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Cinema Trevi: arriva a Roma "Questi fantasmi: cinema italiano ritrovato (1946-1975)", la retrospettiva curata dalla Mostra del Cinema di Venezia e dal Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale.
La rassegna recupera titoli rimasti a lungo puri nomi nelle filmografie o passati appena nella visione notturna di un palinsesto, ma in genere trascurati dalle storie del cinema.
La retrospettiva Questi
fantasmi: cinema italiano ritrovato (1946-1975), che ha
riscosso un grandissimo successo alla 65ª Mostra
Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, giunge finalmente
a Roma, al Cinema Trevi, in una ricca e stimolante selezione. La
retrospettiva, realizzata dalla Mostra in co-produzione con il
Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale e curata
da Tatti Sanguineti e Sergio Toffetti, è imperniata su opere
spesso trascurate del trentennio più fiammeggiante della
storia del nostro cinema: gli anni tra il 1946 e il 1975. Da
cineteche e archivi continuano a uscire titoli, film, trame, autori
che i giornali dell'epoca - abbagliati dalla ricchezza produttiva
del più bel cinema del mondo - confinavano nelle recensioni
senza firma del Vice; titoli rimasti a lungo puri nomi nelle
filmografie o recuperati nella visione notturna di un palinsesto,
ma in genere trascurati dalle storie del cinema, anche le
più attente alle riscritture del cinema italiano.
"Questi fantasmi" ci mostrano un cinema che scorre lungo due linee
strettamente intersecate: la capacità di riflettere in
diretta le storie e le cronache dell'Italia che cambia, dal
dopoguerra al miracolo economico, alle contraddizioni sociali dello
sviluppo, e la grande libertà di espressione lasciata a
cineasti, spesso stretti tra i maestri e i mestieranti, che oggi ci
appaiono come una vera e propria "nouvelle vague all'italiana". Fra
i numerosi titoli da riscoprire si segnalano in primo luogo gli
"antineorealisti": film che usano il melodramma per incidere nella
realtà storica e sociale del dopoguerra come Un
uomo ritorna di Max Neufeld, con Anna Magnani che in un'aula
di tribunale chiede la pena di morte per il fascista che ha
ammazzato suo figlio, e La città dolente di Mario
Bonnard, che mette in scena l'esodo dei profughi dall'Istria dopo
il passaggio delle loro terre alla Jugoslavia. L'Italia del
dopoguerra è ancora la protagonista nel "noir" Una
lettera all'alba, con Fosco Giachetti barone della cocaina in
una Milano nera tratteggiata da Giorgio Bianchi come una dura e
fredda metropoli americana, e nello straordinario "film sulle
rovine" Il cielo è rosso, diretto da Claudio Gora e
tratto dal romanzo di Giuseppe Berto. Di Luigi Zampa sono stati
selezionati Anni difficili, amaro apologo sull'Italia dei
voltagabbana tra fascismo e antifascismo, e Processo alla
città, ricostruzione di un caso di camorra nella Napoli
belle époque, attualissimo dopo Gomorra. La
donna del giorno di Maselli, straordinario esordio da
protagonista di una bellissima Virna Lisi, ci porta nel mondo della
moda anticipando l'Italia del boom, raccontata ne La bella di
Lodi di Mario Missiroli, tratto dal romanzo di Alberto
Arbasino, mentre ne La cuccagna Luciano Salce sceglie il
cantautore Luigi Tenco, nel suo unico film da protagonista, per
rappresentare "quelli che non ce la faranno mai". L'Italia degli
operai milanesi pendolari di Pelle viva di Giuseppe Fina,
con Elsa Martinelli nei panni di un'immigrata pugliese; e quella di
chi, come Enrico Maria Salerno, cerca in America un nuovo
"miracolo" in Smog di Franco Rossi. Prima del '68, qui
raccontato attraverso due film "eccentrici", come il capolavoro di
Carmelo Bene Nostra signora dei Turchi, di cui la Cineteca
Nazionale ha realizzato una versione lunga reintegrando le scene
tagliate, premiato a Venezia nel 1968, e Toh, è morta la
nonna!, divertissement di Mario Monicelli sullo spirito della
contestazione.
martedì 14
ore 17.00
Una lettera all'alba (1948)
Regia: Giorgio Bianchi; soggetto e sceneggiatura: Aldo De
Benedetti; fotografia: Vaclav Vich, Augusto Tiezzi; musica: Renzo
Rossellini; montaggio: Gabriele Varriale; interpreti: Fosco
Giachetti, Jacques Sernas, Lea Padovani, Olga Villi, Tatiana
Pavlova, Vittorio Manipoli; origine: Italia; produzione: Giuseppe
Amato; durata: 98'
Carlo scopre di avere un figlio adolescente solo quando la
madre del ragazzo, con cui aveva avuto una relazione, glielo affida
prima di morire. Il ragazzo è un piccolo spacciatore di
cocaina. Per farlo smettere Carlo ordina alla contessa, che
rifornisce il giovane Mario, di non dargli più nulla. Quando
la donna viene trovata morta, Mario è subito accusato
dell'omicidio. Il padre cerca di provare la sua
innocenza.«Giorgio Bianchi ci dà con questo lavoro,
che sta tra il giallo e il tipo Gioventù perduta, una buona
prova delle sue capacità, aiutato anche da un buon soggetto
e dalla abile sceneggiatura di Aldo De Benedetti»
(Nati).
