Cinema Trevi: Piero Livi, un regista lontano dal Continente. 30 marzo alle 21.00 presentazione volume

 

 30.03.2010 - 31.03.2010

Instancabile, appassionato, competente, disinteressato, Livi ha sempre affiancato l'attività di organizzatore culturale a quella di regista.

«Il cinema italiano - con numerose figure importanti in campo internazionale, importanti per qualità artistiche e per notorietà - non è meno ricco di nomi altrettanto validi dal punto di vista qualitativo così come sconosciuti o quasi… sia all'estero sia in patria. I motivi che sono alle origini di questa situazione sono molti e non è il luogo, questo, per ripeterli e approfondirli. È però d'obbligo dire, a scanso di equivoci, che tale scarsa notorietà è dovuta soprattutto alle condizioni, in Italia, della produzione e della distribuzione, condizioni che spesso impediscono la libera realizzazione, la libera circolazione dell'opera e quindi la sua vera conoscenza.
Piero Livi, regista italiano, aggiunge forse allo stato generale cui si accenna un'altra "solitudine", un altro isolamento, è il caso di dirlo, provenendo da un'isola, la Sardegna, nella quale e per la quale ha lavorato a lungo, trovandovi quasi sempre i temi per i propri film, senza peraltro chiudersi all'"altro", anzi cercando ovunque ulteriori motivi di conoscenza e confronto. Non a caso, per esempio, fin dal 1957 Livi è promotore a Olbia di una "Mostra Internazionale del Cinema d'Amatore", che vive dieci edizioni e che, a partire dal '67, diventa una "Mostra Internazionale del Cinema Indipendente" (sempre accompagnata da un convegno di studi), via via dedicata a Germania, Spagna, Ungheria, Jugoslavia. Successive edizioni sono diventate monografiche, legate cioè a temi e non a singole cinematografie (si vide, ad esempio, e si parlò di "emigrazione" e di "lotte sociali"), finché il 1974 fu l'ultimo anno di vita di tutta l'iniziativa, soffocata da piccoli ma fondamentali contrasti locali e da nessuna attenzione, da parte sarda e da parte nazionale, alle varie necessità operative. Organizzatore instancabile, appassionato, competente, disinteressato, Livi non ha mai tratto profitto dalle sue iniziative di carattere culturale, che si sono accompagnate, in parallelo, con la sua attività di regista. […] La maturazione professionale di un regista come Piero Livi, nel suo percorso biografico e professionale è evidente. Così come è evidente - anche nelle date - il suo lavoro difficile ma instancabile e coerente. Livi non si è mai scoraggiato, e ne avrebbe avuto più di un motivo, nella situazione tanto precaria e fatua del cinema italiano. I suoi film non sono decine, in cinquant'anni di lavoro, non sono decine di commedie inutili e monotone, fini a se stesse e ai propri vicini di casa. Ogni film di Livi - prodotto con difficili equilibri e con scarsi riconoscimenti da parte di chi troppo spesso rincorre proprio la superficialità di cui sopra, trascurando impegno e serietà - è una scelta di vita, è una ricerca di verità» (Giacomo Gambetti, Ritratto d'Autore in una Mostra, in Marco Navone e Piero Mura, Un regista indipendente. Piero Livi, i suoi film, la rassegna di Olbia, Argonauti, Olbia, 2007).
Si ringrazia per la collaborazione la Cineteca Sarda. Programma a cura di Franca Farina
 
martedì 30
ore 18.00
Una storia sarda (1962)
Regia: Piero Livi; sceneggiatura: P. Livi, Antonio Parcu; fotografia: P. Livi; assistente fotografia: Michele Picciaredda; montaggio: P. Livi; interpreti: Mavie Bard [Mavì Bardanzellu], Alberto Guadagni, Matteo Macciocco, Arrigo Antona, Nanni Campesi, Nardo Petta; produzione: P. Livi; origine: Italia; durata: 36'
È la storia di Pasca De Vaddis, la "banditessa vergine", che, giunta a dare l'estremo saluto all'amato, non vuole più allontanarsi dai luoghi nei quali egli è vissuto ed è morto. Pasca visse per anni con i banditi, protetta e rispettata, prima donna latitante della Sardegna. «Livi è un lirico; questo è il senso delle sue lunghe sequenze ricche di valori figurativi, il significato di quelle composizioni ieratiche cui fanno da sfondo immutabile le creste rocciose della sua Sardegna. Essere un temperamento lirico e non precipitare nella retorica è difficile» (Vincenzo Siniscalchi).
 
