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Fratelli nel cinema: Bazzoni e Corbucci

Gli appuntamenti di questo mese sono dedicati ai fratelli Bazzoni, Camillo e Luigi, e ai fratelli Corbucci, Bruno e Sergio. Rassegna a cura di Amedeo Fago.

16.04.2014 - 17.04.2014
"Giornata nera per l'ariete" di Luigi Bazzoni (1971)
«L'invenzione del cinematografo è legata al nome di due fratelli: Auguste e Louis Lumière. Da allora, nella storia del cinema, sono stati tanti i fratelli che, in collaborazione o in competizione, si sono dedicati a questo mestiere. Il cinema, si sa, è una malattia contagiosa che si diffonde spesso all'interno delle famiglie. I mestieri del cinema sono tanti e, in certi settori, si sono formate nel tempo vere e proprie dinastie di artigiani e professionisti. Questo aspetto, che caratterizza in maniera particolare il cinema italiano, rimasto, sostanzialmente, un cinema artigianale, è al centro della presente rassegna con cui ci si propone di mettere a confronto opere legate ai nomi di fratelli o sorelle, per comprendere meglio il peso che i rapporti umani, personali e familiari, hanno avuto nello sviluppo e nella qualità del nostro cinema» (Amedeo Fago).
Gli appuntamenti di questo mese sono dedicati ai fratelli Bazzoni, Camillo e Luigi, e ai fratelli Corbucci, Bruno e Sergio.
Rassegna a cura di Amedeo Fago
 
mercoledì 16
ore 17.00 Vivo per la tua morte di Camillo Bazzoni (1968, 90')
«Derubati di una mandria, due fratelli vogliono vendicarsi, ma, accusati da sceriffo disonesto, sono condannati ai lavori forzati. […] Diretto sotto pseudonimo dall'ex operatore Camillo Bazzoni e tratto dal romanzo Juda Gun di Gordon Shirreffs, non è uno dei peggiori tra la caterva degli "spaghetti-western" (Morandini). Con Steve Reeves.
 
ore 19.00 Le orme di Luigi Bazzoni (1975, 96')
«Sconvolta da una trasmissione di esperimenti svolti su una cavia umana (un astronauta), Alice vive una doppia vita: quella di donna normale e quella inconscia, che le è rivelata da altre persone» (Poppi-Pecorari). «Una finezza estenuata e compiaciuta della sua stessa eleganza, una vocazione figurativa di notevole respiro - le immagini di Storaro hanno sovente splendidi e protervi trasalimenti pieni di languore, a ribadire il talento d'uno dei più sottili fra i nostri direttori della fotografia - un traliccio che sembra tirare, inizialmente, al misteriosamente fantascientifico, con echi di attonita ambiguità che non sarebbero dispiaciuti al Resnais di un tempo e che si rivelano poi diaframmi cifrati, ma decifrabilissimi, di una dominante malattia mentale» (Claudio G. Fava). Dal racconto Las Huellas di Mario Fenelli. Con Florinda Bolkan.
 
ore 21.00 Incontro moderato da Amedeo Fago con  Vittorio Storaro, Franco Nero e Francesco Barilli
 
a seguire L'urlo di Camillo Bazzoni (1965, 11')
 
a seguire Giornata nera per l'ariete di Luigi Bazzoni (1971, 95')
«Dal romanzo di D.M. Devine. Tre donne assassinate, un uomo morto per spavento e la mancata uccisione di un bambino sono le imprese di uno psicopatico. Con molti mezzi a disposizione, una squadra di attori di rispetto e la raffinata fotografia di Vittorio Storaro, L. Bazzoni ha messo in piedi una lussuosa macchina per tagliare il brodo» (Morandini).
 
giovedì 17
ore 17.00 Navajo Joe di Sergio Corbucci (1966, 93')
«Per svaligiare una banca, la banda del sanguinario Duncan (Sambrell) prende in ostaggio un intero paese: l'unica speranza di salvezza è affidata al mezzosangue Navajo Joe (Reynolds), che con Duncan ha un conto in sospeso. Corbucci non riesce a fare del taciturno Navajo Joe un personaggio memorabile come Django, malgrado le acrobazie del giovane Reynolds. In compenso, il contesto è cupo e non privo di originalità» (Mereghetti).
 
ore 19.00 Il prode Anselmo e il suo scudiero di Bruno Corbucci (1972, 98')
«Sulla scia del Boccaccio di Corbucci, anche stavolta le cose funzionano. Forse pure meglio, visto il pregevole cast di ragazze, dalla mitica Baroni a Rosalba Neri, e la presenza di nuovi eroi della commediaccia come Montagnani, Banfi e Carotenuto. La storia vede Noschese e Montesano in viaggio verso Roma inseguiti dal cattivo Montagnani. […] Grande numero di Macario» (Corbucci).
 
ore 21.00 Incontro moderato da Amedeo Fago con  Nori Corbucci, vedova di Sergio, Carlo e Claudio, figli di Bruno
 
a seguire Il monaco di Monza di Sergio Corbucci (1963, 90')
«Per sbarcare il lunario, Pasquale (Totò) si finge frate questuante: in compagnia dell'altro finto frate Mamozio (Macario) finisce nel castello del signorotto Egidio (Taranto), che tiene prigioniera la nipote (Gastaldi) per costringerla a sposarlo. Parodia abbastanza scontata, vagamente debitrice al Manzoni e sceneggiata da Bruno Corbucci e Gianni Grimaldi, ma letteralmente infarcita di giochi di parole e calembour capaci di strappare più di una risata» (Mereghetti).
Ingresso gratuito