Dive

 

La programmazione di maggio (dal 14 al 30) della Cineteca Nazionale presso la Sala Rocca della Direzione Generale Cinema - Mibac (Piazza di Santa Croce in Gerusalemme, 9/A)

Gli occhi magnetici di Alida Valli. Il volto tragico e popolare di Anna Magnani. Il sorriso smagliante di Silvana Pampanini. L'eleganza seduttiva di Lucia Bosè. Il fascino timidamente enigmatico di Silvana Mangano. Le curve sinuose di Gina Lollobrigida. La bellezza statuaria di Sophia Loren. La perfezione del viso di Virna Lisi. La fotogenia naturale di Claudia Cardinale. La comicità contagiosa di Monica Vitti. La bellezza solare di Stefania Sandrelli. Lo sguardo ipnotico di Ornella Muti. Undici giornate dedicate ad altrettante dive. La Cineteca Nazionale rende omaggio a queste attrici che hanno assunto nel buio di una sala e nella luce di uno schermo bigger than life connotazioni divine. Come in un piccolo ma divertente gioco cinefilo, si è deciso di accompagnare nel corso della giornata dedicata alla diva di turno un classico ora con una chicca cinetecaria, ora con un film più eccentrico, per comprendere il mutare dei gusti e dei costumi degli italiani dal dopoguerra agli anni Ottanta.

 

martedì 14

Alida Valli

ore 18.45 La vita ricomincia di Mario Mattoli (1945, 87')

Dopo anni di assenza, un reduce dalla prigionia (Fosco Giachetti) ritrova la serenità dell'esistenza con la moglie (Alida Valli) e il figlio (Maurizio Ceselli). Ma durante la lontananza del marito la donna ha attraversato un momento drammatico che giunge ora alla sua tragica conclusione. «C'è una furba aderenza del dialogo a circostanze ed eventi di questo tormentato dopoguerra. C'è un'impressionante visione di Cassino distrutta che Mattoli ha saputo inserire nella parte iniziale della vicenda senza darle un freddo tono documentario ma facendola balzar viva, in tutta la sua raccapricciante crudezza avanti agli occhi sbigottiti degli spettatori. È nell'insieme, un film più abile che ispirato, e nel quale logori ingredienti patetici e notazioni visive sono insieme amalgamate da un costante senso visivo dell'azione e da una facile fluidità del racconto» (Valdata).

 

ore 20.30 Senso di Luchino Visconti (1954, 123')

L'amore contrastato fra una contessa veneta e un ufficiale austriaco sullo sfondo della guerra d'indipendenza del 1866. Un'opera di citazioni e omaggi (Stendhal, Foscolo, Heine) e di precisi riferimenti pittorici (Fattori, Lega, Hayez) in cui Visconti riversa tutto il suo amore per il melodramma e per Verdi, senza rinunciare a una visione critica della società del tempo. Il direttore della fotografia Aldo Graziati morì durante le riprese a causa di un incidente stradale e fu sostituito da Robert Krasker e dall'allora operatore Giuseppe Rotunno, promosso sul campo per la scena della fucilazione. La protagonista Alida Valli fu premiata dapprima con la Grolla d'oro nel 1955 e il premio Stella di Cristallo dall'Accademia del Cinema Francese nel 1957.

 

mercoledì 15

Anna Magnani

ore 18.45 Campo de' fiori di Mario Bonnard (1943, 95')

Peppino (Aldo Fabrizi), pescivendolo del mercato di Campo de' Fiori, detesta i suoi compagni di lavoro (tra i quali, spicca Anna Magnani) e ambisce a frequentare il bel mondo. Invaghitosi di una elegante signora (Caterina Boratto), le fa una corte assidua e riesce a farsi invitare a casa di lei dove un gruppo di uomini tiene una bisca. Sorpresi dalla polizia vengono tratti in arresto, ma Peppino è subito rilasciato. Sempre più innamorato della ragazza, della quale conosce la triste storia, è deciso a sposarla e malgrado i motteggi dei suoi colleghi del mercato, prende con sé il bambino (Cristiano Cristiani), che ella ha avuto con un altro uomo e prende in affitto un appartamento in attesa che essa esca di prigione. Ma quando egli crede di raggiungere il proprio sogno, riappare il padre del bimbo…

 

ore 20.30 Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini (1962, 106')

