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Malinconie passeggere: i perdenti di Franco Rossetti

Franco Rossetti è una di quelle figure contraddittorie e a loro modo enigmatiche del nostro cinema popolare più avventuroso e talvolta “scalcinato”, come lo definirebbe lui stesso.

20.09.2017 - 21.09.2017
"Nipoti miei diletti" di Franco Rossetti (1974). Archivio Fotografico Cineteca Nazionale
«Franco Rossetti è una di quelle figure contraddittorie e a loro modo enigmatiche del nostro cinema popolare più avventuroso e talvolta "scalcinato", come lo definirebbe lui stesso. Ci troviamo davanti ad un cineasta dalla difficile collocazione. Che Rossetti sia un regista di genere non ci sono dubbi, ma la sua ricerca di una continuità tematica, la selettività nello scegliere i filoni a cui aggrapparsi - sempre attento a non scendere a compromessi troppo compromettenti con la sua morale e le sue convinzioni politiche - e la ricerca di un tono volutamente discordante o apparentemente del tutto stonato con i generi da lui trattati lo rendono una figura difficile da accantonare con un'etichetta usa-e-getta. Rossetti è un autore trovatosi nelle restrittive vesti di un semplice mestierante? Di sicuro non si è mai posto nei confronti del mercato come un umile servitore felice di accontentarlo. Il regista toscano con il mercato e l'industria ci ha lottato, discusso, litigato uscendoci spesso ammaccato e progressivamente, volta per volta, un filo più disilluso. Non c'è da stupirsi quindi che a comporre la sua filmografia cinematografica ci siano solo sette titoli. A partire da un western - il genere in cui, come sceneggiatore, ha lasciato un segno profondo e indelebile - fino ad arrivare ad una piccola commedia agrodolce mai uscita in sala e ormai dimenticata, passando attraverso fantasie decamerotiche, morbose famiglie borghesi e decadenze incestuose in città tetre e mortifere. Un piccolo mondo di perdenti e malinconie, appartenenti ad un noto artigiano e a un invisibile autore» (Ercolani).
La prima giornata è incentrata sull'attività di Rossetti come sceneggiatore, la seconda privilegia i film da lui diretti mai proiettati al Cinema Trevi.
Programma a cura di Eugenio Ercolani             
 
mercoledì 20
ore 17.00 L'uomo che ride di Sergio Corbucci (1966, 95')
L'azione si svolge al tempo dei Borgia. I pacifici cittadini di Jesi godono di spettacoli di un circo ambulante, la cui maggiore attrazione è costituita dalla coppia formata da una giovane cieca, Dea (Ilaria Occhini), e dall'atletico Angelo (Jean Sorel), un acrobata dal volto coperto da una maschera a causa di un orribile sfregio. «Sergio Corbucci, con altri sette sceneggiatori (tra cui Luca Ronconi, Franco Rossetti e Giuseppe Patroni Griffi), interviene pesantemente nella vicenda creata da Victor Hugo e la trasferisce ai tempi dei Borgia, affidando il ruolo della contessa Josiane [Lisa Gastoni, n.d.r.](che vedendo nel ghigno di Angelo "qualche cosa del fratello" lo usa per placare "un rapporto e un amore inconfessato"); e contaminandole con le atmosfere gotiche e macabre rese popolari dai film della Hammer […]. Qualche trovata è eccessiva […]: ma il ritmo non ha un momento di pausa, l'idea di trasformare il rapporto tra Lucrezia e Cesare Borgia in un "triangolo" con un "mostro" è intrigante, e il finale […] è più in sintonia con Hugo del film di Paul Leni» (Mereghetti).
 
ore 19.00 Preparati la bara! di Ferdinando Baldi (1968, 92')
«In qualche modo, si è scritto, è un prequel di Django, dove l'eroe si trasforma da pistolero a "portatore di bare". Non a caso ha tutto l'armamentario del primo Django, compresa la bara che nasconde la mitraglia. […] Franco Rossetti lo trova il migliore dei western che scrisse per Manolo Bolognini e poi diretti da Baldi. "Come idea non era male. Mi sembra meglio di Texas, addio, anche la storia era un po' più saporita. Il problema era che poi tutto finiva con la strage, la sparatoria. Questi film erano un po' viziati da questa imposizione. Lo stesso Baldi era molto sensibile alle esigenze spettacolari. Rispetto a Sergio Corbucci, Baldi era più corretto, ma meno grintoso. Sergio se acchiappava una cosa e prendeva il verso giusto aveva più grinta"» (Giusti).
 