Versione restaurata dalla Cineteca Nazionale
ore 18.45
Lo sceicco bianco (1952)
Regia: Federico Fellini; soggetto: Michelangelo Antonioni, F.
Fellini, Tullio Pinelli; sceneggiatura: F. Fellini, T. Pinelli,
Ennio Flaiano; fotografia: Arturo Gallea; musica: Nino Rota;
montaggio: Rolando Benedetti; interpreti: Alberto Sordi, Brunella
Bovo, Leopoldo Trieste, Giulietta Masina, Lilia Landi, Ernesto
Almirante; origine: Italia; produzione: P.D.C.; durata: 86'
Ivan e Wanda sono due novelli sposi in viaggio di nozze a Roma.
Il denso programma del viaggio, che prevede anche un'udienza papale
con i parenti romani, viene disatteso da Wanda. La giovane e
ingenua sposina, infatti, lascia il marito addormentato in albergo
e va alla ricerca della redazione del suo giornale a fumetti
preferito. Qui conosce il suo idolo, lo Sceicco bianco, che cerca
in maniera goffa di sedurre, senza riuscirci, la sua giovane fan.
Wanda resterà delusa a contatto con la meschinità e
la pochezza del mondo che tanto l'aveva fatta sognare.
«[Sordi] era bravissimo, lo conoscevo da prima della guerra,
quando faceva il varietà e le riviste. Certo non era ancora
popolare come lo è diventato dopo Lo sceicco bianco malgrado
l'insuccesso del film che venne anche attribuito alla poca simpatia
di cui Sordi godeva presso il pubblico di cinema. Ma era
bravissimo» (Fellini).
Versione restaurata gentilmente concessa da Mediaset Cinema
Forever - Ingresso gratuito
a seguire
Lo sceicco ritrovato. Tagli, doppie versioni e sequenze inedite de
Lo sceicco bianco (2008)
A cura di Fulvio Baglivi, Stefano Landini e Moraldo
Rossi
Due rulli di materiali inediti de Lo sceicco bianco di
Federico Fellini sono stati ritrovati dalla Cineteca Nazionale. Il
contenuto, identificato da Sergio Toffetti e Fulvio Baglivi,
comprende circa 20' di tagli di montaggio, doppie versioni e
sequenze inedite complete di dissolvenze e missaggio audio, tanto
da far pensare che Fellini abbia preparato un primo montaggio
più lungo e sia stato incerto fino all'ultimo sulle
soluzioni da scegliere per la versione definitiva.
Queste "varianti" del primo film interamente diretto da Fellini nel
1952 consentono dunque oggi di gettare uno sguardo dentro
l'"officina creativa" del regista, rendono più chiare le
motivazioni delle scelte definitive, e mettono in evidenza come fin
dall'inizio Fellini elabori situazioni e abbozzi di personaggi che
verranno poi sviluppati in seguito.
Tra le sequenze tagliate, particolarmente interessante risulta,
all'arrivo in albergo della coppia di sposi in luna di miele a Roma
(Brunella Bovo e Leopoldo Trieste), la scena in cui la moglie ha la
visione di due donne in costume orientale e velate che, come ha
subito notato Tullio Kezich dopo aver visionato i materiali,
Fellini riprenderà in Giulietta degli spiriti.
Molto interessanti per lo sviluppo dei personaggi sono le "versioni
lunghe" di alcune scene, e in particolar modo:
- i gesti d'affetto di Leopoldo Trieste verso la moglie nella
stanza d'albergo, che verranno poi esclusi nell'edizione
definitiva.
- l'incontro dello sposo con i parenti e soprattutto la scena in
cui Trieste è a teatro con tutti familiari, soltanto
accennata nella versione finale del film; e il pranzo con la
declamazione dei versi della Divina Commedia.
- il colloquio della Bovo nella redazione del fotoromanzo e il
successivo viaggio verso il set sulla spiaggia.
Straordinarie le doppie versioni, cioè le sequenze complete
che nel film sono state sostituite integralmente, e in particolar
modo:
- la celeberrima scena tra Alberto Sordi e Brunella Bovo sulla
barca, di cui è stata ritrovata una versione dove Sordi,
lasciato molto più libero da Fellini, accentua gli elementi
comici del personaggio con battute improvvisate, mentre un colpo di
vento gli sbatte la vela sulla testa facendolo cadere.
- il personaggio di Giulietta Masina che già anticipa
Cabiria nella scena di notte in cui terrorizza lo spaesato Trieste
mentre mostra a due prostitute le foto di sua moglie.