«Quando il suo protettore (Citti) si sposa, la prostituta Mamma Roma (Magnani) decide di rifarsi una vita assieme al figlio Ettore (Garofalo). [...] Il tema dell'incoscienza, o della diversa coscienza, proletaria è il centro del secondo film di Pasolini [...] dove il regista nobilita i suoi personaggi con richiami alla pittura rinascimentale (il Cristo morto del Mantegna), e tocca vertici di pathos senza versare una lacrima: Mamma Roma rappresenta la femminilità dolente ma indistruttibile, mentre Ettore, scettico e prematuramente deluso dalla vita, è fratello ideale di Accattone, senza esserne una scialba replica. Quella della Magnani [...] è una delle sue migliori interpretazioni. Il debuttante Garofalo fu scoperto dal regista mentre faceva il cameriere in una trattoria. Lo scrittore Paolo Volponi è il prete» (Mereghetti).

 

giovedì 16

Silvana Pampanini

ore 18.45 47 morto che parla di Carlo Ludovico Bragaglia (1950, 83')

Il barone Antonio Peletti è avarissimo. Ha nascosto l'eredità ricevuta dal padre, sottraendone la metà al figlio Gastone. Gli abitanti del paese gli fanno credere che è morto ed è finito all'inferno. Grandi elogi della critica per Totò, finalmente in un ruolo all'altezza delle sue doti, non solo comiche. Con Silvana Pampanini, Adriana Benetti e Carlo Croccolo.

 

ore 20.30 La bella di Roma di Luigi Comencini (1955, 99')

«Nannina, giovane e bella popolana romana, è fidanzata con un pugile squattrinato, Mario. Questi un giorno, durante una rissa, colpisce un vigile e finisce in prigione. Nannina cerca lavoro e si rivolge ad Oreste, un maturo vedovo, che la prende come cassiera nel suo bar, seguendo il consiglio dell'amico Gracco, che ha bottega di tappezziere nella stessa via ed è un impenitente dongiovanni. Oreste s'innamora di Nannina e questa ne approfitta per proporgli una società: l'apertura e la gestione di una trattoria al Gianicolo» (www.cinematografo.it). «Si inserisce senza colpo ferire nella corrente rosea del cinema italiano [...]. Del resto Ettore M. Margadonna e Luigi Comencini l'hanno clamorosamente inaugurata, questa nuova strada, con il piacevole Pane, amore e fantasia, e qui la proseguono con dispettoso fervore, in una sceneggiatura ben calibrata e in un'abile regia. Il meglio del film sta nella recitazione» (Casiraghi).

 

venerdì 17

Lucia Bosè

ore 18.45 Arcana di Giulio Questi (1972, 110')

«Giulio Questi rievoca temi della letteratura magica e alchimistica, favole junghiane archetipiche, li fonde col corredo delle leggende popolari e della demonologia, li ambienta nel suburbio cittadino, quest'inferno che sta a mezza strada fra la campagna perduta e la città non ancora conquistata. Il lucido delirio alterna, nella seconda metà, il meraviglioso alla sconnessione. Ma dobbiamo proprio rinfacciare a Questi i suoi errori, che sono quelli di chi crede ancora un po' troppo, rispetto ai tempi, nel senso romantico dell'ispirazione?» (Frosali). «Lucia Bosè è stata veramente incredibile per la sua disponibilità: era già un'attrice affermata, di nome, sposata con il torero Luis Miguel Dominguín, i figli, eccetera. Io non la conoscevo, l'ho incontrata qui a Roma dal suo agente […]. Era ancora un nome che contava, anche se piuttosto assente professionalmente avendo un'altra vita. È venuta con un grande entusiasmo, la divertiva tanto la storia, che era strana, c'era la scena delle rane che la faceva ridere: "Come faccio?". Poi invece si è convinta e si è messa in bocca due, tre, quattro piccole rane!» (Questi).

