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Camera Gun. Il cinema ribelle di Lech Kowalski

Dalle storie di Kowalski deportati, emarginati e punk rivelano un dolore profondo e un desiderio di rivalsa su un mondo segnato da ingiustizie e violenze.

01.12.2014 - 02.12.2014
"Holy Field Holy War" di Lech Kowalski (2013')Lech Kowalski
«Nato a Londra da genitori polacchi emigrati negli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale, Lech Kowalski ha trovato nella New York degli anni '70 un luogo brulicante di energia e conflitti. Ha raccontato l'esplosione del fenomeno punk in D.O.A., Story of a Junkie, Born to Lose e Hey Is Dee Dee Home?, mettendo in evidenza la carica eversiva e la tendenza all'autodistruzione propria del movimento e delle sue stelle cadenti, da Johnny Thunders a Sid Vicious e Dee Dee Ramone. Il cinema di Kowalski scruta la realtà e la filma con rabbia e passione. Dalle sue storie di deportati, emarginati e punk emergono un dolore profondo e un desiderio di rivalsa, la constatazione di un mondo segnato da ingiustizie e violenze, a volte perpetrate dalla società, altre autoinflitte. Il passato individuale si fonde in quello collettivo, filtrato dalla musica e dai racconti di chi è sopravvissuto e resiste, o brucia con il tramonto di un'epoca. Espatriato e outsider perenne, il regista ha filmato gli homeless del Lower East Side (Rock Soup), i giovani anarchici di Cracovia (The Boot Factory) e gli orfani di Kabul (Charlie Chaplin in Kabul), con occhio attento alle dinamiche sociali e ai meccanismi di sopraffazione, ma senza mai compatire chi ne resta vittima o lasciare spazio al facile cronachismo da reportage televisivo. Il suo è un cinema dinamico e spiazzante, percorso da una vitalità struggente anche nel testimoniare i drammi più atroci. La guerra e i suoi strascichi ricorrono spesso nei suoi film (Camera Gun, On Hitler's Highway), così come la natura peregrina dell'esule in cerca di solidarietà all'interno di un mondo segnato da confini e barriere. East of Paradise è l'opera in cui trovano piena espressione tutti i suoi temi: spaccato in due tra la testimonianza della madre deportata in Russia e il racconto del regista che ripercorre la propria carriera, è il film che sintetizza al meglio il desiderio di servirsi del cinema per trovare una voce propria e allo stesso tempo renderla depositaria di una memoria condivisa» (Alessandro Stellino).
Retrospettiva a cura di Filmmaker
 
lunedì 1
ore 17.00 Born to Lose di Lech Kowalski (2001, 104')
«Kowalski torna ad occuparsi della scena punk con un film epocale. Realizzato nell'arco di un decennio dando forma a oltre 400 ore di materiale filmato, Born toLose è un ritratto glorioso e struggente di Johnny Thunders, leader dei New York Dolls e degli Heartbreakers, morto a soli 39 anni. L'eroe di tutti gli sconfitti, nato per perdere, protagonista assoluto di un film definitivo, noto anche con il titolo alternativo di The Last Rock'n'Roll Movie» (Stellino).
Versione originale con sottotitoli in italiano
 
ore 19.00 East of Paradise di Lech Kowalski (2005, 105')
«Il capolavoro di Kowalski è un film spaccato in due tra la testimonianza della madre del regista, deportata in un campo di lavoro sovietico sotto Stalin, e quella dell'autore stesso che ripercorre gli anni della propria formazione e trova in ogni forma di opposizione al sistema linfa vitale e ispirazione per il proprio cinema. È l'opera della maturità artistica e della consacrazione critica, dichiarazione a cuore aperto di una pratica che si fa poetica» (Stellino).
Versione originale con sottotitoli in italiano
 
ore 21.00 Incontro moderato da Emiliano Morreale Federico Pedroni con Lech Kowalski
Nel corso dell'incontro verrà presentato il volume, a cura di Alessandro Stellino, Camera Gun. Il cinema ribelle di Lech Kowalski (Agenzia X, 2014)
 
a seguire On Hitler's Highway di Lech Kowalski (2002, 80')
«Kowalski percorre la più antica autostrada polacca, costruita da Hitler per facilitare l'invasione dell'est Europa. L'asfalto si sgretola, ormai, e ai suoi margini si aggira un'umanità derelitta e non riconciliata: prostitute bulgare e ucraine, un venditore ambulante in sedia a rotelle e un gruppo di giovani punk che trova rifugio in un bunker antinucleare sotterraneo. Resistenza della memoria e pratiche di sopravvivenza all'ombra dell'Olocausto» (Stellino).
Ingresso gratuito - Versione originale con sottotitoli in italiano
 
martedì 2
ore 17.00 Holy Field Holy War di Lech Kowalski (2013, 105')
«La tranquillità della campagna polacca viene bruscamente interrotta dalle trivelle delle compagnie petrolifere che le setacciano per estrarre il Gas di Scisto. L'entusiasmo iniziale lascia presto il posto ai timori legati alla tecnica della fratturazione idraulica cui si sottopone il terreno e alla quantità di anidride carbonica liberata nell'aria, responsabile dell'effetto serra. Un documentario di investigazione economica, sociale e politica che segna il rabbioso ritorno di Kowalski» (Stellino).
Versione originale con sottotitoli in italiano