I materiali ritrovati, infine, mostrano che Fellini aveva girato in
modo molto più completo la "notte brava" di Leopoldo
Trieste, mettendone in scena il risveglio nel letto della
prostituta e la fuga imbarazzata dai familiari di lei che insistono
per offrirgli il caffè, in un accenno di sarabanda che di
nuovo anticipa alcune soluzioni narrative che diverranno
tipicamente "felliniane".
Lo sceicco ritrovato comprende, inoltre, una testimonianza
di Moraldo Rossi, segretario di edizione per Lo sceicco
bianco e stretto collaboratore di Fellini nei primi film del
regista riminese.
ore 21.00
Incontro con Gianfranco Angelucci e Sergio Toffetti
a seguire
Federico Fellini, tre spot per la Banca di Roma
(1992)
Regia: Federico Fellini; fotografia: Giuseppe Rotunno; musica:
Nicola Piovani; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Paolo
Villaggio, Fernando Rey, Anna Falchi, Ellen Rossi Stuart; origine:
Italia; produzione: Film Master; durata: 6'
Per la terza volta nella sua carriera, Fellini si concede al
mondo pubblicitario, realizzando tre spot per la Banca di Roma. In
essi l'alter ego felliniano è Paolo Villaggio, angosciato da
incubi terribili. Sarà lo psicanalista, interpretato da
Fernando Rey, a tranquillizzarlo e ad avvicinarlo alla
solidità ed affidabilità della Banca di Roma al fine
di dormire sonni tranquilli.
La versione degli spot qui presentata è frutto del
ritrovamento, presso l'Archivio Cinema d'Impresa di Ivrea, di
alcuni nastri magnetici con la voce di Fellini, registrata durante
le riprese. La sua voce s'intreccia come un'eco al sonoro degli
spot.
Ingresso gratuito
a seguire
E il Casanova di Fellini?(1975)
Regia: Gianfranco Angelucci e Liliana Betti; fotografia: Giuseppe
Rotunno; musica: Nino Rota; montaggio: Maurizio Tedesco;
interpreti: Federico Fellini (voce), Olimpia Carlisi, Vittorio
Gassman, Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi;
origine: Italia; produzione: Cinemoon; durata: 75'
In una pausa della lavorazione de Il Casanova di Federico
Fellini, Olimpia Carlisi, nel ruolo dell'intervistatrice, chiede ad
attori e studiosi di varie discipline la loro opinione sul
seduttore italiano per eccellenza. «Fellini ha concepito
Casanova, cioè a dire lo respira, lo vive, lo sente come
l'estrema esemplificazione di una non esistenza: di nuovo un
connotato precipuo del personaggio, questa sua non esistenza, va a
combaciare o a gravitare in quell'altra ben più peculiare
inesistenza, quella dell'artista-specchio, spugna, zombi, che la
prima dovrebbe recepire ed espressivamente organizzare»
(Angelucci - Betti).
Versione ristampata dalla Cineteca Nazionale in
collaborazione con Rai Teche - Ingresso gratuito
mercoledì 15
ore 16.30
Nel blu dipinto di blu (Volare) (1959)
Regia: Piero Tellini; soggetto: P. Tellini; sceneggiatura: Cesare
Zavattini, P. Tellini, Ettore Scola; fotografia: Gianni Di Venanzo;
montaggio:Gisa Radicchi Levi; musica:Mario Nascimbene; interpreti:
Domenico Modugno, Giovanna Ralli, Vittorio De Sica, Arianna, Franco
Migliacci, Carlo Taranto; produzione: D.D.L., Cineproduzioni
Astoria; durata: 104'
Uno scanzonato giovanotto siciliano viene accusato di
complicità per un furto in una gioielleria, ma viene
scagionato da una ragazza che nutre simpatia per lui. Tutto
ciò provoca la gelosia di un'altra fanciulla innamorata di
lui, ma dopo ripicche, malintesi e discussioni tutto si accomoda.
«A dispetto del titolo, un melodramma più che un film
con musiche [...]. E a fianco degli sceneggiatori Scola e Tellini
si sente la presenza di Zavattini con la sua voglia di raccontare
un'umanità dolceamara che vive ai margini della
legalità e per tirare avanti si adatta a stare con mani e
piedi nel gesso per fare da modello alle statue dei
santi» (Mereghetti).
Versione restaurata dalla Cineteca Nazionale
ore 18.20
Tutto è musica (1963)
Regia: Domenico Modugno; soggetto e sceneggiatura: D. Modugno,
Franco Migliacci, Tonino Valerii; fotografia: Gabor Pogany;
montaggio: Roberto Cinquini; musica: D. Modugno; interpreti: D.