 

ore 20.45 Le ragazze di Piazza di Spagna di Luciano Emmer (1952, 97')

Marisa (Lucia Bosé), Elena (Cosetta Greco) e Lucia (lavoranti d'una grande sartoria nelle vicinanze di piazza di Spagna, sono legate da intima amicizia. Abitano alla periferia di Roma: Marisa alla Garbatella, Elena a Monteverde, Lucia alle Capannelle. Marisa, di famiglia proletaria, è fidanzata con un operaio che minaccia di lasciarla quando inizia a fare l'indossatrice. Elena è promessa ad un impiegato: quando scopre che il fidanzato non l'ama veramente, ma mira solo al modesto appartamento in cui vive con la madre, la delusione la turba tanto da indurla a tentare il suicidio. Lucia che è piccina, si sente particolarmente attratta dai giovanotti d'alta statura e non si cura di un piccolo ed esile fantino, che l'ama da anni… «La personalità del regista […] si va sempre meglio delineando, nei suoi limiti e nelle sue risorse. I suoi limiti sono segnati dall'esilità della sua vena crepuscolare, affabile del resto e maliziosa. Le sue risorse sono costituite dalla delicatezza del tocco, dalla levità dei suoi estri e dalla freschezza delle sue percezioni visive e psicologiche che col loro brio danno una specie di spuma» (Mario Luzi).

 

martedì 21

Silvana Mangano

ore 18.45 Jovanka e le altre di Martin Ritt (1960, 107')

Cinque ragazze jugoslave, accusate di collaborazionismo con i tedeschi, vengono rasate a zero. Diventeranno partigiane. «Ero giovanissima, avevo 19 anni, ed ero completamente inesperta. Silvana e la Moreau mi aiutarono in tutto. Dino aveva organizzato una grande conferenza stampa per la scena della rasatura dei capelli ed io mi vergognavo ed ero terrorizzata. Tuttavia vedendo Silvana affrontare la cosa con grande serenità anche io mi feci rasare. Un altro momento in cui Silvana e Jeanne Moreau mi aiutarono fu durante la scena del bagno, mi vergognavo da morire e loro parlarono con il regista perché mi facesse tenere una sottoveste, cosa, tra l'altro, del tutto plausibile, dato che il mio personaggio era incinta» (Gravina).

 

ore 20.45 Riso amaro di Giuseppe De Santis (1948, 109')

«La preparazione del film fu difficilissima ma il principale problema che dovevo affrontare fu quello di trovare un'attrice in grado di rappresentare quel mondo. Non saprei più dire quante attrice vidi, nessuna mi riportava in quel mondo. Vidi anche Silvana, che accompagnava una sua amica: Lilli Saraceni, che scartai immediatamente perché venne, come imponeva la moda dell'epoca, truccatissima e con i capelli cotonati. Una mattina, mentre piovigginava, ero in via Veneto, quando all'angolo di Via Sicilia urtai una figura, chiesi scusa e mi rispose "si figuri dottor De Santis" alzai lo sguardo e vidi una ragazza con i capelli bagnati ed una rosellina in mano: rimasi folgorato. Le feci un rapido provino e firmammo subito il contratto. Fu un film durissimo, tutto il giorno con le gambe in acqua. Da Silvana non sentii mai un lamento, ogni tanto la vedevo seduta da una parte che con estrema naturalezza si toglieva le sanguisughe dalle gambe» (De Santis).

 

mercoledì 22

Gina Lollobrigida

ore 18.45 La sposa non può attendere di Gianni Franciolini (1949, 79')

Disavventure, prima e dopo il matrimonio di Anselmo Brunelli (Gino Cervi), che rischia di perdere la moglie (Gina Lollobrigida) in entrambe le occasioni. «Ciò che convince, oltre il protagonista, è la grazia delle scene paesane, che altri film ci avevano fatto venire a noia... e il brio con cui tutta l'azione è condotta» (Flaiano).

 

ore 20.45 La romana di Luigi Zampa (1954, 92')

Uscito nel 1954 al Festival di Venezia, il film di Zampa subito dopo subisce delle modificazioni. Scene tagliate, revisione dei dialoghi, episodi aggiunti o ampliati o spostati. Tratto dall'omonimo romanzo di Moravia, è la storia di una donna che dopo una delusione d'amore si dà alla prostituzione, poi si innamora ed infine perde il suo uomo, suicida per il rimorso di aver tradito i compagni antifascisti. Con grande cura la regia di Zampa costruisce la cornice dell'azione. Se Processo alla città, costituisce un incantevole e sensibile ritratto della città di Napoli, la Roma de La romana, come scrisse Gian Luigi Rondi nella sua recensione all'uscita del film, sembra tolta dal Piranesi. L'ambientazione romana, aggiunge Rondi, «se si vuole di gusto un po' crepuscolare e decadente» è però sempre «di gradevole e felice composizione figurativa». Mentre lo stile di Zampa è «solido e fermo, nutrito di dottrina e di cultura».