ore 21.00 Little Rita nel West di Ferdinando Baldi (1968, 104')
«Grande musicarello western con Rita Pavone e Lucio Dalla che, oltre a essere il primo film della cantante, si avvale del vero mondo degli spaghetti western, sia come attori che come cast tecnico. Per cui il film oltre a essere una divertente parodia, può vantare un look totalmente reale, con tanto di regia di Ferdinando Baldi, fotografia di Barboni e presenze forti come Terence Hill, Fernando Sancho e Gordon Mitchell. […]Ferdinando Baldi parla invece di musical classico, a proposito di questo film che ama molto. "Era una vera sfida, perché io ero un amante del musical, ma avevo una grande esperienza tecnica. Mi piaceva l'idea di provare a fare una commedia musicale dove, siccome allora andava di moda, c'era il western, ma tutto l'andamento del film era dettato dal musical. Perché quello era più che un western. Nel tempo è diventato uno dei miei film più richiesti in tutto il mondo. Mi fa piacere perché fu un lavoro enorme. Incidemmo prima la colonna sonora delle canzoni e poi ho girato le scene col playback"» (Giusti).
 
giovedì 21
ore 17.00 Nipoti miei diletti di Franco Rossetti (1974, 99')
La signorina Cenci Lisi Elisabetta figlia del fu Ippolito, grande invalido e studioso emerito, vive in quel di Lucca circondata dall'affetto di tre suoi nipoti: Giovannino, ex aspirante al seminario, attaccato allo studio e probabile erede del cervellone del nonno; Marco giovane impetuoso, facile a seguire le effervescenze dell'Italia delle sanzioni e dell'impero, Ippolito dalla fisionomia incerta. I tre ragazzi trovano, presso la villa rimasta per ora nelle mani della zia, comodità e soddisfazioni; tutti gli altri parenti capeggiati dal nipote Andrea, commissario fascista, intendono diseredare Elisabetta accusandola di pazzia. In occasione della guerra di Abissinia e di quella spagnola, i tre nipoti passano la visita di leva e fanno domanda come volontari. Per impedire loro di prendere parte ad azioni di guerra inutili e facilmente suicide, la zia diviene l'amante dei ragazzi. Cast stellare (Adriana Asti, Marc Porel, Luciano Salce, Romolo Valli, Gianluigi Chirizzi, Renzo Palmer, Pina Cei) per un melò dolceamaro antiborghese tra Ferreri e Samperi.
 
ore 19.00 Le due sorelle di Fred Gardner [Franco Rossetti ] (1979, 93')
«Repressa moglie di un palazzinaro, Emanuela (Buchanan; motto: "Sono masochista, ma fino a un certo punto") scopre che la sorella Giovanna (Montenero; motto: "L'ordine è tutto, anche nel male") gestisce un bordello per perversi, e viene trascinata nel suo mondo. Quasi un remake povero di Le due sorelle [di Brian De Palma, 1973, n.d.r.]: tra scampoli psicoanalitici, flashback, incubi […], anche se il finale ha qualche pregio figurativo» (Mereghetti). Probabilmente tra i film più estremi e visionari di un certo cinema italiano (Alberto Cavallone, Eriprando Visconti…).
 
ore 20.45 Incontro moderato da Eugenio Ercolani con Franco Rossetti, Roberto Girometti, Luca Verdone
 
a seguire Al limite, cioè, non glielo dico di Franco Rossetti (1985, 106')
Felice (Massimo Wertmüller), stracciarolo poco riuscito, abitante in una baracca, trova per terra il biglietto vincente il primo premio della lotteria e decide di non dirlo alla moglie Minerva (Frau Fullenwider), centoventi chili, carattere pestifero e violento, che di certo con quei soldi vorrebbe aprire una salumeria. Lo stracciarolo ha il sospetto di essere pedinato da un uomo che teme l'abbia visto nell'atto di raccogliere da terra il biglietto della lotteria. È lo stesso uomo che poi sorprenderà abbracciato alla moglie Minerva apparentemente innamoratissimo di lei. Lo stracciarolo precipita nell'angoscia: quell'uomo vuole certo ricattarlo, non è pensabile che si sia innamorato dei centoventi chili di Minerva. «Il film ha partecipato al Festival di Mosca (1985), ma è pressoché sconosciuto» (Poppi).