Modugno, Edra Gale, Giustino Durano, Franco Franchi, Ciccio
Ingrassia, Paolo Bergamaschi; origine: Italia; produzione: Emme
Film; durata: 95'
Unico film da regista di Domenico Modugno, Tutto è
musica, ricostruisce in forma romanzata la storia dei suoi esordi e
dei suoi successi attraverso la drammatizzazione delle canzoni che
lo hanno reso famoso. Modugno «si butta a capofitto in un
film al quale pensava da qualche tempo. Un film tutto suo,
sceneggiatura [...], interpretazione e regia. Lo intitola Tutto
è musica, spiegando che il rumore di un martello pneumatico,
il getto di una fontana, lo sfrigolio di una saldatrice, tutto
è musica» (Giancarlo Governi, Leoncarlo
Settimelli).
ore 20.00
Orfeo 9, un musical di culto
Orfeo 9 la prima opera rock italiana e la prima mai rappresentata
al mondo (Roma, Teatro Sistina, 23 gennaio 1970), composta da Tito
Schipa Jr. e interpretata dall'autore insieme ad altri numerosi
giovani talenti dell'epoca. Divenuto un doppio album nel 1973,
detiene oggi un record assoluto nella discografia: quello di essere
l'unico doppio italiano che per trent'anni non ha mai cessato di
vendere e non è mai uscito di catalogo nemmeno per un
giorno, giungendo, al momento attuale, a otto edizioni diverse tra
Lp, Musicassette e Cd. La stampa specializzata l'ha recentemente
classificato fra i 100 eventi fondamentali del Rock italiano.
Girato per il settore sperimentale della Rai nel 1973, l'omonimo
film fu trasmesso solamente nel febbraio 1975, e in sordina.
Più tardi fu distribuito brevemente nei circuiti d'essai. Da
allora, e a dispetto di ciò, quest'opera è da un lato
uno dei prodotti di spettacolo più amati dal pubblico,
dall'altro uno degli esempi più clamorosi di emarginazione e
trascuratezza da parte delle strutture ufficiali e dei media, cui
ha potuto reagire grazie al sostegno costante dei suoi fedeli
sostenitori, fino al riscatto definitivo della presentazione alla
Mostra del Cinema di Venezia del 2008. Nella serata conclusiva il
film, presentato dopo la premiazione, è stato salutato da
una standing ovation di dieci minuti, imponendosi come uno degli
eventi della Mostra.
Orfeo 9 (1973)
Regia: Tito Schipa jr.; soggetto e sceneggiatuta: T. Schipa jr.;
fotografia: Ivan Stoinov; scenografia e costumi: Giovanni
Agostinucci; musica: T. Schipa jr.; organo solista e sitar: Joel
Vandroogenbroeck; strumentazione e direttore d'orchestra: Bill
Conti; montaggio: Alfredo Muschietti; interpreti: T. Schipa jr.,
Renato Zero, Edoardo Nevola, Monica Miguel, Chrystel Dane, Roberto
Bonanni, Loredana Berté, Penny Brown, Marco Piacente, Eva
Axen; origine: Italia; produzione: Mount Street Film e Eidoscope
per Rai; durata: 84'
Un gruppo di ragazzi vive felice tra le rovine di un'antica
chiesa sconsacrata, lontano dalla città che detestano. Uno
di loro, Orfeo, è chiuso nella sua solitudine. Euridice
risveglia il cuore assopito del giovane: i due s'innamorano
all'istante. Un oscuro personaggio ossessionato dalla
felicità s'insinua però nella coppia separando Orfeo
dalla sua amata con un trucco diabolico. Il giovane si incammina
cosìalla ricerca di Euridice, in un tormentoso viaggio
dentro e fuori di sé. «Questa favola ha per vero
protagonista un illusionista prodigioso, lo stesso che col suo
gioco preciso ti inganna ancora, ti tiene ancora distratto dalla
più sublime delle visioni possibili: la
Realtà» (prologo Orfeo 9).
Tito Schipa jr. cresce tra l'America e l'Italia.
La passione per ogni genere di spettacolo musicale diventa il filo
conduttore della sua vita. Lavora a fianco di De Lullo, Menotti,
Squarzina, Wertmüller. Nel 1969 scrive Orfeo 9, nel 1976 il
suo secondo musical, L'isola nella tempesta. La sua versione
folk-rock del Don Pasquale di Donizetti approda a Broadway
(1983) prodotta da Joseph Papp. Cantautore, autore di colonne
sonore, regista di documentari, Schipa è anche ideatore di
Virtual Tosca, primo allestimento di un intero melodramma
in animazione, in preparazione da alcuni anni.
Copia gentilmente concessa da Rai Teche - Ingresso
gratuito
a seguire
Incontro con Tito Schipa Jr.