 

giovedì 23

Sophia Loren

ore 18.45 Peccato che sia una canaglia di Alessandro Blasetti (1954, 96')

Un tassista conosce una ragazza, figlia di un ladro di valigie e dedita anche lei al furto, insieme a due compari. I tre orchestrano un colpo ai danni del tassista sfruttando la bellezza e le doti di seduzione della ragazza, ma il tassista s'invaghisce veramente di lei. Blasetti lancia la coppia per eccellenza del cinema italiano, Loren-Mastroianni, optando per la commedia di caratteri: «Prima crea dei personaggi con un loro carattere, poi da questi caratteri fa dipendere l'azione; quindi stabilisce che a prendere l'iniziativa sia il personaggio femminile […]; infine sceglie l'happy end programmatico. È questo, detto in maniera assai schematica, il modello blasettiano di commedia» (Gori). «Il film si articola su un ritmo vivacissimo in cui l'assoluta pulizia formale, il gusto di molte situazioni narrative e la perizia della interpretazione concorrono a creare un equilibrio e una spigliatezza non comuni» (Ghelli).

 

ore 20.30 La ciociara di Vittorio De Sica (1960, 102')

«Confesso che non ho nessuna propensione per questo genere di verismo in ritardo, anche se porta una firma letterariamente valida come quella di Moravia, questa storia della mamma popolana che, avendo grazie ai quattrini fatti con la drogheria e la borsanera passato il peggio della guerra nell'eremitaggio del paesello natale, proprio quando ormai sicura è in strada per tornare a Roma liberata, viene sorpresa da una squadra di marocchini in una chiesetta diroccata, e violentata insieme alla figlia adolescente. Ridotto all'essenziale nello scorcio violento imposto dal tempo dello schermo, questo non sarebbe se non un drammone di guerra in più, in cui il titillio della lagrima si sposa al pimento del sesso, se non ci fosse quella che direi la luce di De Sica, quell'effusa simpatia, e vitalità sorridente, e sofferta amarezza che è il senso, anche qui, di certe sorprendenti pagine […]. Mai credo, da quando esiste cinema, un episodio più osceno e più atroce fu raccontato con più lapidario ribrezzo, con più cristiano pudore. Soprattutto dopo. Guardate com'è osservato il passo della bambina quando esce fuori sulla strada in controluce, stanco, vacillante, un po' trascinato, proprio il passo dell'agnellino piagato. Non mi ricordo un'altra immagine che condensi, senza dir nulla, un'accusa più tremenda contro tutto il male del mondo» (Sacchi).

 

venerdì 24

Virna Lisi

ore 18.45 Sapore di mare di Carlo Vanzina (1983, 99')

Ambientato nel '64 il film racconta la vacanza di un gruppo di ragazzi tra partite a bowling, le gare in pineta tra vespe e lambrette, il mondo dei primi baci, i locali notturni, la musica dei Beatles. Per tutti nasce l'amore e l'estate si riempie di illusioni, che poi svaniscono con l'arrivo dell'autunno. Ci ritroviamo ai giorni nostri, 1982. I ragazzi sono invecchiati, ma sono ancora lì alla Capannina. La musica suona lo stesso motivo di allora, lasciando un sapore di malinconia per quegli anni che nessuno aveva capito. David di Donatello e Nastro d'argento a Virna Lisi come miglior attrice non protagonista.

 

ore 20.30 La donna del giorno di Francesco Maselli (1956, 83')

Liliana è un'indossatrice che cerca di farsi strada in ogni modo. Una notte viene trovata svenuta sulla strada. Interrogata dalla polizia, Liliana racconta di essere stata trascinata da tre delinquenti in una villa e di aver subito violenza. Il drammatico evento viene divulgato dai giornali e Liliana diventa ben presto "la donna del giorno", ricevendo vantaggiose offerte di lavoro. «Avviato da Visconti all'amore per l'opera lirica, Maselli, come confesserà più tardi, gira La donna del giorno nel bel mezzo della sua travolgente euforia per Verdi, con l'ambizione inconscia di rifare La Traviata. Di qui [...] la forte tipizzazione dei personaggi, il ruolo giocato dai grandi attacchi musicali, [...] le scene madri» (Stefania Parigi). Con Virna Lisi, Antonio Cifariello, Franco Fabrizi.

