Fondo Andrea Crisanti

 

Il fondo, donato da Andrea Crisanti ad uso degli allievi del Corso di Scenografia ma anche per altri tipi di utenti, è costituito da preziosi materiali di documentazione iconografica, relativi in particolar modo all'arredamento, agli stili architettonici e alle location cinematografiche. In alcuni casi si tratta di materiale in formato digitale, ma sono anche presenti numerosi volumi contenenti fotografie di location utilizzate per il lavoro di documentazione. Una porzione del fondo è inoltre costituita da sceneggiature originali, alcune delle quali riferite ai film in cui Crisanti ha lavorato in qualità di scenografo.

Andrea Crisanti (1936-2012) - Scenografo, dopo gli iniziali studi classici presso il Liceo Tasso, prende la maturità artistica, rivelando fin da giovanissimo un grande talento per il disegno e la pittura, che consoliderà specializzandosi in scenografia presso l'Accademia di Belle Arti di Roma. Agli inizi degli anni '50 frequenta gli studi di Guido La Regina e Giovanni Consolazione ed espone le sue opere pittoriche in via Margutta e in diverse mostre collettive, partecipando nel 1958 alla Prima Rassegna di Arti Figurative di Roma e del Lazio, tenutasi presso il Palazzo delle Esposizioni. Appassionato anche di teatro e di cinema, negli stessi anni lavora come secondo assistente di Mario Garbuglia per il film "La grande guerra" (1959) di Mario Monicelli, dando avvio alla sua avventura cinematografica. Ben presto collabora infatti anche con Mario Chiari e Enzo Del Prato sui set di importanti produzioni e coproduzioni come "Gastone" (1960) di Mario Bonnard, "Jovanka e le altre" (1960) di Martin Ritt, "Fantasmi a Roma" (1961) di Antonio Pietrangeli, "La Bibbia" (1966) di John Huston. Sempre in quegli anni conosce lo scenografo Gianni Polidori, dal quale trarrà preziosi insegnamenti e col quale lavorerà assiduamente in qualità di assistente e art director poi per film come "Le quattro giornate di Napoli" (1962) di Nanni Loy, "Spara forte, più forte, non capisco" (1966) di Eduardo De Filippo, "L'avventuriero" (1967) di Terence Young. Nel 1962 lavora sul set di "Ieri, oggi e domani"  (1963) di Vittorio De Sica e nello stesso anno firma le scenografie per il film "Maciste all'inferno" di Riccardo Freda. Nel 1969 viene chiamato da Francesco Rosi a lavorare per "Uomini contro" (1970), opera che segna l'inizio di un fecondo sodalizio artistico tra i due, dal quale scaturirà un impegno ultraventennale, da "Il caso Mattei" (1972), "Lucky Luciano" (1973), "Cadaveri eccellenti" (1976) a "Cristo si è fermato a Eboli" (1979), Tre fratelli" (1981), fino a "Cronaca di una morte annunciata" (1987), "Dimenticare Palermo" (1990) e "La tregua" (1997). Dopo gli importanti lavori degli anni '70 con Rosi e Sergio Leone per "Giù la testa" (1971), gli anni '80 lo vedono al fianco di altri grandi maestri: da Marco Bellocchio per "Salto nel vuoto" (1980) e "Diavolo in corpo" (1986), da Damiano Damiani per "L'avvertimento" (1980) e da Michelangelo Antonioni per "Identificazione di una donna" (1982) ad Andrej Tarkovskij per "Nostalghia" (1983) e a Franco Zeffirelli per "Il giovane Toscanini" (1988). Ancora durante gli anni '90 prosegue la sua attività di scenografo cinematografico con numerosi interessanti film. Viene infatti chiamato da Giuseppe Tornatore per "Nuovo Cinema Paradiso (1988), che lo vorrà ancora per "Stanno tutti bene" (1990) e "Una pura formalità" (1994) - col quale ottiene il premio David di Donatello; successivamente sarà la volta di Gianni Amelio per "Il ladro di bambini" (1992), di Sergio Citti per "Vipera" (2001) e "Fratella e sorello" (2002), di Emidio Greco per "Il consiglio d'Egitto" (2002) per il quale viene premiato con il Nastro d'Argento, di Pasquale Squitieri per "L'avvocato De Gregorio" (2003). Gli anni più recenti lo vedranno infine collaborare con i registi Ferzan Ozpetek - "La finestra di fronte" (2003) e "Cuore Sacro" (2005), altro David di Donatello come miglior scenografo -, Michele Soavi - "Arrivederci amore, ciao!" (2005) e "Il sangue dei vinti" (uscita prevista: 2008) -, Paolo e Vittorio Taviani, "La masseria delle allodole" (2006) e Theo Angelopoulos "La polvere del tempo" (2008). Dal 1990 iniziò la sua attività di docente presso la Scuola Nazionale di Cinema del Centro Sperimentale di Cinematografia, prima per il corso di scenotecnica, successivamente per il corso di scenografia, dal 2009 ne divenne anche Preside fino al 2012.