso seguì Das Tagebuch einer Verlorenen (Il diario di una donna perduta) […]. A cavallo fra il '29 ed il '30 la B. disegnò il suo ultimo personaggio importante, la sartina che diventa Miss Europa (Prix de beauté), in un film diretto da Augusto Genina su soggetto di Clair» (Ernesto G. Laura, Filmlexicon degli autori e delle opere).
 
ore 21.00
Diario di una donna perduta (1929)
Regia: Georg Wilhelm Pabst; soggetto: tratto dal romanzo omonimo di Margarethe Bohme; sceneggiatura: Rudolf Leonhardt; fotografia: Fritz Arno Wagner, Sepp Allgeier; musica: Timothy Brock, Otto Stenzeel; interpreti: Louise Brooks, Adré Roanne, Josef Rovensky, Fritz Rasp, Vera Pawlowa, Franziska Kinz; origine: Germania; produzione: Hom Film, Pabst Film; durata: 106'
Thymiane (Maria nella versione italiana) figlia di un farmacista, viene violentata dall'assistente del padre. Rimasta incinta viene rinchiusa in un riformatorio. Scappa con un'amica e le due finisco a lavorare in un bordello.«Ultimo dei 10 film muti di Pabst, forse il più geniale, anche più di Lulù, certamente il più sarcastico nella critica sociale. Al centro di un macchinoso intrigo, esplicitamente melodrammatico, la Brooks vi disegna un personaggio complesso e contraddittorio di taglio sadiano che si adatta con vitalità primitiva alle peripezie del suo destino» (Morandini).
Accompagnamento musicale del M° Antonio Coppola