a seguire
Orfeo 9 (replica)
Copia gentilmente concessa da Rai Teche - Ingresso gratuito
giovedì 16
ore 17.00
Un uomo ritorna (1946)
Regia: Max Neufeld; soggetto: Luigi Giacosi; sceneggiatura: Anton
Giulio Majano, Ivo Perilli, Umberto Del Giglio; fotografia:
Giuseppe La Torre; musica: Carlo Innocenzi; montaggio: Giuseppe
Fatigati; interpreti: Gino Cervi, Anna Magnani, Luisa Poselli,
Felice Romano, Anna Maria Dossena, Ave Ninchi; origine: Italia;
produzione: Zeus Film; durata: 90'
Sergio è il direttore di una centrale elettrica,
appassionato del suo lavoro e con una serena vita familiare. Allo
scoppio della seconda guerra mondiale deve abbandonare tutto. Al
suo ritorno, dopo una lunga prigionia, trova la centrale distrutta
e la famiglia divisa. Si reca a Roma per cercare di ricostruire la
centrale e ritrovare due dei suoi fratelli, uno dedito alla borsa
nera, l'altra alla prostituzione. Torna dopo cinquant'anni di oblio
uno dei film più controversi e dolorosi della nostra storia
recente, interpretato da due grandi attori (Cervi e la Magnani),
capaci di incarnare appassionatamente le inquietudini e le
lacerazioni del nostro dopoguerra. Un film sulla fatica e il dolore
del ritorno alla normalità dopo violenza, fame,
bombardamenti.
Versione restaurata da Cineteca Nazionale e Ripley's
Film
ore 18.45
Il cielo è rosso (1950)
Regia: Claudio Gora; soggetto: dal romanzo omonimo di Giuseppe
Berto; sceneggiatura: Leopoldo Trieste, Cesare Zavattini, Claudio
Gora, Lamberto Giuseppe Santilli; fotografia: Vaclav Vich; musica:
Valentino Bucchi; montaggio: Giancarlo Cappelli; interpreti: Marina
Berti, Jacques Sernas, Mischa Auer jr., Anna Maria Ferrero, Lauro
Gazzolo, Liliana Tellini; produzione: Acta Film; durata: 98'
Durante la guerra il sedicenne Daniele perde i genitori in un
bombardamento. Rimasto solo tra le macerie si unisce a un gruppo di
ragazzi sbandati come lui, il ladruncolo Tullio, l'orfana Giulia e
la prostituta Carla. «I personaggi di Giulia e soprattutto di
Carla, raccontati senza falsi moralismi e inutile manicheismo, sono
indimenticabili e il loro disperato bisogno di amore (tenera e
impotente la prima, volgare ma vitale la seconda) ne fa i simboli
toccanti di un'umanità che non riesce a illudersi in un
domani migliore» (Mereghetti).
Versione restaurata dalla Cineteca Nazionale
ore 21.00
Incontro con Guido Crainz, Sergio Grmeik Germani, Sergio Toffetti,
Lucio Toth (Presidente nazionale dell'Associazione
Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia)
a seguire
La città dolente (1949)
Regia;: Mario Bonnard; soggetto: M. Bonnard; Sceneggiatura: Anton
Giulio Majano, Aldo De Benedetti, Federico Fellini, M. Bonnard;
fotografia: Tonino Delli Colli; musica: Giulio Bonnard; montaggio:
Giulia Fontana; interpreti: Luigi Tosi, Barbara Costanova, Gianni
Rizzo, Elio Steiner, Gustavo Serena, Raimondo Van Riel; origine:
Italia; produzione: Istria Film, Scalera Film; durata: 106'
Alla fine della seconda guerra mondiale Pola e tutta l'Istria
vengono assegnate alla Jugoslavia. La maggior parte della
cittadinanza italiana lascia la città per trasferirsi in
territorio italiano senza cedere alle lusinghe degli jugoslavi che
invitano invece a rimanere. Cade nella trappola Berto, un operaio,
pensando di ricevere così dei benefici. Ma ben presto si
rende conto dell'errore. «Certo, facendone una valutazione a
posteriori, sembra incredibile che una tragedia italiana come
l'Esodo dalla Venezia Giulia sia stata trattata quasi in tempo
reale in questo film del 1948 e poi non sia più stata
rappresentata, abbandonata completamente dal mondo del cinema.
Questo dimostra che La città dolente è stato un film
per certi versi "eroico" anche se ha pagato subito questo coraggio
con una pellicola uscita in ritardo, mal distribuita e quindi vista
pochissimo» (Associazione Nazionale Venezia Giulia e
Dalmazia).
Versione restaurata da Cineteca Nazionale, Istituto Luce e
Cineteca del Friuli - Ingresso gratuito
venerdì 17
ore 17.00
La donna del giorno (1956)
Regia: Francesco Maselli; soggetto: Franco Bemporad; sceneggiatura:
F. Bemporad, F. Maselli, Aggeo Savioli, Luigi Squarzina, Cesare
Zavattini; fotografia: Armando Nannuzzi; musica: Mario Zafred;
montaggio: Mario Serandrei; interpreti: Virna Lisi,Antonio
Cifariello,Franco Fabrizi;Elisa Cegani,Serge Reggiani,Haja
Harareet; origine: Italia; produzione: Peg Produzione Films;
durata: 83'
Liliana è un'indossatrice che cerca di farsi strada in
ogni modo. Una notte viene trovata svenuta sulla strada.
Interrogata dalla polizia, Liliana racconta di essere stata
trascinata da tre delinquenti in una villa e di aver subito
violenza. Il drammatico evento viene divulgato dai giornali e
Liliana diventa ben presto "la donna del giorno", ricevendo
vantaggiose offerte di lavoro. «Avviato da Visconti all'amore
per l'opera lirica, Maselli, come confesserà più
tardi, gira La donna del giornonel bel mezzo della sua travolgente
euforia per Verdi, con l'ambizione inconscia di rifare La Traviata.