a seguire
I 60 di Berchiddeddu (1965)
Regia: Piero Livi, Aldo Serio; commento: A. Serio; assistente fotografia: Michele Picciaredda; montaggio: Giuliana Bettoja; fotografia: Piero Livi; musica: E. Cavaliere [Egisto Macchi]; origine: Italia; produzione: Patara; durata: 11'
Documentario sui "barracelli", una sorta di polizia campestre ausiliaria, impiegata nelle zone della Sardegna dove è diffuso l'abigeato.
 
a seguire
Il cerchio del silenzio(1966)                            
Regia: Piero Livi, Aldo Serio; commento: A. Serio; musica: Egisto Macchi; montaggio: Giuliana Bettoja;poesie di Peppino Marotto e Francesco Masala; origine: Italia; produzione: Patara;durata: 10'
Documentario sul tema del banditismo, girato in appena diciotto giorni, con la collaborazione dell'Arma dei Carabinieri, che mise a disposizione un elicottero, un reparto cinofilo e una squadra a cavallo. «Documentario-inchiesta, nel senso che affronta l'argomento in termine di indagine, di analisi, esemplificando situazioni e tipi legati ai fatti più recenti della cronaca, senza con ciò cadere nei facili trabocchetti della requisitoria e dell'accusa scagliate alla cieca e per approssimazione» (Livi-Serio).
 
ore 19.00
Maria sì (2005)                                                  
Regia: Piero Livi;soggetto esceneggiatura: P. Livi, Roberto Natale, Stefano Pomilia; fotografia: Luciano Tovoli;scenografia e costumi: Enrico Serafini; musica: Claudio Tallino; montaggio: Vanio Amici; interpreti: Anna Galiena, Matteo Urzia, Kristina Novikova, Anna Maria Petrova, Francesco Castellano, Jacques Perrin; produttore: Tecnofilm; origine: Italia;durata: 89'
«È la storia di due destini che nel momento critico della loro esistenza, s'incontrano nella temperie conflittuale imposta, loro malgrado, dall'urto epocale e sociale generato dalla grande trasmigrazione attuale. La finalità del film è portare in primo piano la storia di due esistenze non ancora sbocciate, costrette a misurarsi con una realtà troppo dura ed incomprensibile per loro, col conseguente impatto lirico ed emotivo. È già un malessere sottaciuto, per Marco, vivere una vacanza al mare, che dovrebbe essere serena, l'avvertire la crisi coniugale vissuta dai suoi genitori sul filo di una probabile rottura, quando incontra Maria, una coetanea delicata come una creatura mitologica uscita del mare, schiva e irraggiungibile nella sua bellezza. È un inconsapevole "colpo di fulmine", che sembra farlo sbalzare all'improvviso fuori dalla fanciullezza, oltre che un altrettanto inconsapevole desiderio di allontanarsi dalle sue angosce familiari» (Catalogo BAFilmFestival). Il film non ha avuto distribuzione.
 
ore 21.00
Incontro moderato da Enzo Natta con Piero Livi, Mavì Bardanzellu, Marco Navone, Giuseppe Pilleri, Anna Maria Petrova, Mariangela Giordano, Kristina Novikova, Elvira Giannini
Nel corso dell'incontro verrà presentato il volume di Marco Navone e Piero Mura, Un regista indipendente. Piero Livi, i suoi film, la rassegna di Olbia, Argonauti, Olbia, 2007
 