 

martedì 28

Claudia Cardinale

ore 18.45 Claretta di Pasquale Squitieri (1984, 127')

Una giornalista intende ricostruire la relazione tra Claretta Petacci e Mussolini fino alla loro uccisione. Per farlo intervista la sorella di Claretta, Miriam. In concorso alla Mostra di Venezia, il film scatena una tempesta di polemiche. Squitieri ricorda: «Le polemiche furono scatenate dal poeta sovietico Evtushenko che, completamente ubriaco, in piena notte, nella hall dell'Excelsior si mise a sbraitare accusando il film di fascismo. A lui si unirono Gunther Grass e Rafael Alberti dimenticando sia d'essere membri della giuria, che non aveva ancora espresso alcun verdetto, sia di non poter esprimere giudizi politici, ma solo artistici. La stampa ci sguazzò per quasi un anno. Io fui definito "il vincitore immorale" della Mostra da Cosulich che, membro della commissione, aveva selezionato il film tra quelli in concorso. Giorgio Bocca accusò di fascismo i tre giurati. Kezich mi aggredì dichiarando che Grass era un "vecchio militante dell'antifascismo" (si scoprirà in seguito che aveva militato da volontario nelle Waffen SS). Aristarco, a sorpresa, accusò i giurati di «non saper leggere un film». Su tutti si erse Alberto Moravia su "L'Espresso": "L'artista, fascista o antifascista, ha il diritto (e il dovere) di fare quello che più gli piace. Fare ciò che piace, almeno in arte, è garanzia di serietà". Con Claudia Cardinale, Caterina Boratto, Catherine Spaak, Giuliano Gemma.

 

ore 21.00 La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini (1961, 121')

Amore impossibile tra Aida, una ballerina dal passato burrascoso, e Lorenzo, uno studente timido, serio, di buona famiglia. « La ragazza con la valigia è nato da un incontro. Un giorno, a Milano [...] ho incontrato una strana persona, oggi divenuta piuttosto celebre, con cui dovevo girare un filmetto pubblicitario per una marca di automobili. Per due giorni siamo stati insieme per girare il film, e la ragazza, che all'epoca faceva l'indossatrice, mi ha raccontato molte cose della sua vita: si trattava davvero del personaggio di Aida. Quando ho scritto la sceneggiatura, non ho fatto altro che ricordarmi di quello che mi aveva raccontato, di tutte quelle cose tanto tenere, commoventi, buffe talvolta, e così mi sono ritrovato già con un personaggio che viveva di vita autonoma. È bastato accompagnarla con un ragazzo ricordandomi un po' dei miei sedici anni, poi facendo astrazione da me e guardando il personaggio maschile dal di fuori, per avere quella strana coppia che comincia subito a funzionare perfettamente e continua a funzionare fino alla fine del film. Erano due personaggi stranamente assortiti, appartenenti a mondi differenti, due solitari che esprimono nel loro incontro la volontà di aiutarsi reciprocamente» (Zurlini). «Quanto c'è nella sua opera di quel suo carattere ottimistico, gioioso, bon-vivant? Molto poco. Eccettuato Le ragazze di San Frediano, il primo e il meno suo, i film di Zurlini sono il risultato di una natura e di un interesse soltanto drammatico» (Medioli).

 

mercoledì 29

Monica Vitti

ore 18.45 La ragazza con la pistola di Mario Monicelli (1968, 99')

«La ragazza con la pistola è un ardente siciliana che, sedotta e abbandonata da un concittadino, insegue il seduttore fino in Inghilterra per lavare nel sangue l'affronto subito. L'Inghilterra di oggi, però, con i suoi hippies e i suoi beats, può cambiare la testa anche a una ragazza del Sud e a tutte le sue più tradizionali ubbìe, così la nostra siciliana in poco tempo diventa spigliata, libera, disinvolta […]. La favola è stata raccontata da Mario Monicelli con delle buone trovate, soprattutto nelle pagine siciliane, che si accendono non di rado di piacevolissimi toni caricaturali, sorretti da felici impennate di stile e da una gustosa fantasia tecnica e linguistica» (Rondi).