Di qui [...] la forte tipizzazione dei personaggi, il ruolo giocato
dai grandi attacchi musicali, [...] le scene madri»
(Stefania Parigi).
Versione ristampata dalla Cineteca Nazionale
ore 19.00
Agostino (1962)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dall'omonimo romanzo di Alberto
Moravia; sceneggiatura: Goffredo Parise; fotografia Aldo Tonti;
musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Nino Baragli; interpreti:
Paolo Colombo, Ingrid Thulin, John Saxon, Mario Bartoletti, Aldo
Bussaglia, Roberto Mancia; origine: Italia; produzione: Baltea
Film; durata: 89'
Il decenne Agostino è in vacanza con la madre in un hotel di
lusso al Lido di Venezia. Il figlio ha un rapporto morboso e
possessivo con la madre. Quando la donna è corteggiata da
Renzo, Agostino si sente escluso e abbandonato. Conosce altri
ragazzi più smaliziati di lui che gli spiegano il legame che
c'è tra sua madre e Renzo. Sconvolto dalla rivelazione e dai
problemi per il passaggio ad un'età critica, il ragazzo si
aggrega a un compagno più grande di lui per una visita ad
una prostituta. «Ho situato il film in una città
diversa da quella del romanzo: ho preferito Venezia a Viareggio per
il desiderio di avere più acqua. Questo tema dell'acqua
c'era anche a Viareggio, ma a Venezia era ancora più forte.
Il tema dell'acqua è più dolce a Venezia che in
qualsiasi altra città direttamente sul mare»
(Bolognini).
Versione ristampata dalla Cineteca Nazionale
ore 21.00
La bella di Lodi (1963)
Regia: Mario Missiroli; soggetto: dal racconto omonimo di Alberto
Arbasino; sceneggiatura: A. Arbasino, M. Missiroli; fotografia:
Tonino Delli Colli; musica: Piero Umiliani; montaggio: Nino
Baragli; interpreti: Stefania Sandrelli, Angel Aranda, Elena Borgo,
Maria Monti, Giuliana Pogliani, Cesare Di Montignano; origine:
Italia; produzione: Arco Film; durata: 83'
Roberta, figlia di una ricca famiglia lombarda, conosce in
Versilia Franco, un giovane meccanico tanto attraente quanto privo
di scrupoli. I due cominciano una relazione burrascosa che si
svolge lungo l'autostrada del sole, simbolo dell'Italia del
miracolo economico, tra hotel, spiagge, fughe, furti e
riappacificazioni. «Il testo di Arbasino era molto
divertente. Ogni anno tiravo fuori un regista nuovo, e quell'anno
mettere insieme Arbasino e Missiroli mi sembrava divertente.
L'argomento era bello: la gioventù lombarda del boom,
insieme radical-chic però borghese-conservatrice. Era molto
divertente, ma non bene strutturato, forse, e finì per
costituire un divertimento per pochi intimi, quelli che leggevano
Arbasino su "Il Giorno"» (Bini).
sabato 18
ore 16.30
Processo alla città (1952)
Regia: Luigi Zampa; soggetto: Ettore Giannini, Francesco Rosi;
sceneggiatura: Suso Cecchi d'Amico, E. Giannini; collaborazione
alla sceneggiatura: Diego Fabbri, L. Zampa, Turi Vasile;
fotografia: Enzo Serafin; musica: Enzo Masetti;montaggio: Eraldo Da
Roma; interpreti: Amedeo Nazzari, Silvana Pampanini, Paolo Stoppa,
Mariella Lotti, Franco Interlenghi, Irene Galter; origine: Italia;
produzione: Film Costellazione; durata:98'
Ai primi del secolo, a Napoli, il giudice Antonio Spicacci
emette alcuni mandati di cattura nei confronti di alcune persone
coinvolti in due omicidi di stampo camorristico. La matassa
è intricatissima, gli indiziati sono numerosi, alcuni
insospettabili, e i malviventi godono di protezioni e conoscenze
altolocate. Il giudice Spicacci si trova di fronte a un bivio:
lasciar perdere l'indagine o andare fino in fondo, a costo di
mettere a soqquadro la città? «Non è solo il
miglior film di Zampa, anche per merito dell'efficiente
sceneggiatura (Suso Cecchi D'Amico, Ettore Giannini, Diego Fabbri,
Turi Vasile) e uno dei rari drammi giudiziari riusciti del cinema
italiano, ma anche una di quelle opere in cui le istanze civili e
morali del neorealismo s'innestano sul robusto tronco di un
melodramma popolare attento alla lezione del cinema americano
d'azione» (Morandini).