a seguire
Dove volano i corvi d'argento (1976)
Regia: Piero Livi: soggetto e sceneggiatura: Aldo Serio; fotografia: Angelo Bevilacqua; scenografia e costumi: Massimo Bolongaro; musica: Claudio Tallino; montaggio: Maurizio Tedesco; interpreti: Corrado Pani, Jenny Tamburi, Flavio Bucci, Renzo Montagnani, Regina Bianchi, Giampiero Albertini; origine: Italia; produzione: Cine Tv Universal; durata: 95'
«Un giorno, mentre si trova a pascolare il gregge, il giovane Giacinto Fronteddu assiste casualmente al sequestro di una persona e viene ucciso da uno dei sicari che ne ha notata la presenza e teme la denuncia. Da Milano, ove lavora come metalmeccanico, torna nel villaggio sardo Istèvene, fratello della vittima, per il funerale. Il padre e la madre, già contrari all'espatrio del figlio, ora vorrebbero che secondo le tradizioni ataviche Istèvene compisse la vendetta; e altrettanto attende tutto il paese». (www.cinematografo.it). «Dove volano i corvi d'argento rappresenta la continuazione ideale di Pelle di bandito. […] Con Dove volano i corvi d'argento ho voluto modificare il mio punto di vista: la violenza aveva cambiato faccia e si era organizzata sotto il controllo di quei "padroni" che all'inizio contrastava, era degenerata e non aveva più attenuanti di alcun tipo. Se prima si chiamava "delitto d'onore" o "faida", si era trasformato sopratutto in sequestro di persona. Il bandito tradizionale che viveva sul furto di bestiame, che ammetteva l'uccisione per vendetta, si era trasformato in bandito di professione. È per questo che il protagonista del film sceglie di non uccidere per vendetta, cercando un rinnovamento di quella terra che gli aveva insegnato soltanto a credere alla forza e al sopruso» (Livi).
Ristampa per l'occasione a cura della Cineteca Sarda - Ingresso gratuito
 
mercoledì 31
ore 18.00
Marco del mare (1957)
Regia: Piero Livi; sceneggiatura: P. Livi; fotografia: P. Livi; montaggio: P. Livi; interpreti: Matteo Macciocco, Gianna Madeddu, don Giuseppe Sanna, Filomena Del Giudice, Pinuccio Bianco, Marisa Bolognesi; origine: Italia; produzione: P. Livi; durata: 18'
Marco, un pescatore, annegato durante una tempesta, ritorna sulla terra nei luoghi dove era vissuto per ritrovare un segno della sua esistenza. «Piero Livi, pioniere del giovane Cineclub Olbia, ha, con Marco del mare, un riferimento letterario: intendiamo alludere a quella poetica Leggenda di Lilion dell'ungherese Ferenc Molnar che fu portata sullo schermo da Fritz Lang, da Frank Borzage e più di recente da Henry King. Su quello spunto - un giovane morto che torna per un giorno tra i suoi in una "recherche du temps perdu" - Livi ha sviluppato il suo racconto, centrandolo in tre incontri risolutivi, con l'amico più caro, […] con l'antica innamorata, […], con la vecchia madre. […] Il film ha una nobiltà e pulitezza di stile che lo rendono tra le cose migliori degli ultimi tempi» (Leonardo Autera).
 
a seguire
Visitazione (1958)
Regia: Piero Livi; sceneggiatura: P. Livi, Antonio Parcu; fotografia: P. Livi; montaggio: P. Livi; interpreti: Matteo Macciocco, Stefania Campesi, Tony Varrucciu, Mario Maiodda, Paolo Bua; origine: Italia; produzione: P. Livi; durata: 18'
«Siamo in un piccolo villaggio della Sardegna. La prima inquadratura ci mostra la piazza assolata del paese dove il passaggio di una donna sola, bella e sfrontata (e con i tacchi!), interrompe il torpore degli uomini seduti al bar, sul muro, intenti a far niente o passeggiare. Gli sguardi la seguono, s'intuiscono i commenti. La ragazza è la Maddalena del villaggio, la prostituta che tutti conoscono. Un giovane prete con la tonaca prende a seguirla, inerpicandosi fino alla sua casa incastonata tra le rocce. Per l'uomo di Chiesa, che intende esortarla al timore di Dio, questa iniziativa comporterà la scomunica da parte del paese intero. Nessuno crede che sia andato fin dalla nota peccatrice per redimerla. […] Livi è riuscito a condensare emozioni forti e immagini indimenticabili nel segno del rigore. Niente ridondanze, pochissimi dialoghi, protagonisti capaci di parlare con gli occhi e la natura integrata con la storia. Più che uno sfondo, un personaggio nel segno di una poesia austera, mai compaciuta» (Gloria Satta).
 