 

ore 20.30 L'avventura di Michelangelo Antonioni (1960, 138')

Durante una crociera in Sicilia, una donna scompare misteriosamente. Il fidanzato e l'amica la cercano, sempre meno disperatamente… «Ci sono dei film gradevoli e dei film amari, dei film leggeri e dei film dolorosi. L'avventura è un film amaro, spesso doloroso. Il dolore dei sentimenti che finiscono o dei quali si intravvede la fine nel momento stesso in cui nascono. Tutto questo raccontato con un linguaggio che ho cercato di mantenere spoglio di effetti» (Antonioni). Con Monica Vitti, Gabriele Ferzetti, Lea Massari.

 

giovedì 30

Stefania Sandrelli

ore 18.45 La bella di Lodi di Mario Missiroli (1963, 83')

Roberta, figlia di una ricca famiglia lombarda, conosce in Versilia Franco, un giovane meccanico tanto attraente quanto privo di scrupoli. I due cominciano una relazione burrascosa che si svolge lungo l'autostrada del sole, simbolo dell'Italia del miracolo economico, tra hotel, spiagge, fughe, furti e riappacificazioni. «Il testo di Arbasino era molto divertente. Ogni anno tiravo fuori un regista nuovo, e quell'anno mettere insieme Arbasino e Missiroli mi sembrava divertente. L'argomento era bello: la gioventù lombarda del boom, insieme radical-chic però borghese-conservatrice. Era molto divertente, ma non bene strutturato, forse, e finì per costituire un divertimento per pochi intimi, quelli che leggevano Arbasino su "Il Giorno"» (Alfredo Bini). Con Stefania Sandrelli, Angel Aranda, Elena Borgo, Maria Monti.

 

ore 20.30 C'eravamo tanto amati di Ettore Scola (1974, 111')

«Dall'unità della Resistenza allo sfrangiarsi dei destini individuali, in una società tanto diversa dalle speranze di tutti, gli amici del film di Ettore Scola toccano con mano la corrosione degli ideali politici e l'estrema difficoltà dei rapporti umani. […] È un film rapsodico, lieve, graffiante, servito benissimo (anche grazie alle acrobazie di un ottimo truccatore) da un Manfredi sempre intonato, da un acre Gassman, dalla Sandrelli e da Satta Flores: un bravo attore che dai tempi di I basilischi aspettava un'altra occasione» (Kezich). «C'eravamo tanto amati è un film molto serio, che ha girato con successo nel mondo, un film di grande dignità, in cui ho fatto un altro dei pochi personaggi totalmente disinvolti e naturali, naturalistici diciamo, della mia carriera, con un buon risultato» (Gassman).

 

venerdì 31

Ornella Muti

ore 18.45 Il sole nella pelle di Giorgio Stegani (1971, 93')

Una giovanissima Ornella Muti interpreta la quindicenne Lisa, figlia di papà, che s'innamora del bello e prestante hippy Robert (Alessio Orano, divo mancato del cinema italiano). I due decidono di prendersi una vacanza, andando con una barca a vela verso Ponza. Ma i genitori di Lisa interpretano l'improvvisa scomparsa della figlia come un rapimento. Rintracciati dalla polizia, il giovane è accusato di sequestro e violenza. Interessante esempio di rappresentazione degli hippy in chiave pop da parte del cinema nostrano, Il sole nella pelle è un film assolutamente da recuperare, se non altro per l'interpretazione dei giovanissimi Muti e Orano e di Chris Avram, nella parte del padre geloso della figlia, e per l'estetica, una sorta di cupo melodramma psichedelico, con imprevedibili quanto inaspettati cambi di ritmo. Ideologicamente l'unico Fragole e sangue italiano, tutto dalla parte dei giovani ribelli.

 

ore 20.30 Storie di ordinaria follia di Marco Ferreri (1981, 98')

«Ferreri (con la collaborazione alla sceneggiatura di Sergio Amidei) insiste sul Bukowski della flânerie e della deriva metropolitana, sul poeta reietto tra i reietti. Non gli interessa il Bukowski satirico e fantastico […]. In Bukowski, ubriacone e poeta, Ferreri cerca, sì, dunque l'irriducibilità dell'arte alla vita borghese, ma più ancora - si direbbe - cerca quella comunanza di tutti i mortali in quanto mortali che solo un'arte radicale permette di scorgere, sottratta com'è al principio di prestazione. Bukowski è infatti l'uomo affrancato dalla schiavitù del lavoro, uno che non ha fretta, come gli dice Cass (Muti), la bellissima Cass, la prostituta autolesionista che ha l'abitudine d'infilarsi spilloni nella carne» (Genovese).