Versione ristampata dalla Cineteca Nazionale
ore 18.15
Anni difficili (1948)
Regia: Luigi Zampa; soggetto: dal racconto di Vitaliano Brancati Il
vecchio con gli stivali; sceneggiatura: Sergio Amidei, V. Brancati,
Franco Evangelisti, Enrico Fulchignoni; fotografia: Carlo Montuori;
musica:Franco Casavola;montaggio: Eraldo Da Roma;interpreti:
Umberto Spadaro, Massimo Girotti, Ave Ninchi, Milly Vitale,Odette
Bedogni, Ernesto Almirante; origine: Italia; produzione:Briguglio
Film; durata: 92'
Aldo, un modesto impiegato del comune di Modica, è
costretto per necessità a iscriversi al partito fascista,
imitato dalla moglie e dai figli. Il figlio maggiore viene ucciso
dai tedeschi durante la ritirata. Finita la guerra, Aldo è
accusato di essere stato fascista, senza esserlo realmente stato.
«Anni difficili è il film di questi ultimi venti anni,
è l'epopea antiretorica, a suon di marce funebri, di noi
tutti, italiani delle due ultime generazioni. L'ha scritta
Vitaliano Brancati (riducendola da un suo premiatissimo racconto,
Il vecchio con gli stivali), l'ha scritta con quella sottile
amarezza, quella spietata ironia, quell'impalpabile senso di
fatalità tragica che tutti conoscono in lui, siciliano e
scrittore» (Rondi).
Versione restaurata da Cineteca Italiana di Milano,
Cineteca di Bologna e Museo del Cinema di Torino
Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna - Ingresso
gratuito
ore 20.00
Pelle viva (1962)
Regia: Giuseppe Fina; soggetto: G. Fina; sceneggiatura: Carlo
Castellaneta, G. Fina; fotografia: Antonio Macasoli; montaggio:
Gabriele Variale;musica:Carlo Rustichelli; interpreti: Raoul
Grassilli,Elsa Martinelli, Franco Sportelli, Lia Rainer, Narcisa
Bonati, Roberto Barbieri; produzione:Cinematografica 61;
durata: 115'
Andrea è un operaio e ogni giorno per recarsi in fabbrica
prende il treno. Conosce Rosaria, una ragazza madre meridionale del
sud. Ben presto si sposano. Ma la vita non è facile. L'uomo,
a causa di uno sciopero, si trova coinvolto in disordini.
Interviene la polizia e Andrea viene tradotto in questura con altri
dimostranti. Per questo subirà un processo. «Pelle
viva, in poche parole, racconta la storia di uno di quei
trecentomila operai che ogni mattina all'alba invadono Milano verso
le fabbriche e che ogni sera l'abbandonano per far ritorno ai paesi
della provincia su quei treni-operai che sono uno spettacolo di
antiquariato e di lentezza. Una vita, la loro, spesa interamente
viaggiando e lavorando. […] Un clima e una condizione umana
delle più opprimenti dove non c'è il tempo per vivere
nel senso più bello della parola» (Fina).
ore 22.00
Toh, è morta la nonna! (1969)
Regia: Mario Monicelli; soggetto: Luisa Montagnana; sceneggiatura:
Luigi Malerba, Luisa Montagnana, Stefano Strucchi, Mario Monicelli;
fotografia: Luigi Kuveiller; montaggio: Ruggero Mastroianni;
musica: Piero Piccioni; interpreti: Wanda Capodaglio, Valentina
Cortese, Carol André, Raymond Lovelock, Sergio Tofano,
Hélène Ronée; origine: Italia; produzione:
Vides Cinematografica; durata: 89'
Adelaide è titolare di un'affermata industria di
insetticidi. Muore fulminata dalla corrente elettrica, mentre cerca
di riparare il televisore. Non è un tragico incidente, ma un
omicidio progettato dal marito. Intorno alla salma si ritrovano i
figli con le rispettive consorti, tutti impegnati ad accaparrarsi
l'eredità della defunta. Solo il nipote Carlo Alberto, un
contestatore, l'unico che abbia voluto veramente bene alla nonna,
si intrattiene al capezzale, instaurando con il suo spirito un
disinteressato colloquio sul pensiero maoista. Nel frattempo i
parenti cominciano ad uccidersi l'un l'altro. «Con questo
cinico e survoltato de profundis sulla famiglia italiana, Monicelli
opera uno strappo sul piano ideologico, che non verrà
più ricucito nella sua filmografia successiva: dagli anni
Settanta in avanti, il discorso sulla famiglia [...] si mostra
inscindibile da un altro elemento simbolico che viene via via
crescendo di importanza, la presenza della morte»
(Leonardo De Franceschi).