a seguire
Il faro (1961)
Regia: Piero Livi; sceneggiatura: P. Livi; fotografia: P. Livi; montaggio: P. Livi; interpreti: Lina Biseglia, Tommaso Giagheddu, Antonello Careddu, Alberto Guadagni, Tony Varrucciu; origine: Italia; produzione: P. Livi; durata: 16'
«Il faro è la storia, breve e avvincente, della veglia funebre che la moglie di un guardiano di faro, in una località isolata del Tirreno, deve fare al marito, morto improvvisamente durante un turno di servizio. Ad un certo punto la moglie però deve lasciare il marito morto per far funzionare la lanterna. Un conflitto fra sentimento e dovere espresso con immagini cinematograficamente assai potenti: un linguaggio scarno, per primi piani, molto riuscito. Specialmente bella la sequenza della moglie di fronte alla lanterna del faro che continua a girare meccanicamente mentre nella testa della donna si alternano i tristi pensieri per la morte del marito. Anche qui Livi ha dimostrato il suo particolare interesse per la psicologia dei semplici; contrasti psicologici che spesso assumono veri e propri valori simbolici» («L'Altro Cinema»). Curiosamente (e tristemente) poco tempo dopo, nello scoglio di Ribaud, vicino all'isola di Porquerolles, si verificò un caso analogo.
Cortometraggi a ingresso gratuito
 
ore 19.00
Sos laribiancos - I dimenticati (2001)                         
Regia: Piero Livi; soggetto: dal romanzo di Francesco Masala Quelli dalle labbra bianche; sceneggiatura: Adriano Asti, P. Livi, Roberto Natale; fotografia: Gianfranco Transunto; scenografia: Luigi Calosso; costumi: Luciano Calosso; musica: Claudio Tallino, Marino De Rosas, Marisa Sannia; montaggio: Francesco Malvestito; interpreti: Giorgio Spanu, Lucio Salis, Sandro Ghiani, Vanni Fois, Anna Maria Petrova, Alessandro Partexano, Elvira Giannini; origine: Italia; produzione: Arcipelago Cinematografica; durata: 104'
«È la storia di una guerra dimenticata: la Campagna di Russia nella Seconda Guerra Mondiale. Una tragica ballata vissuta da un gruppo di umili soldati provenienti dall'immaginario Arasolè, piccolo e dimenticato paesino della Sardegna, che per loro sfortuna si ritrovano a combattere una guerra di cui non sanno niente, una guerra ancora più dura della loro pur durissima lotta per la sopravvivenza. Così perfino miseria e fame di cui hanno sempre sofferto, divengono, ai loro occhi di gente semplice, un dolce ricordo in confronto alla follia del "fronte bianco" in cui, senza volerlo, si ritrovano. Ai pochissimi sopravvissuti non resta altro che tramandare una terribile memoria» (Livi). «È la coraggiosa e sofferta rievocazione di un inutile sacrificio. Coraggiosa perché non esita a denunciare atti di cannibalismo scatenati dalla folla e dall'istinto di sopravvivenza; sofferta perché spezza il cerchio del silenzio che si era stretto intorno a questi fratelli "dimenticati" e li restituisce all'abbraccio collettivo della memoria e dell'umana pietà» (Natta).
 
ore 21.00
Pelle di bandito (1969)                             
Regia: Piero Livi; soggetto e sceneggiatura: Adriano Asti, Giuliano Carzedda, P. Livi, Delia La Bruna; fotografia: Aristide Massaccesi; arredamento: Giuliano Dejana; costumi: Francesco Della Noce; musica: Claudio Tallino; montaggio: Amedeo Giomini; interpreti: Ugo Cardea, Giuliano Disperati, Mavì Bardanzellu, Arrigo Antona, Matteo Macciocco, Giovanni Petrucci; origine: Italia: produzione: P. Livi per Smeralda Film;durata: 104'
«Per vendicare un'ingiusta accusa di omicidio, rivolta contro uno dei suoi fratelli, il giovane pastore Mariano De Linna uccide un innocente, membro di una famiglia nemica. Mentre i parenti dell'ucciso rinunciano a scatenare una vendetta, Mariano finisce in prigione, dalla quale, però, riesce ben presto ad evadere in compagnia di Pedro, uno spagnolo disertore dalla Legione Straniera, arrestato per un furto d'automobile» (www.cinematografo.it). «Con Pelle di bandito mi proposi di raccontare, attraverso la storia di un giovane diventato bandito per obbligo alla vendetta com'era nel codice d'onore della sua gente, e poi, al soldo di ignoti personaggi, datosi ai sequestri di persona, una pagina esemplificatrice di una situazione di fatto. Non un film inchiesta ma semplicemente una storia di uomini veri in un mondo vero» (Livi).
Per gentile concessione di Marco Navone - Ingresso gratuito