domenica 19
ore 17.00
La cuccagna (1962)
Regia: Luciano Salce; soggetto: da un'idea di Luciano Vincenzoni e
Alberto Bevilacqua; sceneggiatura: L. Salce, L. Vincenzoni, Carlo
Romano, Goffredo Parise; fotografia: Enrico Menczer; musica: Ennio
Morricone; montaggio: Roberto Cinquini; interpreti: Donatella
Turri, Luigi Tenco, Umberto D'Orsi, Anna Baj, Emilio Barella,
Liù Bosisio; produzione:Giorgio Agliani Cinematografica,
C.I.R.A.C.; durata: 95'
Rossella, una ragazza anticonformista, attraverso il lavoro
cerca di fuggire dall'ambiente familiare, ma le occupazioni che
trova non la soddisfano. Conosce Giuliano, un giovane contestatore,
più a parole che con i fatti, il quale cerca di aprirle gli
occhi. La ragazza è contagiata dal pessimismo di Giuliano e
i due meditano addirittura il suicidio, salvo ritrovarsi più
uniti che mai e sempre più attaccati alla vita, nonostante
tutto. «In La cuccagna io anticipavo un personaggio esploso
poi nel '68, il personaggio del contestatore del '68. Fatto da
Tenco, giovane, disadattato, ribelle, anticipatore persino
fisicamente» (Salce).
Versione restaurata dalla Cineteca Nazionale
ore 19.00
Smog (1962)
Regia: Franco Rossi; soggetto: Pier Maria Pasinetti, Franco Rossi,
Franco Brusati, Giandomenico Giagni; sceneggiatura: F. Brusati, P.
Festa Campanile, Massimo Franciosa, Ugo Guerra; fotografia: Ted
McCord; musica: Piero Umiliani; montaggio: Mario Serandrei;
interpreti: Enrico Maria Salerno, Annie Girardot, Renato Salvatori,
Casey Adams, Peggy Moffitt, Dennis Diggin; origine: Italia;
produzione: Titanus; durata: 101'
Un avvocato italiano in viaggio verso il Messico si ferma per
un giorno a Los Angeles. Fa amicizia con un italiano che vive di
espedienti, che lo introduce nel bel mondo californiano, fra ville
e party, cinema e politica. L'avvocato è attratto dal lusso
e dalle possibilità offerte dalla società americana,
ma nello stesso tempo si sente spaesato e fuori posto, incapace di
inserirsi in un meccanismo di progressiva
disumanizzazione.«Smog è un film rigoroso e, in un
certo senso, moralistico. È tutto un fatto speculare: se uno
gira in una città a quel tempo così inedita quanto lo
era Los Angeles finisce con l'essere un po' preso da quello che
vede giorno per giorno, e la prima lettura del film sembra
più una specie di curioso documentario su una città
allora così remota che non un vero e proprio discorso.
Invece questo c'era, c'era questa voglia di rappresentare, magari
con lo stesso attore di Odissea nuda [Enrico Maria Salerno], un
certo tipo di italiano…» (Franco Rossi).
Versione ristampata dalla Cineteca Nazionale
ore 21.00
L'italiana in Algeri (1968)
Regia: G. Gianini, E. Luzzati; soggetto e sceneggiatura: G.
Gianini, E. Luzzati; fotografia: G. Gianini; musica: Gioacchino
Rossini (ouverture de L'italiana in Algeri); montaggio: G. Gianini;
origine: Italia; produzione: G. Gianini, E. Luzzati; durata:
11'
Sulle note di Gioacchino Rossini, il viaggio di Isabella e Lindoro
che, partiti da Venezia, naufragano sulle coste di Algeri. Poi
Isabella è rapita dal sultano Mustafà. «Come
bambino, a me piace raccontare. Raccontare [...] con tutti i mezzi,
tutte le materie: il disegno, la ceramica, la scenografia e,
soprattutto, il cartone animato. Il cinema d'animazione è
più ricco di risorse, costituisce forse per me la forma
espressiva più completa. Ha un elemento in più
rispetto alle altre: il movimento» (Luzzati).
a seguire
Nostra signora dei turchi (1968)
Regia: Carmelo Bene; soggetto e sceneggiatura: C. Bene dal suo
romanzo omonimo; fotografia: Mario Masini; montaggio: Mauro
Contini; interpreti: Carmelo Bene, Lydia Mancinelli, Ornella
Ferrari, Anita Masini, Salvatore Siniscalchi, Vincenzo Musso;
produzione: Giorgio Patara, C. Bene; durata: 142'
Un intellettuale, così febbricitante da sembrare
patologicamente irrecuperabile, ha un confuso ricordo di una strage
compiuta dai turchi a Otranto. Immedesimandosi in una delle
vittime, gli appare una donna, Margherita, la quale, con gli abiti
di santa Maria d'Otranto, lo tratta con pietosa amorevolezza. Altre
visioni, tra fantasia e ricordi, si accavallano, interrompendo il
dialogo con Margherita. «Io sono un anarchico: non rispetto
nessuna specie di conformismo. [...]. Come tragica farsa della vita
interiore (o solitudine) di un personaggio-situazione, o meglio di
una situazione che si fa personaggio, questo mio film è
un'opera di autocontestazione. Quanto alla storia, favola o
storiella, è tutto quello che vi piacerà. [...]. Di
Nostra Signora dei Turchi è inutile che vi parli: non
capirebbe niente nessuno» (Bene).
Versione integrale restaurata dalla Cineteca
Nazionale






